"Saranno giorni di pioggie e inferno", gridava un matto alla finestra dell'ultimo piano. Il solo fatto che si sentisse così nitidamente potrebbe dare i brividi se soltanto si fosse ancora capaci di provare emozioni.
Troppo pieni di tragedie e ricchi di omicidi per accorgersi di ciò che accade attorno.
Tengo in tasca soltanto i colpi della pistola con la quale mi toglierò la vita. Sarei troppo tentato dall'usarla ogni qual volta mi si presentassero di fronte Ipocrisia e Moralità.
Qualsiasi faccia esse prendano in possesso.
Saranno roghi, fuochi e depurazioni.
Senza nessuna colpa l'indifferenza coglierà i ragazzini che girano con le mutande in vista e poco altro nella testa, se non il loro posto o la loro soddisfazione.
Attaccheremo ogni piazza, ogni angolo, affiggendo corde ai pali in attesa delle teste. La colpa non è di chi le sfrutta o paga per andarci, la colpa è loro che si mercificano ad ogni angolo.
"Saranno giorni di fiamme e dal cielo verrà giù il mare", sussurrava una vecchia isterica spingendo il suo carrello della spesa. Ogni supermercato preso d'assalto e le vetrine dei negozi in frantumi.
Niente e nessuno ad intervenire, l'attenzione spostata a controllare le diversità. Sia chi è uguale a noi ma diverso, sia chi è diverso da noi ma che, in fondo, poco importa tanto è uguale.
Cammino a vuoto per le strade uguali di città sempre più simili, solo il nome a scollegarle, attento a non incrociare lo sguardo dei supponenti, dei perfetti e dei belli. Temo di non reggere al loro odore.
Saltando da un luogo all'altro, demarcando gli angoli dei palazzi ancora in piede pisciandoci sopra, che si sappia chi è passato di lì, volenti o nolenti.
La nostra terra sarà intatta alle cattive colture, ai dislivelli di coscienza o alle migliorie, meglie tutti uguali che il saper distinguere l'amaro e il dolce, il saporito e l'insipido. Non è certo colpa mia se hai gusti diversi, hai scelto un colore scuroo e hai preferito cogliere l'illusione da un altro Dio.
Saranno giorni di giri a vuoto, lasciate la città voi che potete.
"...che la bandiera rossa torni ad essere uno straccio, sventolata dalle mani della povera gente..."
PierPaolo Pasolini
L'angolo adatto per nani, ballerine, cantanti, troie, alcolizzati e illusi. Ovviamente qui nulla è serio...se sei dei nostri...benvenuto, entra pure
mercoledì, aprile 30, 2008
lunedì, aprile 21, 2008
Fuori c'è tutto per ricominciare
Quasi per magia, l'avresti detto te?
Trovarsi a pochi centimetri dal centro stesso di un posto dove non ti senti di essere e stare lì.
Senza potersi permettere passi falsi e trovarsi invece a contare gli errori.
Forse l'essersi illusi di valere qualcosa può aver fatto male, sicuramente ha allontanato dai cancelli, dalle fabbriche e dalle proprie semplici illusioni. Che spesso fanno il pari con le uniche certezze che hai.
Poi non è comune l'esser normale e anche la malinconia è vista come malattia soggetta a domande, ma senza cure. Hai testato che non serve a nulla la stanchezza fisica, che nuotare gridando sott'acqua ti fa perdere lo stesso la voce e molto spesso il concetto non arriva dove vuoi farlo volare.
Hai detto no ad ogni svolta decisiva, ma di fronte alla sconfitta va ammesso il fallimento.
La dimissione non annienta la dismissione, il frantumarsi del tuo castello edificato a colpi di fatica e sudore non potrebbe che esser sgretolato dalla classe operaia e da quella polvere ricostruire un'idea.
Quasi per errore, l'hai mai ammesso te?
Di fronte a certe sconfitte devi certo credere di poterti rialzare, ma prima capire dalla tua autocritica dove e come correggerti.
Perchè le vittorie non nascono dall'alto e per essere felice non devi certo esser chiamato Dottore.
Magari lo vedi nei mezzi pubblici alle sei del mattino, nei volti di chi entra davanti a una fabbrica o in chi esce infreddolito da un call-center serale, dall'extracomunitario in coda al discount o nel senza tetto che aspetta il suo turno per un piatto caldo. Magari fuori dai palazzi che contano.
Forse servirebbe guardarsi dentro, senza ascoltare gli altri e per una volta prendere una decisione (si dice impopolare in questi casi?), che non deve per forza sempre portare a risultati nel breve tempo.
Magari non ne porta neppure nel lungo, ma si deve ricominciare dal basso...
Quasi per magia o quasi per errore, si è sempre un pò più belli quando si è sporchi e sudati.
Per lo meno, mi resta l'illusione che è quasi una certezza.
Trovarsi a pochi centimetri dal centro stesso di un posto dove non ti senti di essere e stare lì.
Senza potersi permettere passi falsi e trovarsi invece a contare gli errori.
Forse l'essersi illusi di valere qualcosa può aver fatto male, sicuramente ha allontanato dai cancelli, dalle fabbriche e dalle proprie semplici illusioni. Che spesso fanno il pari con le uniche certezze che hai.
Poi non è comune l'esser normale e anche la malinconia è vista come malattia soggetta a domande, ma senza cure. Hai testato che non serve a nulla la stanchezza fisica, che nuotare gridando sott'acqua ti fa perdere lo stesso la voce e molto spesso il concetto non arriva dove vuoi farlo volare.
