venerdì, maggio 08, 2009

..........

venerdì, marzo 20, 2009

Guardando lo scontrino

Raggruppo gente che abbia spalle grosse, è giunto il momento di giocare a viso scoperto.
A chi mi dice che arriva il momento di giocare sorrido amaro per il vizio di non mandare mai a cagare.
Han proprio detto bene quelli che dicono sia giunto il momento di scacciare i fantasmi.
Anche il più inutile dei peluche aveva incubi quando lo stringevi forte, pensando che insieme sareste stati imbattibili.
Benpensando ai giusti giudizi, spazzando via anche paure di morte.
Perchè ci insegnano come è giusto vivere, che è giusto farlo bene.
Perchè i crimini hanno solo peso se hanno nazione e un colore da distinguere controluce.
Occuparsi di vecchi delitti anzichè risolvere i nuovi problemi, accorgersi di non avere più i propri nonni.
Così ho capito che anche le parole hanno un peso pari a zero se le prendi una ad una.
Ricordo ancora quell'ultimo discorso, parlando di un bar dicevo di volergli bene.
Lo ringraziavo per ciò che sarei stato, forse, in futuro.

Saliremo un giorno, ma questo lo spero più che crederlo veramente,
sino all'interruttore che regge tutta l'energia.
Anche perchè poi c'è chi ci vuole insegnare il diritto di vivere, pur non potendo. Vegetando per il solo
finto credo di chi anela discorsi a favore del diffondersi dell'Aids.
Passo passo saliremo. Saliremo per poi precipitare tra vortici di pensieri.
E' da quando sono piccolo che mi piacerebbe essere nel novero dei benpensanti, di quelli che sanno dove sta il giusto, che Dio ce la mandi buona e fai un sorriso alla maestra.
Di quelli che ogni cosa che dicono appaiono sempre belli e senza rimorsi.
Cazzo...se penso a tutte le stronzate che ho fatto e che ancora voglio fare...

Io vedevo perversione dietro alle sgridate dei miei insegnanti, trasformando in filastrocche quelle pallose giornate di scuola. I miei compagni leccaculo non li ho mai sopportati.
Poi ho visto gente cui volevo bene stare male.
Intubati, straziati, corrosi dal male. E se penso a quanto nulle siano state quelle parole, vorrei dire a chi ci crede, che le parole fanno molto meno male della spada.
Basta prenderle una ad una.
Anche se parlando di un bar dicevo soltanto "non andartene".
Anche se non potevo pretendere che per il mio sollazzo coincidesse con suo vegetare.
Ed ho sperato che morissero, non perchè mi creda Dio, ma nemmeno perchè creda in Dio.
Perchè c'è vita solo se c'è passione, calore, amore, ragione e movimento.
Non posso sentire parole, filosofie e beipensieri in questo.

Ma il belpensiero non porta mai differenze.
Tutto nero ciò che è nero e tutto bianco ciò che mio.
Sempre troppo giusto farsi vedere belli anche nella lista della spes, quando se non puoi essere allora quantomeno devi apparire. E "farti" apparire.
Però io ho il vizio di non mandare a cagare. Ascoltare e rispondere.
Tutto bello. Ma a volte non ce la faccio, non mi trovo, non capisco.

Vorrei essere altrove e commentare il belpensiero con pochi sorrissini distaccati.
Immacolati. Fare della circostanza emanata da quel sorriso un costante fanculo intercalato
da sorsate di non senso.
Poche parole che non servono a un cazzo. Basta staccarle l'una dall'altra, prenderle singolarmente fuori dalla forza del branco. Senza dargli il peso del discorso.
Perchè le storie non finiscono mai davvero, ma bisognerebbe avere un buon sceneggiatore per scegliere il tempo giusto per cancellarne i cattivi ricordi.
E comunque io, più di quel discorso sul bar, non sarei riuscito a fare...

