Padre Nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome, venga il tuo Regno sia fatta la tua volontà così in Cielo come in Terra. Dacci oggi...
Premetto che a nulla credo perchè tutto mi interessa, in tempi di crisi l'unica cosa sulla quale si può essere sicuri di non lesinare sono le nostre sensazioni. Il bel tempo poi viene da sè e spesso porta alcune conclusioni bagnate.
Annacquate come l'acqua fetida di un fiume, come lo spritz che ti inserisce nel gruppo, come la minestra che da anni ti riproponi, riscaldata o fredda oramai non fa nemmeno più differenza.
Differenza parola nota, cara, poco utilizzata. Cosa fa la differenza oggi se non quello che non si ha.
"Mi manca il centravanti, mi mancano i soldi, mi mancano i coglioni", la differenza la fa la mancanza. Il classico sguardo disincantato verso il dito che indica la luna.
Sole e luna, giorno e notte, alfa e omega. Acceso e spento, forse questa è una differenza che non dipende dalla soggettività. Inizio a pensare che le sfumature vadano bene per i titoli dei libri e poco per le situazioni della vita. Nelle sfumature ci sono le interpretazioni che ci stanno togliendo la grinta e rincoglionendo con le spiegazioni. Non ci sono grosse differenze. Non c'è il Rosso e nemmeno il Nero, ci sono i moderati, ci sono gli ideali annacquati, ci sono i Negroni Sbagliati.
..il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal Male. Amen.
Parole sbagliate e concetti chiari, perlomeno tra le nuvole che albergano nella mia mente. Non sono mai state le parole, le singole e sole parole, a fare la differenza. Nemmeno il cane che abbaia si può dire cattivo finchè non morde e dopo tutto can che abbaia non morde.
I preti non son preti solo perchè sanno a memoria 5 o sei preghiere e i veterinari non sono tali solo perchè sanno dove sta il sesso del pesce rosso. Altrimenti forse tutti saremmo tutto, senza differenze ma soltanto sfumature.
Le uniche sfumature che accetto sono l'alba e il tramonto, perchè di fatto segnano un passaggio sano tra il giorno e la notte, il sole e la luna. Sfumando concretamente, non a parole.
Liberaci dal Male o Signore.
Capendo quale sia questo male e cosa è bene, trovarci tutti a far gli equilibristi, cadendo ripetutamente da una parte all'altra senza mezzi termini o mezzi colori. Senza aver paura di avere un'opinione anche stronza, brutta e contraria.
Ci sono spazi riservati tra tutti noi, che ogniuno riempie di ovatta. L'imbarazzo degli uni e la corazza degli altri, l'infinita rincorsa tra chi crede, fa e sbaglia e chi guarda, parla e commenta.
Esperimenti calligrafici per esprimere (vomitare) concetti quando si vuole pregare ma non si sa dove farlo.
L'angolo adatto per nani, ballerine, cantanti, troie, alcolizzati e illusi. Ovviamente qui nulla è serio...se sei dei nostri...benvenuto, entra pure
martedì, ottobre 02, 2012
martedì, luglio 31, 2012
Ho messo MI PIACE a un'offerta di una ditta di Onoranze Funebri
Mettevo i vasi dei fiori più grandi uno accanto all'altro, come a formare un grosso campo di battaglia, una foresta equatoriale sorta nel caldo afoso dell'estate marchigiana. Un'oasi sul terrazzo.
Lì combattevano i soldatini di plastica e alcuni a causa delle bombe cadevano anche giù dal terrazzo. Erano i più sfortunati perchè per tornare a vivere e a combattere dovevano aspettare che trovassi la voglia di scendere in cortile e tirarli su. Avevo una strana concezione della morte, mi piaceva perchè non era definitiva, caratteristica che ora troverei scomoda.
Sorridevo poco da bambino, la faccia scema in alcune foto con i nonni, qualche posa stupida alla comunione o alla cresima, ma ero troppo grasso per dirmi felice. Poi non ho più foto, come se tra i 7 o 8 anni e l'invenzione delle "usa e getta" la mia vita non fosse testimoniabile.
Non come ora che fotografo quasi tutte le azioni, dalla prima cagata del mattino all'ultima sega prima di andare a letto, per liberare la testa dai pensieri. Anche oggi non rido, ma faccio facce stupide.
Che colpa abbiamo noi, che non ci piace ridere se non nelle foto sceme. Quelle inutili fatte per far vedere che eravamo presenti o assenti al tempo stesso.