Hai detto no ad ogni svolta decisiva, ma di fronte alla sconfitta va ammesso il fallimento.
La dimissione non annienta la dismissione, il frantumarsi del tuo castello edificato a colpi di fatica e sudore non potrebbe che esser sgretolato dalla classe operaia e da quella polvere ricostruire un'idea.
Quasi per errore, l'hai mai ammesso te?
Di fronte a certe sconfitte devi certo credere di poterti rialzare, ma prima capire dalla tua autocritica dove e come correggerti.
Perchè le vittorie non nascono dall'alto e per essere felice non devi certo esser chiamato Dottore.
Magari lo vedi nei mezzi pubblici alle sei del mattino, nei volti di chi entra davanti a una fabbrica o in chi esce infreddolito da un call-center serale, dall'extracomunitario in coda al discount o nel senza tetto che aspetta il suo turno per un piatto caldo. Magari fuori dai palazzi che contano.
Forse servirebbe guardarsi dentro, senza ascoltare gli altri e per una volta prendere una decisione (si dice impopolare in questi casi?), che non deve per forza sempre portare a risultati nel breve tempo.
Magari non ne porta neppure nel lungo, ma si deve ricominciare dal basso...
Quasi per magia o quasi per errore, si è sempre un pò più belli quando si è sporchi e sudati.
Per lo meno, mi resta l'illusione che è quasi una certezza.
lunedì, aprile 14, 2008
Il gentile susseguirsi delle primavere
Fate silenzio, il bambino sta dormendo.
E' tardi, è appena passata la mezzanotte e a quest'ora i piccoli dormono.
Soprattutto quando hanno passato un giorno intero a giocare, a emozionarsi e a credere di riuscire a scottarsi toccando il sole.
Fate silenzio ma state attenti, perchè la prossima volta che lo incrocerete, avrà compiuto tre anni, sarà più grande, più forte e più maturo.
Sarà più vicino alla sua morte.
Fate attenzione e siatene felice se volete, ma ora non svegliatelo, non sopporterebbe nessun frastuono.
Non sopporterebbe che nessuno spezzasse a metà i suoi sogni, sia che siano incubi sia che siano orge collettive. Forse ha già le idee fin troppo chiare.
Però saprebbe incazzarsi molto, non sopporta le moine ma neppure gli schiaffoni, credo l'abbia sempre dimostrato. Per cui...Fate piano...
Non verrà da voi a dirvelo con feste o messaggi, per cui dovrete accorgervene da soli, anche se ormai ve l'ho detto io. E' un pò più grande oggi. Non molto, non necessariamente sarà più maturo e per questo nemmeno più duro.
Semplicemente aggiunge un tassello temporale alla sua esistenza, si avvicina alla fine o semplicemente si allontana dall'inizio, soffiando sull'infinità di cose dette, dei silenzi che hanno trovato una forma, di paure che son riuscito a esprime e di un modo che forse mi ha avvicinato a più persone di quanto possa averlo fatto di persona.
Ora silenzio, è così bello quando dorme e appena apre gli occhi potrai dirgli ciò che vorrai. Ha già il carattere di chi se ne fotte del parere altrui, anche se lo ascolta sino all'ultima parola.
Cazzo...forse ci ha sentiti, si è mosso. E' già così figlio di puttana...non so da chi ha preso.
Ma ha sempre avuto il suo carattere, piaccia o no, sin dai primi passi.
Si prende il merito di saper essere malinconicamente fottuto suo malgrado, senza per questo chieder nulla e se a volte vi è sembrato vicino a voi, gli ha sempre fatto piacere ma se ne è anche fregato, perchè in fondo, cresce per sè...almeno fino al giorno in cui deciderà di eclissarsi dietro chissà quale orizzonte.
Allora facciamo silenzio, se poi vi capita di incrociarlo, potete anche fargli gli auguri.
E' tardi, è appena passata la mezzanotte e a quest'ora i piccoli dormono.
Soprattutto quando hanno passato un giorno intero a giocare, a emozionarsi e a credere di riuscire a scottarsi toccando il sole.
Fate silenzio ma state attenti, perchè la prossima volta che lo incrocerete, avrà compiuto tre anni, sarà più grande, più forte e più maturo.
Sarà più vicino alla sua morte.
Fate attenzione e siatene felice se volete, ma ora non svegliatelo, non sopporterebbe nessun frastuono.
Non sopporterebbe che nessuno spezzasse a metà i suoi sogni, sia che siano incubi sia che siano orge collettive. Forse ha già le idee fin troppo chiare.
Però saprebbe incazzarsi molto, non sopporta le moine ma neppure gli schiaffoni, credo l'abbia sempre dimostrato. Per cui...Fate piano...
Non verrà da voi a dirvelo con feste o messaggi, per cui dovrete accorgervene da soli, anche se ormai ve l'ho detto io. E' un pò più grande oggi. Non molto, non necessariamente sarà più maturo e per questo nemmeno più duro.
Semplicemente aggiunge un tassello temporale alla sua esistenza, si avvicina alla fine o semplicemente si allontana dall'inizio, soffiando sull'infinità di cose dette, dei silenzi che hanno trovato una forma, di paure che son riuscito a esprime e di un modo che forse mi ha avvicinato a più persone di quanto possa averlo fatto di persona.
Ora silenzio, è così bello quando dorme e appena apre gli occhi potrai dirgli ciò che vorrai. Ha già il carattere di chi se ne fotte del parere altrui, anche se lo ascolta sino all'ultima parola.