mercoledì, gennaio 14, 2009

Tema: la guerra fatta in casa

Non c’è svolgimento migliore per descrivere il tema.
Non ci sono parole che la spieghino perché parole non ci devono essere. Al massimo possono essere pensieri bloccati o ordini gridati, ma mai nessuna parola scritta che non suoni, controsenso, come una resa.
La vera resa è calcolata in rovine e la rovina di molte persone si concretizza in poche lettere.
Queste.
Che concretamente portano a un vincitore e un vinto, come il più banale gioco da bambini.
Una comparsata di marionette, di soldatini di metallo colorati a mano.
Ma non sono solo mani e gambe, teste e braccia, a saltare e a volare. Sono anche le parole non dette e i discorsi non fatti. Tutto in aria, come un fuoco d'artificio sparata per una festa pagana.
Sono bombe e ignoranza, bestemmie e santoni cui ci si affida inutilmente vista la loro inesistenza accertata nel Mondo degli onesti. Nella finzione hanno lo stesso potere immaginifico di DisneyLand, con la variante di provocare guerre.
La parola ultima a un discorso tanto inutile quanto finale.
Vertigine.
Un insensato senso di vertigine che rigira i miei pensieri come le parole dei tanti che intervengono dai secoli dei secoli.
Amen.
La chiosa inutile a tanto dolore. Le Chiese partecipi a tanto orrore.
Non finiranno mai gli inverni, così come le guerre, ma aumenterà sicuramente il freddo e l’ignoranza.
Dall’alto di balconi o dietro grandi scrivanie, con scettri o grossi cappelli in testa, con o senza il minimo motivo se non dato dal Dio, chiamalo denaro o chiamalo maiale, fai il tuo gioco.
Nemmeno la colomba bianca scomoda più la propria icona per parlare, buttando al vento le proprie parole.
Perché di questo non si parla. Non ha parole se non nel contorno.
Solo un suono nullo, il silenzio muto che si arrotonda a colpi di mortaio sino a diventare morto.
In tutto questo la cosa più facile è inorridire, di fronte a questo la cosa migliore è stare zitti e voltarsi.
Fidati.
Fidati di me e di tutti quelli che ti dicono che la soluzione è vicina, sinchè non scoppierà la prossima guerra e quella dopo e poi, come d’incanto un’altra ancora.
Perché la pace non esiste o perlomeno c’è sinchè non sopraggiunge la guerra.
Un po’ come vita con la morte.
Fidati, anzi, non farlo.

mercoledì, gennaio 07, 2009

Odio la neve

Se non fossero altro che le nuvole ormai troppo stanche di stare in cielo?
Non lo so, ma odio la neve.

Non sarà certo Lei a coprire quello che non va e vorresti non vedere.
E' la sola stupida illusione che regala il tuo Dio per il tuo bel pensare.
Tutto bianco, il cielo è sempre chiaro e i rumori sono cancellati.
Un mare di ovatta e un acquario di cose inventate, dove anche la merda viene coperta e persino un sacco dell'immondizia sembra una bianca e pura creatura.
Preferisco guardare la melma marrone che lascian le macchine passando e squalgliandoLa, proprio dove si era posata e aveva lasciato la sensazione del candore che non c'è.

Forse è la spolverata di zucchero sulla creaturine di marzapane che lo animano?
può anche darsi sia così, ma le rende indigeste.

Non voglio fare il solito discorso malinconico sulle cose cancellate e i momenti andati. Tantomeno mi preme la retorica del dover sempre guardare al peggio. No, non ne ho tempo.
Mi piace solo constatare che basta poco a far sembrare bello quello che non lo è, a dimenticare qualcosa e a far perdere le tracce persino alle passioni.
Trasformando tutto in oro oppure in gelatina bianca, si trasformano anche le coscienze alle persone.
Metti in bianco i missili lanciati in segno di Pace, il fascino del potere, il sangue che scorre tutti i giorni per il Dio denaro.
Anche un discorso sull'amore diverso tra chi ha lo stesso sesso acquista fascino e Giustizia per tenti, se pronunciato in bianco. Perchè tutto viene coperto.

Non è forse meglio mettere un velo sopra la sporcizia per pulire ogni cosa?
E' forse più veloce, ma meno igienico. Lo so perfino io.