Difficile da capire, se non che gli altri ti vogliono vedere o credere sempre al cento per cento, perchè avere intorno gente così fa apparire migliore anche la propria vita. Più è figo chi mi sta vicino più lo sono io e sarà per questo che mi sento sempre poco figo.
Sogno delle Olimpiadi in cui si festeggi l'ultimo oppure quello che si fa il culo ma non ce la fa, serate dove si beve birra e si piange o si fa a gara a chi si veste peggio ed ha i capelli più sporchi.
C'è una canzone che mi fa piangere ogni volta che la sento. Piango anche se scrivo e la sento. Anche se mangio e la sento, oppure se mi masturbo e la sento. E' "father and son" e mi fa pinagere. Mi fa piangere perchè è un padre che parla a un figlio, un nonno a un padre, una spirale di spermatozoi. Immagino mio nonno che mi parla o mio padre che mi parla e il mio pensiero si ferma lì, perchè non riesco a vedere me parlare a qualcuno. Non sono in grado di rovinare altre situazioni.
Ci sono ore della notte in cui non si dorme e la colpa è dei pensieri troppo pesanti che arrivano allo stomaco. Non riesci a vomitare. Sarebbe bello se il divano diventasse una navicella e ti portasse lontano, oltre le luci del palazzo di fronte sino a un punto dove nessuno ti conosce e lì cominciasse a cadere. Nel nulla e poi il nulla. Sarebbe bello ma il divano non passa neppure dalla finestra.
Dovrei dormire forse, oppure vomitare o farmi una sega o tutte e due insieme e poi addormentarmi. Svegliarmi, farmi una doccia e pensare che tanto i malumori sono passeggeri.
Come quelli di un volo di linea che a un tratto va giù a picco e tu con loro.
Adesso stampo questo post e lo metto in una busta, la chiudo bene e sopra ci scrivo "per i miei", nome generico con cui si indicano in modo scazzato e distratto i propri genitori. La leggeranno appena rientrati dalla solita lunga estate senza capire che l'ho scritta io, credo non immaginino nemmeno sia in grado di farlo. Storceranno il naso e la bocca e io continuerò a pagare per ore di analisi che poi si infrangono inutilmente in pochi giri di parole pronunciate a caso per fare male. Se li rivedrò chiederò loro se hanno ricevuto cartoline dall'estate trascorsa da qualche loro amico dai gusti vintage. Mi diranno di no, che hanno ricevuto soltanto una lettera di uno che deve aver sbagliato casella di posta perchè diceva che non gli piace il Natale, che sognava di fare alla guerra e crede non ci sia nulla di male se un giorno, desiderandolo tanto, non ti risvegli più e muori col sorriso.
Lì combattevano i soldatini di plastica e alcuni a causa delle bombe cadevano anche giù dal terrazzo. Erano i più sfortunati perchè per tornare a vivere e a combattere dovevano aspettare che trovassi la voglia di scendere in cortile e tirarli su. Avevo una strana concezione della morte, mi piaceva perchè non era definitiva, caratteristica che ora troverei scomoda.
Sorridevo poco da bambino, la faccia scema in alcune foto con i nonni, qualche posa stupida alla comunione o alla cresima, ma ero troppo grasso per dirmi felice. Poi non ho più foto, come se tra i 7 o 8 anni e l'invenzione delle "usa e getta" la mia vita non fosse testimoniabile.
Non come ora che fotografo quasi tutte le azioni, dalla prima cagata del mattino all'ultima sega prima di andare a letto, per liberare la testa dai pensieri. Anche oggi non rido, ma faccio facce stupide.
Che colpa abbiamo noi, che non ci piace ridere se non nelle foto sceme. Quelle inutili fatte per far vedere che eravamo presenti o assenti al tempo stesso.
Difficile da capire, se non che gli altri ti vogliono vedere o credere sempre al cento per cento, perchè avere intorno gente così fa apparire migliore anche la propria vita. Più è figo chi mi sta vicino più lo sono io e sarà per questo che mi sento sempre poco figo.
Sogno delle Olimpiadi in cui si festeggi l'ultimo oppure quello che si fa il culo ma non ce la fa, serate dove si beve birra e si piange o si fa a gara a chi si veste peggio ed ha i capelli più sporchi.