Cazzo...forse ci ha sentiti, si è mosso. E' già così figlio di puttana...non so da chi ha preso.
Ma ha sempre avuto il suo carattere, piaccia o no, sin dai primi passi.
Si prende il merito di saper essere malinconicamente fottuto suo malgrado, senza per questo chieder nulla e se a volte vi è sembrato vicino a voi, gli ha sempre fatto piacere ma se ne è anche fregato, perchè in fondo, cresce per sè...almeno fino al giorno in cui deciderà di eclissarsi dietro chissà quale orizzonte.
Allora facciamo silenzio, se poi vi capita di incrociarlo, potete anche fargli gli auguri.
venerdì, aprile 11, 2008
Quello che non c'è
Mi ci han fatto pensare ieri sera.
Per un allenamento finalmente insieme al Gruppo, dopo circa un mese e 1/2 di stop per un legamento non troppo legato. Ma basta non pensarci mi ripeto, pensando che l'indifferenza possa essere abbastanza spessa per non far trapassare il dolore.
In fondo è un modo per pensarci indifferentemente.
Mi basterebbe tornare in campo anche solo 5 minuti quest'anno, magari per festeggiare. Ormai sono numeri che mi rimbalzano vorticosamente per la testa...
4 partite, 360 minuti, 12 punti.
Poi chi si è visto si è visto.
Ho questa foto di pura gioia, è di un bambino con...la sua palla...è così che la vedrei, perchè niente è come correre senza problemi.
Senza quello che non c'è, che non puoi avere, che non puoi sapere.
Quello che ti rendi conto essere fondamentale, nel momento in cui viene meno.
Come quando la tua mano non trova più la sua o hai dimenticato le mutande e hai un buco nei pantaloni.
Certo, è sempre più facile guardare a ciò che non si ha come a un qualcosa di lucente, di colorato o di affascinante. Come se fosse sempre meglio quello che non c'è, come se la forza per alzarsi alla mattina venga proprio da quello.
Ma so che maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo sperando che ci sia...è quello che non c'è, per quello che non c'è.
Potevo anche dirlo ieri sera, la doccia piena d'acqua, il fango, la pioggia e quel desiderio di poter dire che in fondo, anche solo 5 minuti avrebbero un senso.
Sarebbero Il Senso, per me, ora.
12 punti, 4 partite, 360 minuti.
E' quello che (ancora) non c'è.
ps: nei prossimi giorni ci vediamo qui...un progetto grandissimo, avveneristico, forse da pazzi...qualcosa che non c'era ancora e per questo da seguire. Vi aspetto...
**con molta umiltà, direi la sigla ufficiale di questo angolo
Per un allenamento finalmente insieme al Gruppo, dopo circa un mese e 1/2 di stop per un legamento non troppo legato. Ma basta non pensarci mi ripeto, pensando che l'indifferenza possa essere abbastanza spessa per non far trapassare il dolore.
In fondo è un modo per pensarci indifferentemente.
Mi basterebbe tornare in campo anche solo 5 minuti quest'anno, magari per festeggiare. Ormai sono numeri che mi rimbalzano vorticosamente per la testa...
4 partite, 360 minuti, 12 punti.
Poi chi si è visto si è visto.
Ho questa foto di pura gioia, è di un bambino con...la sua palla...è così che la vedrei, perchè niente è come correre senza problemi.
Senza quello che non c'è, che non puoi avere, che non puoi sapere.
Quello che ti rendi conto essere fondamentale, nel momento in cui viene meno.
Come quando la tua mano non trova più la sua o hai dimenticato le mutande e hai un buco nei pantaloni.
Certo, è sempre più facile guardare a ciò che non si ha come a un qualcosa di lucente, di colorato o di affascinante. Come se fosse sempre meglio quello che non c'è, come se la forza per alzarsi alla mattina venga proprio da quello.
Ma so che maledico il modo in cui sono fatto, il mio modo di morire sano e salvo sperando che ci sia...è quello che non c'è, per quello che non c'è.
Potevo anche dirlo ieri sera, la doccia piena d'acqua, il fango, la pioggia e quel desiderio di poter dire che in fondo, anche solo 5 minuti avrebbero un senso.
Sarebbero Il Senso, per me, ora.
12 punti, 4 partite, 360 minuti.
E' quello che (ancora) non c'è.
ps: nei prossimi giorni ci vediamo qui...un progetto grandissimo, avveneristico, forse da pazzi...qualcosa che non c'era ancora e per questo da seguire. Vi aspetto...
**con molta umiltà, direi la sigla ufficiale di questo angolo
venerdì, aprile 04, 2008
La perfezione istiga la mia perversione
Sai che i fiori nascono e come le piante affondano le radici nella terra.
A volte umida, altre secca, ma che ti piaccia o no sempre di terra si tratta.
La concimi col tuo sterco o la bagni col tuo pianto, ti piaccia o meno, cresce.
Pulisce il tuo senso di colpa aver contribuito alla Natura. Ti piace.
Poi lo osservi sul tavolo. Colorato, spunta distorto dalla trasparenza del vaso.
Liquido vitale al suo interno, protegge la versione malvagia del petalo rosso.
Ti sembran tutti uguali, ma son diversi nel loro somigliarsi.
Non è neppure detto che la sua bellezza piaccia a tutti.
Ti piaccia o no, stronzetto viziato, la sua bellezza dura pochi giorni.
Cambi subito obiettivo quando ti si rompe in mano il petalo?