Ma in fondo, se al mulo devi dar lo zuccherino per tenerlo buono e farlo sgobbare, copriamo il tutto con la neve e niente per colmare le mancanze che viviamo.
Più veloce di una sbronza, anche se molto meno incisiva.
Lasciamo che ne cada ancora un pò, in fondo è bella da vedere, allieta i nostri occhi e non è colpa sua se è chiamata al duro compito di coprire quello che c'è, nella speranza di ciò che manca.


Sono fatto per il clima caldo, dove tutto ciò che c'è si vede alla luce del sole.
Anche se purtroppo sparisce di notte.

giovedì, dicembre 11, 2008

Esto no es desaparecido

Sono troppi giorni in cui passo troppo tempo a pensare da quanto tempo non scrivo.
Troppo.
Ma il problema, oltre a non avere nulla da aggiungere, sta nel fatto di non avere tempo.
Ne passo troppo a pensare.

In questi momenti credo sia sempre meglio non aggiungere parole vane, senza dover aggiungere un senso a ciò che già esiste.
Ma a volte parole "a caso" possono essere usate per far tornare in mente cose passate, fatti andati, avvenimenti che a volte è meglio lasciare sotto strati di indifferenza.
La voglia di scrivere due righe, di mettere qualche parola in fila, mi è stata data da un libro che sto leggendo, sensazioni date dalle prime cento pagine.
Si chiama "le Irregolari" di Massimo Carlotto edito da e/o.
La storia ripercorre quello che tutti conosciamo, spero, raccontando come un'intera generazione può essere distrutta dalla potenza di chi può nascondere la verità.
Se fortunatamente tutti sappiamo cos'è l'Olocausto e le sue conseguenze, se tutti abbiamo coscienza di cosa l'odio, l'ignoranza e la vigliaccheria unite ai soldi e alla Chiesa sono stati in grado di fare nel nostro Continente, forse qualcuno in meno conosce cosa è successo in Argentina tra il '76 e l'84.
Intere generazioni distrutte dal sospetto e dall'intolleranza, strappate alla vita con violenza, nel silenzio più totale. Leggevo e pensavo, pensavo e quelle parole non potevano fare altro che far salire in me la rabbia per ciò che leggevo.
Un circolo vizioso che solo l'impotenza di certi fatti realmente accaduti riesce a darTi.
Leggere e sapere, cose già in parte conosciute ma che fanno male ogni volta che le leggi.
Leggere e incazzarsi, ritenendosi comunque fortunato di essere in un Mondo non perfetto in un momento che vorresti cambiare. Avere 27 anni in Argentina nel '77 voleva dire rischiare la vita. Voleva dire sparire, essere rapito, essere torturato nei modi meno umani e non tornare più.
Soltanto per essere contro, per essere diverso dai cani del potere.
Avere 27 in quel periodo significa essere mio padre ora e allora il pensiero non può che correre alle migliaia di bambini rapiti o portati via a genitori poi uccisi. A donne rapite, tenute in vita solo per partorire e venderne la prole per poi ucciderle con due colpi di fucile.
Uno al viso per togliere l'identità e uno al ventre per togliere i segni della gravidanza.
Penso anche a quei ragazzi rapiti, a giovani tolti a genitori col solo peccato di essere sognatori e cresciuti poi da figli di puttana assassini e servitori della dittatura. Costretti a chiamarli genitori, senza sapere che sono gli assassini dei propri genitori.
In tutto questo uno Stato Democratico che ancora fa di tutto per mascherare ed una Chiesa che ha sempre appoggiato la dittatura al punto da esserne fiancheggiatrice e fedele compagna.
Per fare in modo che tutto non finisca in semplici foto mostrate in lunghe marce di protesta, le storie, i racconti e libri come questo, di chi sa cosa vuol dire la lotta e l'ideale.
In tutto ciò la lotta di madri e nonne che vogliono solo giustizia e il corpo di tanti N.N. cui dare riposo.