C'è una canzone che mi fa piangere ogni volta che la sento. Piango anche se scrivo e la sento. Anche se mangio e la sento, oppure se mi masturbo e la sento. E' "father and son" e mi fa pinagere. Mi fa piangere perchè è un padre che parla a un figlio, un nonno a un padre, una spirale di spermatozoi. Immagino mio nonno che mi parla o mio padre che mi parla e il mio pensiero si ferma lì, perchè non riesco a vedere me parlare a qualcuno. Non sono in grado di rovinare altre situazioni.
Ci sono ore della notte in cui non si dorme e la colpa è dei pensieri troppo pesanti che arrivano allo stomaco. Non riesci a vomitare. Sarebbe bello se il divano diventasse una navicella e ti portasse lontano, oltre le luci del palazzo di fronte sino a un punto dove nessuno ti conosce e lì cominciasse a cadere. Nel nulla e poi il nulla. Sarebbe bello ma il divano non passa neppure dalla finestra.
Dovrei dormire forse, oppure vomitare o farmi una sega o tutte e due insieme e poi addormentarmi. Svegliarmi, farmi una doccia e pensare che tanto i malumori sono passeggeri.
Come quelli di un volo di linea che a un tratto va giù a picco e tu con loro.
Adesso stampo questo post e lo metto in una busta, la chiudo bene e sopra ci scrivo "per i miei", nome generico con cui si indicano in modo scazzato e distratto i propri genitori. La leggeranno appena rientrati dalla solita lunga estate senza capire che l'ho scritta io, credo non immaginino nemmeno sia in grado di farlo. Storceranno il naso e la bocca e io continuerò a pagare per ore di analisi che poi si infrangono inutilmente in pochi giri di parole pronunciate a caso per fare male. Se li rivedrò chiederò loro se hanno ricevuto cartoline dall'estate trascorsa da qualche loro amico dai gusti vintage. Mi diranno di no, che hanno ricevuto soltanto una lettera di uno che deve aver sbagliato casella di posta perchè diceva che non gli piace il Natale, che sognava di fare alla guerra e crede non ci sia nulla di male se un giorno, desiderandolo tanto, non ti risvegli più e muori col sorriso.
martedì, luglio 17, 2012
I punti, le rette, i mille modi di vivere una vita intera senza arrivare alla fine e restando ancorati all'inizio
Pensavo davvero che fosse una bellissima idea, di quelle originali come l'olio per friggere o i tappi per le orecchie.
Unire due punti distanti centimetri o chilometri da un'unica retta. Una retta retta che unisce due cose, a una distanza x data una scala con cui decidi tu stesso di regolare la tua storia o il tuo mappamondo o semplicemente il disegno stupido che stai facendo per lottare contro la noia e le sue sporche leggi.
Leggi da orario di lavoro, leggi da socializzazione indotta e obbligata, leggi da storie condotte su linee parallele. Che non sono sempre rette.
La stessa linea retta che è colpa dell'ansia da prestazione, della paura di non saper che dire perchè la sensazione è che la storia possa essere una. La linea retta che di fronte a un foglio bianco ti fa pensare a cosa scrivere senza lasciare libere le parole. Libere di andare da un punto all'altro percorrendo strade tortuose e parallele o lineari e intersecate o di tornare indietro senza arrivare mai, avendoci provato o essendosi fermati a metà strada, impauriti, in lacrime, soli.
Pensavo veramente di aver avuto un'idea brillante ma mi sono reso conto di non aver mai camminato in maniera lineare, senza angoli o svolte, senza ragionamenti tortuosi e dialoghi mai conclusi.
Anche per la linearità su un foglio di carta non ti fa capire se per arrivare da un punto all'altro non si sia volato o scavato sotto terra, saltato o fatto tutto coi piedi per terra.
Che poi stare coi piedi per terra è la base per fare tutto e non esaltarsi mai, non pensare mai di essere i migliori e poi trovarsi con il culo per terra e non andare avanti.
Nel foglio bianco le uniche regole sono i confini, oltre i quali le parole volano nell'aria e i tavoli si sporcano. Il minore dei mali è starci dentro questi limiti, il peggiore dei casi è quando questi limiti sono imposti dal costo telefonico o dal fastidio delle chat.
Perchè il bianco di un foglio è il giallo di un sole, il rosso di un tetto e il verde dell'erba. E' lo scarabocchio con cui si disegnano gli uccelli, sono i pallini bianchi delle cappelle dei funghi. Ma anche il compito di storia copiato alle Superiori, le cartoline dal mare e la prima busta paga.