Io non riesco a scrivere perchè troppe volte mi son tagliato con le spine.
La mia maglia ha macchie di sangue. Il tuo è sperma?
E' appassito, la chiamano Natura, ma le sue radici stavan bene nella terra.
Sputare tra i denti in mancanza di altro, tra tette deformi e cosce depilate.
Tu offri sesso, offri dolore ma per esser pulita lo chiami amore.
Non mi capisci e poi ti stupisci se oltre al mio alcol, bestemmio gridando.
Lasciami il fiore appassito, lo farò seccare accanto alla finestra.
Lasci sul tavolo la scia di pura illusione, vicino al vaso con un nuovo fiore.
Lo fissi in trance come fosse amore, ricorda solo che non è in terra.
Illudi tutti, ti piaccia o meno, è solo un fiore che presto muore.
*ispirato in parte da un pezzo del nuovo libro di Jodorowsky e in parte dal nuovo singolo degli afterhours "è solo febbre". oltre alle solite vicende personali. per i puntualizzatori...
A volte umida, altre secca, ma che ti piaccia o no sempre di terra si tratta.
La concimi col tuo sterco o la bagni col tuo pianto, ti piaccia o meno, cresce.
Pulisce il tuo senso di colpa aver contribuito alla Natura. Ti piace.
Poi lo osservi sul tavolo. Colorato, spunta distorto dalla trasparenza del vaso.
Liquido vitale al suo interno, protegge la versione malvagia del petalo rosso.
Ti sembran tutti uguali, ma son diversi nel loro somigliarsi.
Non è neppure detto che la sua bellezza piaccia a tutti.
Ti piaccia o no, stronzetto viziato, la sua bellezza dura pochi giorni.
Cambi subito obiettivo quando ti si rompe in mano il petalo?
Io non riesco a scrivere perchè troppe volte mi son tagliato con le spine.
La mia maglia ha macchie di sangue. Il tuo è sperma?
E' appassito, la chiamano Natura, ma le sue radici stavan bene nella terra.
Sputare tra i denti in mancanza di altro, tra tette deformi e cosce depilate.
Tu offri sesso, offri dolore ma per esser pulita lo chiami amore.
Non mi capisci e poi ti stupisci se oltre al mio alcol, bestemmio gridando.
Lasciami il fiore appassito, lo farò seccare accanto alla finestra.
Lasci sul tavolo la scia di pura illusione, vicino al vaso con un nuovo fiore.
Lo fissi in trance come fosse amore, ricorda solo che non è in terra.
Illudi tutti, ti piaccia o meno, è solo un fiore che presto muore.
*ispirato in parte da un pezzo del nuovo libro di Jodorowsky e in parte dal nuovo singolo degli afterhours "è solo febbre". oltre alle solite vicende personali. per i puntualizzatori...
lunedì, marzo 31, 2008
Come l'"adesso" di qualche tempo fa
"Perchè siamo piccoli fintanto che non muoriamo" mi ha detto il vecchio all'angolo della strada, pochi passi prima dell'ingresso. "Allora io salto, salto gioco e rido, perchè finchè sarò piccolo e mi sorprenderò ancora per le stelle, la morte non mi prenderà".
Io lo guardo divertito ed entro nel locale, non ho mai creduto che fosse vero tutto ciò che mi vien detto, spesso neppure ascolto ciò che mi si dice. Ma i matti, quelli veri, li ho sempre rispettati.
Mi siedo al solito posto, per lo meno quello che era considerato il "solito posto".
Stanzina a lato del bancone con bagno annesso. Mi ricordo ancora che per due anni lo scarico è stato rotto, ma a noi andava bene anche così. In fondo se avessimo voluto un profumo da arbremagic, non saremmo mai entrati lì dentro.
Non avrei mai pensato che avrei potuto dire un giorno che sarei voluto tornare indietro a quelle sere.
Forse i diciottanni son passati e forse qualche sondaggio in tutti questi anni sarà pur riuscito ad ingabbiarci in qualche finta categoria.
Però quante sere avrei voluto schiacciare il tasto "pausa" e godermele ancora di più, anche un secondo solo, passato in silenzio a respirare l'atmosfera.
Quante volte hai visto cambiare posti, situazioni e persone, ma il ricordo torna sempre a un momento preso a caso tra i mille che ogni giorno rimbalzano tra le vene.
Ma guarda caso sono sempre quelli i momenti.
Se ti dicessi che i momenti più belli li ho passati in macchina a parlare dei testi di alcune canzoni o sotto a una doccia a dire quanto un campo fangoso e un pugno di bagnoschiuma riempissero la mia vita ci crederesti?
Se non avessi conosciuto tante ragazze non avrei mai potuto capire quali son state davvero speciali, ma non credo neppure che avrei potuto condividere tanti pensieri su cosa conta veramente.
Perchè i discorsi più profondi li ho fatti con chi non concede nulla alla superficialità se non la propria ironia.
Perchè a volte tornerei indietro a quella birra di troppo offerta perchè, cazzo, dovevo parlare o a quel kebab alle due di notte, senza fame, ma solo per spogliarsi dei propri dubbi.
A volte credo che quell'odore proveniente dal bagno mi abbia dato assuefazione, perchè anche se in certi posti non entro più, la sensazione che provo pensandoli non cambia mai.