Per tutto questo e forse perchè da qui non si può far niente, senza aggiungere nulla se non il consiglio di leggere questo libro. Credo sia sempre meglio raccontarci queste storie, anzichè dimenticarLe e vomitare nel proprio bagno.

giovedì, novembre 13, 2008

Dal tramonto all'alba

Giudicare il concetto di ciò che vogliamo.
Tempo andato, tempo perso, purtroppo a volte tempo dato e non ricevuto.
Perchè ci pensi e schiacci invio e ti ci incazzi e pigi la barra per lo spazio.
Tutto quello che può sembrare vero assume le celle del tuo fottuto excel che hai davanti e pensi che allora "è proprio vero, la vita è fatta per piccole porzioni di qualcosa."
Non esiste tempo per se stessi, se non lo spazio convenzionale in cui l'aria è vita, il cibo è forza e la mente...diventa automatismo.
Giorno dopo giorno, quello che prima era tempo libero diventa ossigeno per far le proprie cose, e rubi spazio al sole e mangi tempo al sonno; avere un quarto d'ora per cagare è l'appropriazione dei Diritti.
Quelli con la D maiuscola, quelli che dei concederti per sentirti bene.
Magari stai bene lo stesso, magari sei fiero di te. Magari eri un fottuto dandy narcisista che ora colleziona solo giramenti di coglioni, delusioni e poco altro.
Magari o forse è così.
Magari se non fosse per un'unica luce nel tuo presente saresti appeso alla bottiglia della delusione.
Non è neppure mancanza di impegno, perchè è inversamente proporzionale a ciò che ottieni.
Sono tramonti, è vero.
Arriva alla fine di una giornata di sole e non serve essere saggi per capire che al tramonto seguirà una nuova alba.

venerdì, ottobre 17, 2008

...e che buio sia...

Tolse il buio dalla propria visuale.
La cosa lo fece ridere non soltanto per la scoperta della luce, ma anche perchè finalmente la parola "colore" aveva un senso. Come "suono", come "rumore".
Adesso sarebbe diventato l'esatto contrario di "dolore". Quasi come "gioia".
Adesso la sua mania per la libidine trovava complicità nel darle una tonalità, anche se perdeva il senso di astrazione che aveva prima.
Ma non fu soltanto un bene.
Perchè oltre al colore, si materializzò il "caos" e credette di aver capito cosa fosse il "dolore", ma quella sensazione durò pochi istanti. Si mise ad inventare storielle che lo distraessero dalla realtà, chiudeva gli occhi in continuazione per vedere sempre cose nuove...ma niente.
Chiusi, aperti, chiusi, aperti.
Ripetè il gioco più volte, ma nulla.
Allora iniziò a gridare cercando zone d'ombra, correva all'impazzata gridando, ma niente, nemmeno l'ombra, dava ai suoi occhi la giusta tranquillità.
Perse completamente la voce rendendosi conto di non aver detto nulla, allora strabuzzò gli occhi sempre più cercando di notare qualcosa o qualcuno di conosciuto, ma si ricordò presto che niente era uguale, coi colori della realtà. Era la sua città quella? Davvero non aveva mai visto niente di tutto ciò prima? Come era possibile non se ne fosse mai reso conto?
Eppure tutti gli raccontavano storie diverse, le radio e le televisioni che spesso riusciva a sentire non parlavano di questo.
Ma così il "vero" era questo.
Pianse, uscirono lacrime come prima di allora dai suoi occhi e si sentì stupido per aver voluto sapere, per aver desiderato così ardentemente qualcosa ed esserne rimasto deluso.
Passarono i giorni e cercò di abituarsi a certi colori, certe facce, addirittura a certi atteggiamenti e comportamenti. Si convinse che la notte era il suo Mondo, ma anche e più fermamente che il Mondo non faceva per lui.
Due passi indietro e sarebbe caduto nell'oblio, ma quel passo in avanti gli ha dato tristezza, la tristezza che solo i colori della realtà sanno dare.
Rimpianse il buio al punto da tornarci ed ora è dietro un monitor a leggere la sua malinconia.