Cazzo quante volte ho fissato un foglio bianco con due punti sopra senza saperli congiungere, ma non perchè non sapessi cosa scrivere, ma soltanto perchè nella mia testa la storia di A non poteva congiungersi con B, epoche diverse, idee diverse, città diverse, sessi uguali. Anzi forse paralleli.
In tutto questo li fissavo e su altri fogli ho scritto di loro, senza dirglielo, senza lasciargli immaginare che su altre distese di bianco potessero avere storie parallele.
Due punti sono l'inizio e la fine di un tutto che fa iniziare altro e si dipana nel foglio, che a sua volta chiama un altro foglio bianco. E' fondamentale che sia bianco, che sia di carta, che sia carta e che si possa accartocciare quando le linee che hai creato non hanno un verso, una direzione o semplicemente non voglio dire niente.
Pensavo inutilmente di aver avuto una bella idea e come sempre ho lasciato stare il foglio bianco con due punti, ho abbandonato la carta perchè troppa sacra per le mie parole e mi sono buttato su qualcosa di cui poi non vi sarà traccia, nessuna retta. Per il bene di A e di B.
Unire due punti distanti centimetri o chilometri da un'unica retta. Una retta retta che unisce due cose, a una distanza x data una scala con cui decidi tu stesso di regolare la tua storia o il tuo mappamondo o semplicemente il disegno stupido che stai facendo per lottare contro la noia e le sue sporche leggi.
Leggi da orario di lavoro, leggi da socializzazione indotta e obbligata, leggi da storie condotte su linee parallele. Che non sono sempre rette.
La stessa linea retta che è colpa dell'ansia da prestazione, della paura di non saper che dire perchè la sensazione è che la storia possa essere una. La linea retta che di fronte a un foglio bianco ti fa pensare a cosa scrivere senza lasciare libere le parole. Libere di andare da un punto all'altro percorrendo strade tortuose e parallele o lineari e intersecate o di tornare indietro senza arrivare mai, avendoci provato o essendosi fermati a metà strada, impauriti, in lacrime, soli.
Pensavo veramente di aver avuto un'idea brillante ma mi sono reso conto di non aver mai camminato in maniera lineare, senza angoli o svolte, senza ragionamenti tortuosi e dialoghi mai conclusi.
Anche per la linearità su un foglio di carta non ti fa capire se per arrivare da un punto all'altro non si sia volato o scavato sotto terra, saltato o fatto tutto coi piedi per terra.
Che poi stare coi piedi per terra è la base per fare tutto e non esaltarsi mai, non pensare mai di essere i migliori e poi trovarsi con il culo per terra e non andare avanti.
Nel foglio bianco le uniche regole sono i confini, oltre i quali le parole volano nell'aria e i tavoli si sporcano. Il minore dei mali è starci dentro questi limiti, il peggiore dei casi è quando questi limiti sono imposti dal costo telefonico o dal fastidio delle chat.
Perchè il bianco di un foglio è il giallo di un sole, il rosso di un tetto e il verde dell'erba. E' lo scarabocchio con cui si disegnano gli uccelli, sono i pallini bianchi delle cappelle dei funghi. Ma anche il compito di storia copiato alle Superiori, le cartoline dal mare e la prima busta paga.
Cazzo quante volte ho fissato un foglio bianco con due punti sopra senza saperli congiungere, ma non perchè non sapessi cosa scrivere, ma soltanto perchè nella mia testa la storia di A non poteva congiungersi con B, epoche diverse, idee diverse, città diverse, sessi uguali. Anzi forse paralleli.
In tutto questo li fissavo e su altri fogli ho scritto di loro, senza dirglielo, senza lasciargli immaginare che su altre distese di bianco potessero avere storie parallele.
Due punti sono l'inizio e la fine di un tutto che fa iniziare altro e si dipana nel foglio, che a sua volta chiama un altro foglio bianco. E' fondamentale che sia bianco, che sia di carta, che sia carta e che si possa accartocciare quando le linee che hai creato non hanno un verso, una direzione o semplicemente non voglio dire niente.
Pensavo inutilmente di aver avuto una bella idea e come sempre ho lasciato stare il foglio bianco con due punti, ho abbandonato la carta perchè troppa sacra per le mie parole e mi sono buttato su qualcosa di cui poi non vi sarà traccia, nessuna retta. Per il bene di A e di B.
mercoledì, luglio 11, 2012
La Rivoluzione dal bagno di casa.
C'era uno spazio riservato tra di noi, come fosse pieno di ovatta. Il mio imbarazzo che mi fa sentire sempre fuori luogo, la tua corazza perenne. Premetto che niente voglio perchè tutto mi interessa.