Perchè le facce possono cambiare e gli arredamenti colorarsi, i capelli diradarsi e i sogni svanire col tempo, i "perchè" accavallarsi storti seguendo strane direzioni ma quante volte avrò pensato di tornare a quel momento in cui niente e nessuno mi voleva, in cui puzzavo troppo per restare all'aria aperta, ma stavo troppo bene a braccia aperte controvento e non pensare a nulla.
Sono uscito dal bar pieno di quelle immagini e il vecchio era ancora lì.
Stupito del fatto che ancora stesse saltando e ridendo, gli ho detto "Ancora qui? Non va a casa?". Lui mi ha detto "Bravo giovane, riesci ancora a stupirti di un povero vecchio. Sei sulla buona strada per restar bambino...". Saranno state le due birre di troppo ma mi sono messo anch'io a saltare, di fianco a lui.
Io lo guardo divertito ed entro nel locale, non ho mai creduto che fosse vero tutto ciò che mi vien detto, spesso neppure ascolto ciò che mi si dice. Ma i matti, quelli veri, li ho sempre rispettati.
Mi siedo al solito posto, per lo meno quello che era considerato il "solito posto".
Stanzina a lato del bancone con bagno annesso. Mi ricordo ancora che per due anni lo scarico è stato rotto, ma a noi andava bene anche così. In fondo se avessimo voluto un profumo da arbremagic, non saremmo mai entrati lì dentro.
Non avrei mai pensato che avrei potuto dire un giorno che sarei voluto tornare indietro a quelle sere.
Forse i diciottanni son passati e forse qualche sondaggio in tutti questi anni sarà pur riuscito ad ingabbiarci in qualche finta categoria.
Però quante sere avrei voluto schiacciare il tasto "pausa" e godermele ancora di più, anche un secondo solo, passato in silenzio a respirare l'atmosfera.
Quante volte hai visto cambiare posti, situazioni e persone, ma il ricordo torna sempre a un momento preso a caso tra i mille che ogni giorno rimbalzano tra le vene.
Ma guarda caso sono sempre quelli i momenti.
Se ti dicessi che i momenti più belli li ho passati in macchina a parlare dei testi di alcune canzoni o sotto a una doccia a dire quanto un campo fangoso e un pugno di bagnoschiuma riempissero la mia vita ci crederesti?
Se non avessi conosciuto tante ragazze non avrei mai potuto capire quali son state davvero speciali, ma non credo neppure che avrei potuto condividere tanti pensieri su cosa conta veramente.
Perchè i discorsi più profondi li ho fatti con chi non concede nulla alla superficialità se non la propria ironia.
Perchè a volte tornerei indietro a quella birra di troppo offerta perchè, cazzo, dovevo parlare o a quel kebab alle due di notte, senza fame, ma solo per spogliarsi dei propri dubbi.
A volte credo che quell'odore proveniente dal bagno mi abbia dato assuefazione, perchè anche se in certi posti non entro più, la sensazione che provo pensandoli non cambia mai.
Perchè le facce possono cambiare e gli arredamenti colorarsi, i capelli diradarsi e i sogni svanire col tempo, i "perchè" accavallarsi storti seguendo strane direzioni ma quante volte avrò pensato di tornare a quel momento in cui niente e nessuno mi voleva, in cui puzzavo troppo per restare all'aria aperta, ma stavo troppo bene a braccia aperte controvento e non pensare a nulla.
Sono uscito dal bar pieno di quelle immagini e il vecchio era ancora lì.
Stupito del fatto che ancora stesse saltando e ridendo, gli ho detto "Ancora qui? Non va a casa?". Lui mi ha detto "Bravo giovane, riesci ancora a stupirti di un povero vecchio. Sei sulla buona strada per restar bambino...". Saranno state le due birre di troppo ma mi sono messo anch'io a saltare, di fianco a lui.
domenica, marzo 23, 2008
andercostrakscion
Le strade di Milano sono secche e senza spunti cui attaccarsi per capire come gira questo punto sperso, che al battesimo han chiamato vita.
Passo passo, passo da una strada all'altra senza trovare un punto in cui fermarmi.
Inseguo tram lungo i binari per trovare compagnia e offro amari per scambiare due parole.
Ma non dovevi mettere la testa a posto nel 2008?
"Sì, lo vorrei, ma pensi che io stia bene a fare questa vita? Gli unici momenti in cui sto davvero con me stesso li passo al cesso e poi...poi...dimmi come riempio la mia giornata. Cosa faccio per me e come faccio a stare bene.
Se non ho il concreto, trovo gioia nel fittizio, in tutto ciò che è futile e luccica e mi da un sorriso. Anche uno solo e poi schizza via. Non ho niente di mio, che mi scaldi la giornata e allora rido e ci sguazzo dentro.
Sono triste? no. Sono malinconico? forse. Sono preoccupato? l'ultima volta che mi hai visto preoccupato la ricordi? impossibile, non c'eri ancora"
Perchè tutto scorre addosso più veloce dell'acqua.
Ci sono più risposte in una risposta non ricevuta, in un messaggio volato nel nulla, nel non sapere l'indirizzo del coraggio per poter dire le cose come stanno.
Adesso sono ore nel nulla. Che per nulla al Mondo vorrei riempire con altro.
Con un profumo, un pensiero, un gesto, un attimo...
Ma il mio nemico forse sono io stesso e allora prenderò me stesso e del nostro duello farò un'opera d'arte. Non avrà importanza se vincerò io o Lui, quel che importa è l'opera che ne nascerà.
Se Pennac usa un capro espiatorio per evidenziare le carenze del Mondo attuale. Che poi tanto attuale non è, ma come tutte le cose vere è sempre di moda.