Dopo il punto, riaccenderà la luce.

venerdì, settembre 26, 2008

Spari in salvo

Nelle favole che mi raccontavano da piccolo, c'era sempre un Re che chiedeva alla sua serva di raccontargli una storia. Questa iniziava dicendo che c'era a sua volta un Sultano che chiedeva ad una serva un storia.
Non ho mai avuto fiabe con Principe e storie d'amore, sarà per questo che poi non mi sono
mai posto il problema di crearmene.
Mi riprendevo la realtà gioando ai soldatini comprati al mercato in grandi sacchetti di plastica, tutti colorati, di nazioni diverse, in pose dinamiche nella loro staticità.
Giocando sempre alla guerra immaginavo forse di quanto sia infame il giorno d'oggi. Non credo fossi così avanti, ma semplicemente mi permettevano di farmi la mia storia, dove il soldato caduto al suolo per la giusta causa di liberare quel pezzo di giardino, tornava in vita poco dopo per difendere la pozza d'acqua.
Riprendevo la realtà a piccoli colpi, sparando in aria a caso, soltanto dove ero sicuro di colpire qualcuno.
Perchè anche se finti certi colpi costavano tantissimo in termini di immaginazione.
Non avevo il patentino per sparare, ma avevo scelto il mio bersaglio nella fiaba del Principe Azzurro, si lottava nel suo regno distorto messo in croce da una dama puttana, che troppo spesso somigliava a una Barbie maggiorata.

Son sicuro che quando mi rivedrà nell'aldilà, il Principe che era Azzurro non mi riconoscerà come suo carnefice ma come realizzatore del suo sogno insano e mai confessato, uscire dalla favola.
Forse mandare tutto a fanculo senza mandare messaggi d'addio ma un solo bacio in segno di pace.
Mettere in fila i soldati era come organizzare i pensieri.
Una fila consistente per combattere la voglia sempre maggiore di stravolgere tutto, uno schieramento ridicolo per difendere la propria morale o per dire "No" quando pensi che stai per esagerare.
Una volta mi hanno anche chiesto di raccontare una fiaba, con castelli e draghi, con orchi e fate, ma tutto è finito per assomigliare troppo alla quotidianità. Così dopo meno di cinque minuti ho acceso la televisione e ho detto che era meglio farsi raccontare le cazzate che dirle in giro.
Alle volte, quando esagero con i caffè, dico grazie a chi non mi ha mai raccontato favole da bambino.
Se misurassi le tazze di caffè che han bagnato certi momenti insonni, forse, mi sarei bevuto il Mar Nero.
Ma anche questa è una storia.
Come è una storia che la vita è una merda e che certi lavori infami qualcuno li debba pur fare.
Però un merito l'ho avuto in tutto ciò, non mi illudo più di niente e cerco di prendermi tutto ciò che voglio, senza aiuti. Piccole soddisfazioni, molti sbattimenti, poco margine per muoversi e poco tempo per capire cosa si sta facendo.
Arriva sempre il momento in cui fermarsi per capire dove si sta andando e per ora,continua a sparare contro la scatola di cartone difesa dai soldatini verdi.
Dentro c'è il Principe azzurro e abbiamo ancora un conto in sospeso.

Poi ci sono le piccole soddisfazioni...

giovedì, agosto 07, 2008

...qualcosa...