Se Jodorowsky ci mette 300 pagine per dipingere il suo pensiero su una tela lunga millenni e colorate da personaggi finti con storie vere.
Se Calvino narra di un'Italia ormai sepolta da macerie e palazzoni ed anche ieri il sole era alto ma non faceva tanto caldo.
Allora per arrivare dove avevo detto, farò del mio duello un'opera, magari nei 5 minuti che passo con me al cesso alla mattina oppure da un percorso di autocritica.
Forse facendo a pezzi il palazzo riesco a ricavarmi un monolocale dove stare bene.
Nel frattempo mi avvalgo della facoltà di non rispondere e poi fatti i cazzi tuoi...
the SiKiTikis - "Rock'n Roll Contest"
Passo passo, passo da una strada all'altra senza trovare un punto in cui fermarmi.
Inseguo tram lungo i binari per trovare compagnia e offro amari per scambiare due parole.
Ma non dovevi mettere la testa a posto nel 2008?
"Sì, lo vorrei, ma pensi che io stia bene a fare questa vita? Gli unici momenti in cui sto davvero con me stesso li passo al cesso e poi...poi...dimmi come riempio la mia giornata. Cosa faccio per me e come faccio a stare bene.
Se non ho il concreto, trovo gioia nel fittizio, in tutto ciò che è futile e luccica e mi da un sorriso. Anche uno solo e poi schizza via. Non ho niente di mio, che mi scaldi la giornata e allora rido e ci sguazzo dentro.
Sono triste? no. Sono malinconico? forse. Sono preoccupato? l'ultima volta che mi hai visto preoccupato la ricordi? impossibile, non c'eri ancora"
Perchè tutto scorre addosso più veloce dell'acqua.
Ci sono più risposte in una risposta non ricevuta, in un messaggio volato nel nulla, nel non sapere l'indirizzo del coraggio per poter dire le cose come stanno.
Adesso sono ore nel nulla. Che per nulla al Mondo vorrei riempire con altro.
Con un profumo, un pensiero, un gesto, un attimo...
Ma il mio nemico forse sono io stesso e allora prenderò me stesso e del nostro duello farò un'opera d'arte. Non avrà importanza se vincerò io o Lui, quel che importa è l'opera che ne nascerà.
Se Pennac usa un capro espiatorio per evidenziare le carenze del Mondo attuale. Che poi tanto attuale non è, ma come tutte le cose vere è sempre di moda.
Se Jodorowsky ci mette 300 pagine per dipingere il suo pensiero su una tela lunga millenni e colorate da personaggi finti con storie vere.
Se Calvino narra di un'Italia ormai sepolta da macerie e palazzoni ed anche ieri il sole era alto ma non faceva tanto caldo.
Allora per arrivare dove avevo detto, farò del mio duello un'opera, magari nei 5 minuti che passo con me al cesso alla mattina oppure da un percorso di autocritica.
Forse facendo a pezzi il palazzo riesco a ricavarmi un monolocale dove stare bene.
Nel frattempo mi avvalgo della facoltà di non rispondere e poi fatti i cazzi tuoi...
the SiKiTikis - "Rock'n Roll Contest"
mercoledì, marzo 19, 2008
che la favola continui
evito tutti i miei movimenti immaginando che saranno altri a farne di simili.
passerò pomeriggi inutili a pensare a cosa fare, magari seduto altrimenti in piedi, anche soltanto su un piede.
ma lascia che la favola vada avanti, magari lasciando una pagina bianca alla fine, dove scrivere quello che hai voglia di sentirti dire.
quello che ho voglia di dirti ma non riesco a gridarlo anche se lo vorrei.
una pagina bianca dove la parola amore non sia banale e il bianco e il nero siano solo la divisione tra il reale e il sogno.
fisso i movimenti al minimo sforzo, incagliando contro ogni minimo ostacolo.
ho paura a fare un passo avanti e ogni due ne faccio uno indietro. loro hanno paura che salti e cambi direzione, dicono non sia in grado di sopportarlo e dicono in giro abbia un brutto carattere. dicono.
muovo le carte sul tavolo, noto che la regina di cuori si è impiccata ad un angolo con una corda, ma il suo volto ha uno strano ghigno di soddisfazione nel manifestare la morte.
pare fosse innamorata di un fante che non è mai giunto alla sua porta.
la dea fortuna si è impossessata di unl cavallo lasciato incustodito da un fante e sta correndo via, lontana, schernendo l'innamorato senza amore.
con un movimento rapido butto le carte nel fuoco acceso, bruci tutto il castello non mi importa più niente, ormai. eviterei lo stesso di scappare, non sia mai mi provochi strani danni.
a modo mio piangerò, sicuramente dentro me, perchè è da quella panchina di tre anni fa che non mi riesce. forse troppo ingenuo e fiacco, forse troppo arido, forse lo farei davvero se non mi ritenessi inutile.
ma come una farfalla che continua a volare nonostante il vento, come un pesce che cerca spazi inesplorati in una pozza, non esiterò a provarci ancora, perchè ogni difficoltà va presa come crescita personale e non come ostacolo da non superare.
limito il movimento, passo felpato e sguardo fisso, muovo rapido il pensiero disponendo in verticale le parole, una sopra l'altra, riesco meglio a tenerle nello stesso sguardo.
attendo che tutto mi sbatta addosso con violenza, tagli e sangue, baci e carezze. nessuna differenza.
la decisione arriva da dentro e dalla voglia di esserci. tutte le altre parole girano nel vento come origami legati a un palloncino.
la prossima volta piangerò per una gioia estrema o per un estremo dolore.
ma non mi fermo, stai pur certo che non lo farò. non ho la minima intenzione di farlo.
passerò pomeriggi inutili a pensare a cosa fare, magari seduto altrimenti in piedi, anche soltanto su un piede.
ma lascia che la favola vada avanti, magari lasciando una pagina bianca alla fine, dove scrivere quello che hai voglia di sentirti dire.
quello che ho voglia di dirti ma non riesco a gridarlo anche se lo vorrei.
una pagina bianca dove la parola amore non sia banale e il bianco e il nero siano solo la divisione tra il reale e il sogno.
fisso i movimenti al minimo sforzo, incagliando contro ogni minimo ostacolo.
ho paura a fare un passo avanti e ogni due ne faccio uno indietro. loro hanno paura che salti e cambi direzione, dicono non sia in grado di sopportarlo e dicono in giro abbia un brutto carattere. dicono.
muovo le carte sul tavolo, noto che la regina di cuori si è impiccata ad un angolo con una corda, ma il suo volto ha uno strano ghigno di soddisfazione nel manifestare la morte.
pare fosse innamorata di un fante che non è mai giunto alla sua porta.
la dea fortuna si è impossessata di unl cavallo lasciato incustodito da un fante e sta correndo via, lontana, schernendo l'innamorato senza amore.
con un movimento rapido butto le carte nel fuoco acceso, bruci tutto il castello non mi importa più niente, ormai. eviterei lo stesso di scappare, non sia mai mi provochi strani danni.
a modo mio piangerò, sicuramente dentro me, perchè è da quella panchina di tre anni fa che non mi riesce. forse troppo ingenuo e fiacco, forse troppo arido, forse lo farei davvero se non mi ritenessi inutile.
ma come una farfalla che continua a volare nonostante il vento, come un pesce che cerca spazi inesplorati in una pozza, non esiterò a provarci ancora, perchè ogni difficoltà va presa come crescita personale e non come ostacolo da non superare.
limito il movimento, passo felpato e sguardo fisso, muovo rapido il pensiero disponendo in verticale le parole, una sopra l'altra, riesco meglio a tenerle nello stesso sguardo.
attendo che tutto mi sbatta addosso con violenza, tagli e sangue, baci e carezze. nessuna differenza.
la decisione arriva da dentro e dalla voglia di esserci. tutte le altre parole girano nel vento come origami legati a un palloncino.
la prossima volta piangerò per una gioia estrema o per un estremo dolore.
ma non mi fermo, stai pur certo che non lo farò. non ho la minima intenzione di farlo.
lunedì, marzo 17, 2008
Quattro punti per centinaia di vite
Per una volta andare oltre le stupide parole di un qualcuno preso a caso e pagato il solo prezzo dei 5 minuti che dedichi a un suo post.
Poi vedi una marcia, tante voci, ma così forte che anche se fosse solo una, avrebbe il peso e l'importanza di essere ascoltata.
Perchè in italia (lo scrivo appositamente minuscolo) troppe volte si dimentica e come qualcuno al Governo qualche anno fa sottolineava, con certe cose si deve imparare a convivere.
Poco importa se quel qualcuno era il Ministro di Grazia e Giustizia, Castelli, e quel qualcosa era la mafia.
Allora non aggiungo nulla a quella voce e a quella marcia, già abbastanza forte, come un mare di sogni in piena, come tutte le illusioni di libertà...
Solo 4 punti per fissare una storia.
. . . .
Solo 4 punti, piccoli, con dietro grandi verità e altri centinaia di punti.
**un benvenuto sincero al piccolo Andrea, ora a Muggiano siamo uno in più
Poi vedi una marcia, tante voci, ma così forte che anche se fosse solo una, avrebbe il peso e l'importanza di essere ascoltata.
Perchè in italia (lo scrivo appositamente minuscolo) troppe volte si dimentica e come qualcuno al Governo qualche anno fa sottolineava, con certe cose si deve imparare a convivere.
Poco importa se quel qualcuno era il Ministro di Grazia e Giustizia, Castelli, e quel qualcosa era la mafia.
Allora non aggiungo nulla a quella voce e a quella marcia, già abbastanza forte, come un mare di sogni in piena, come tutte le illusioni di libertà...
Solo 4 punti per fissare una storia.
. . . .
Solo 4 punti, piccoli, con dietro grandi verità e altri centinaia di punti.
**un benvenuto sincero al piccolo Andrea, ora a Muggiano siamo uno in più
venerdì, marzo 14, 2008
Sarà la primavera a ridare gli occhi alla speranza
Alle prime luci del mattino tendo a perdere completamente il senso dell'orientamento. Lo sguardo è sfuocato, a metà tra la luce del bagno e il bagliore del frigorifero aperto. Soltanto un passo più in là, l'aroma inconfondibile del primo vizio quotidiano. Il caffè.
In testa suono sempre il classico "ma chi me lo fa fare?".
La risposta classica è "la vita". Non intesa come rassegnazione, ma come voglia di non perdersi neppure un secondo dell'interminabile primavera di sensazioni. Al sonno dedicheremo spazi adeguati in momenti consoni. La vecchiaia e la morte, eventi collegati ma non necessariamente che tuttora vedo più o meno lontane. Anche se raggiungibili e a modo loro godibili.