Chiamala pure una città utopica.
Portala alle estreme condizioni sociali, togli il cielo azzurro e metti qua e là qualche pizzico di razze differenti.
Un insieme irrazionale di persone a condividere storie e passioni, frenesie e linee metropolitane.
Dal cielo e dalla terra, persino dal mare se solo ci fosse, verrebbero fuori le ansie e le mode, i torpori
e i tristi avventi.
Non tutto è investito in banche e qualche puntata tra troie e Casinò è consentita più o meno a tutti.
Tra il Centro controllato dal milite armato alla periferia in mano a pochi balordi, si completa una delle poche democrazie ancora vigenti tra il controllo interessato e il controllo degli interessi.
Fosse solo per pochi pezzi di città, passati mille volte ai nostri occhi tra andate e reverse violenti, col telecomando controllato da una sveglia alle 7 e 3o del mattino.
Da una piazza in cui una bomba ha dato vita ad un'Italia troppo smorta mettendo fine al "bianco&nero" per un colore solo, il rosso, a regni senza patria in mano a finti signorotti col passatempo della politica.
Dai locali strogonfi di ovvietà fuoriesce l'utilità di quello che non c'è, della mancanza di letti doppi e al dominio della porzione singola, senza condimento.
Mancano i paragoni, gli estremi e le sostanze, tutto concentrato verso il vertice di una parabola tendente verso il basso, un grosso contenitore di mediocrità e di volgarità.
Sia bene chiaro che adoro le tette e i culi nudi in quegli inutili cartelloni pubblicitari.
E non sono le stagioni tutte uguali...
tantomeno i pochi parchi vuoti o le file del sabato fuori dal supermercato...
in parte i call center e l'aria condivisa tra chi ha troppo e chi troppo poco,
anche se ormai il prezzo della benzina diminuirà il gonfiore del portafoglio sano.

Ora prendendomi un pò di tempo, cerco di vedere questa stronza ipocrita da un pò più lontano.
Capire perchè quando si è lontani si paragona tutto a lei trovandolo bellissimo e comprender come mai si ha sempre voglia di tornare indietro, cercando di far cambiar qualcosa.

Molto spesso le partite hanno il risultato scritto, ma mi piace giocare.

lunedì, luglio 28, 2008

Il senso sta nel finire nel modo migliore

Poi si presero tutti per mano e si avviarono verso un lento declino, quello dei giusti.
Quello di coloro che senza più un obiettivo o una speranza credono sia meglio uscire dall'occhio di bue.
Lo lasceranno a chi avrà la faccia buona per apparire alle telecamere e ai flash dei fotografi, chi porta le borse spesso è troppo sudato per apparire bello, chi ha troppi segni in faccia non può far sembrare il mondo una favola.
Hanno lasciato la rivoluzione in mano a chi sapeva parlare, per farla destrutturare, spiegare, psicanalizzare.
Ne hanno parlato in cene in bettole alternative bagnate a vino rosso e pagate con pesanti carte di credito.
Hanno tolto le loro maglietta con i volti di sognatori argentini e le parole stonate di ballate rock per i loro maglioncini con il collo a "V" e le iniziali ben visibili a sinistra.
Che si sappia bene il nome di chi può essere visto, di chi ha capito.
Si dirà che gli altri hanno mollato, si scriverà che l'intelligenza era tutto nel dire e non nel fare, nel delegare e non nel fare, nel far credere di essere e non nel fare.
Insomma l'essenza sta nell'apparire, benvenuta nel XXI secolo, baby...

Camminavano mano nella mano, per non far vedere a nessuno che tremavano, certi che non fosse paura eran spaventati da cosa sarebbe stato.
Il fatto che poi tutto sarebbe finito al tramonto avrebbe dato soltanto l'illusione di un nuovo giorno.
Forse la speranza di poter tornare a lottare per qualcuno o per qualcosa di più concreto.
Fuori le chiacchiere degli eletti si perderanno nei canali benpensanti, incastonandosi su pagina stampate come pietre delle vergogna.
Le lodi e lo fortune non li toccheranno, i meriti e i colori non li onoreranno.
Anime lievi sull'onda del precario mare, un giorno sulla cresta ci sono state anche loro, anche se ora osservan tutto da lontano.
Non han l'odore per stare in mezzo agli altri, non han l'aspetto per fornire un immagine.

Passo dopo passo, quelli in cui credevano avevano fatto la Storia, senzi luci e poche foto.
Si eran ripetuti mille volte che il miglior modo per metterli a tacere fosse fare il proprio e qualcosa in più.
Si eran detti che un grandioso "fanculo" avrebbe messo tutto alle spalle, come sempre.
Magari aiutato da un paio di birre, fredde al punto giusto.

Mano nelle mano, uniti, sapevano che da qualche parte sarebbero arrivati.
Precariamente.