Al caffè segue sempre lo sguardo distratto ai tanti e soliti discorsi confusi su politica e soldi. Oramai il triste autunno che ci porta a un freddo inverno, che congelerà i nostri sogni di gloria.
Non capisco come collegare i discorsi che sento con i dolori di stomaco e troppo spesso confino queste ansie nelle birra della sera prima. Ultimo vizio prima del sogno finale.
Ripercorrendo poi la giornata al contrario ripasso a memoria le madonne invocate a vuoto, le mancanze di certezze, la precarietà del lavoro.
E non ci avevo pensato.
Ritrovo me stesso e la mia voglia mattutina soltanto con gli amici. Con i nostri discorsi, le nostre speranze, la voglia di indipendenza. Casa propria e champagne. Stipendio basso e birra del discount.
Ancora non mi era venuto in mente.
I tempi che si ripetono e mi torna in mente la primavera dei giovani. Erano gli anni 60 e 70, era il rock con le sue forme nuove, Beatles, Rolling, Hendrix, Doors, era Woodstock e la Francia del 68. Erano le rivolte operaie di chi era oppresso dal padrone, di chi voleva ciò che gli spettava e lottava per questo.
Erano anni in cui si lottava l'ipocrisia, senza assecondarla. Anni in cui si parlava di amore e rispetto, si faceva l'amore libero e senza paura di fantasmi a quattro lettere. Lsd e non Aids.
Eran lotte operaie al fianco di proteste studentesche. Non era televisione omologata che propone ciò che vuole e ti fa pensare soltanto al tuo orticello, schifato dal resto.
Spero che tutto ciò che accade attorno ci riporti alla primavera dei sensi.
Alla voglia di amore e rispetto, per se e gli altri. Senza pensare ai soldi, ma al bene, alla ricerca di quella felicità che non deve essere un optional.
Riportiamoci in piazza e diciamo che non possiamo vivere nel precariato, nello scontro a-politico, nell'ignoranza in cui ci mettono. Facciamo sbocciare le nostre idee, magari poche, ma diamole in pasto agli altri, confrontiamoci. E poi parliamo, scriviamo, leggiamo.
Amiamo e ancora litighiamo, lottiamo. Il tutto con uno scopo, un'auto-critica e la voglia di crescere.
Una nuova fottuta e dissacrante primavera, senza Santi in paradiso ma tante teste sulla terra.
Nuovi occhi e nuove voglie.
Ma ancora non ci avevo pensato.
Dovrei scoparmi una milionaria e tutto sarebbe a posto. Grazie, non ci avevo mai pensato prima.
In testa suono sempre il classico "ma chi me lo fa fare?".
La risposta classica è "la vita". Non intesa come rassegnazione, ma come voglia di non perdersi neppure un secondo dell'interminabile primavera di sensazioni. Al sonno dedicheremo spazi adeguati in momenti consoni. La vecchiaia e la morte, eventi collegati ma non necessariamente che tuttora vedo più o meno lontane. Anche se raggiungibili e a modo loro godibili.
Al caffè segue sempre lo sguardo distratto ai tanti e soliti discorsi confusi su politica e soldi. Oramai il triste autunno che ci porta a un freddo inverno, che congelerà i nostri sogni di gloria.
Non capisco come collegare i discorsi che sento con i dolori di stomaco e troppo spesso confino queste ansie nelle birra della sera prima. Ultimo vizio prima del sogno finale.
Ripercorrendo poi la giornata al contrario ripasso a memoria le madonne invocate a vuoto, le mancanze di certezze, la precarietà del lavoro.
E non ci avevo pensato.
Ritrovo me stesso e la mia voglia mattutina soltanto con gli amici. Con i nostri discorsi, le nostre speranze, la voglia di indipendenza. Casa propria e champagne. Stipendio basso e birra del discount.
Ancora non mi era venuto in mente.
I tempi che si ripetono e mi torna in mente la primavera dei giovani. Erano gli anni 60 e 70, era il rock con le sue forme nuove, Beatles, Rolling, Hendrix, Doors, era Woodstock e la Francia del 68. Erano le rivolte operaie di chi era oppresso dal padrone, di chi voleva ciò che gli spettava e lottava per questo.
Erano anni in cui si lottava l'ipocrisia, senza assecondarla. Anni in cui si parlava di amore e rispetto, si faceva l'amore libero e senza paura di fantasmi a quattro lettere. Lsd e non Aids.
Eran lotte operaie al fianco di proteste studentesche. Non era televisione omologata che propone ciò che vuole e ti fa pensare soltanto al tuo orticello, schifato dal resto.
Spero che tutto ciò che accade attorno ci riporti alla primavera dei sensi.
Alla voglia di amore e rispetto, per se e gli altri. Senza pensare ai soldi, ma al bene, alla ricerca di quella felicità che non deve essere un optional.
Riportiamoci in piazza e diciamo che non possiamo vivere nel precariato, nello scontro a-politico, nell'ignoranza in cui ci mettono. Facciamo sbocciare le nostre idee, magari poche, ma diamole in pasto agli altri, confrontiamoci. E poi parliamo, scriviamo, leggiamo.
Amiamo e ancora litighiamo, lottiamo. Il tutto con uno scopo, un'auto-critica e la voglia di crescere.
Una nuova fottuta e dissacrante primavera, senza Santi in paradiso ma tante teste sulla terra.
Nuovi occhi e nuove voglie.
Ma ancora non ci avevo pensato.
Dovrei scoparmi una milionaria e tutto sarebbe a posto. Grazie, non ci avevo mai pensato prima.
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