Ci sono menti che concepiscono idee e altre che le portano a spasso senza dar loro aria, inscatolandole in notizie preconfezionate su quotidiani sportivi o in assenza di gravità, dentro negozi con aria condizionata o condizionamenti senza cause ed effetti.
Le critiche fatte dal cesso sono quelle che riescono meglio, perchè a prescindere da tutto sono già ben indirizzate. Tutto è criticabile. I testi degli 883, il colore della pelle di Gesù Cristo, la sessualità del Papa. Anche gli aneddoti dei nonni in bocciofila, sempre che abbia la voglia di starli a sentire.
Sì perchè io ascolto poco e ancora meno mi interesso delle opinioni altrui. Disegno soltanto delle rette lontane dal punto di vista che puoi avere, solo per essere contrario, per essere ascoltato e fingermi intelligente e interessante.
Ho votato Rifondazione e Berlusconi, anche nello stesso turno elettorale pur rimanendo di sinistra sempre o anche solo per qualche ora, frequentando i circoli di sezione nelle lunghe riunioni in streaming, collegato dal salotto buono di mia madre o dal bagno di servizio. Sempre senza carnalità, senza esposizione. Se prendo il sole potrei star male, sopratutto se in faccia.
Il mio posto fisso non posso metterlo in discussione, ma mi piace criticare chi non ce l'ha e lo vuole, chi sciopera e chi è precario. Rompono i coglioni per farsi sentire e allora io posto critiche su facebook e twitter o allungo le mani sulla tastiera del mio mac o pc per scrivere un post tagliente sul mio blog o un commento arguto su quello di un giornalista con cui identifico le mie ansie. Il giornalista lo cambio sempre perchè ogni settimana critico vedute e opinioni concentriche su lunghezze differenti.
Il rumore dello scarico è musica per le mie orecchie, come la musica che riesco ogni settimana ad avere gratis. Vedo qualche concerto, ma sopratutto non compro cd perchè "è da sfigati" e "fuori moda". Scarico da mille siti, ma sono contro la pirateria e a favore delle regole, l'importante è che non tocchino il mio giardino.
Mi fa schifo chi coglie i fiori di campo da regalare alla sua bella o da portare al cimitero.
Piuttosto porto la mia bella al cimitero perchè mi eccitano i morti e penso sia un posto alternativo dove scopare, una cosa che poi lei posterà su facebook e mi renderà "alternativo" coi suoi amici e introspettivo per le sue amiche. Bello e dannato, ma sopratutto critico per tutto senza fare niente.
Dal mio bagno posso criticare tutto nel tempo in cui mi chiudo dentro e non sapete cosa faccio. Troppo facile dire che tocco soltanto il pisello, no.
Critico la scelta di chi beve troppo, di chi frequenta i locali per bere, ma anche di chi non beve. Critico chi esce perchè è banale e poco divertente ma a Milano frequento solo i posti che contano perchè al Capetown la gente è troppo bella, al Miami la musica mi piace e negli altri posti no e certi posti di Corso Sempione sembrano Parigi anche se l'Assessore alla Cultura vorrebbe una città sullo stile di Berlino o Copenaghen. Ma non per i bordelli e le signorine di facili costumi, no. Per le architetture e le atmosfere che ci fanno stare bene e rendono più piacevoli le nostre fotografie.
Sogno senza dirlo per non esser fuori tempo, mi piacciono molte cose ma non lo dico per non contraddirmi e a volte ho anche pianto per un goal della mia squadra, perchè tifo ma non posso dirlo altrimenti per gli amici snob non sarei più uno di loro. Non ci diciamo mai cosa ci piace a meno che non sia alternativo, il resto lo teniamo per noi o lo critichiamo a mezza voce.
Ora vado ho un corso di yoga e poi un aperitivo sui navigli.
Parlando di noi rimaniamo sempre a mezz'aria. Saremo accettati? Se gli dico cosa penso di lui o di lei, cosa penso davvero senza coriandoli o sfilacciature...a mezz'aria non si sta bene, c'è aria pesante. Liberare la mente consente di volare con i piedi a terra.
Ci sono menti che concepiscono idee e altre che le portano a spasso senza dar loro aria, inscatolandole in notizie preconfezionate su quotidiani sportivi o in assenza di gravità, dentro negozi con aria condizionata o condizionamenti senza cause ed effetti.
Le critiche fatte dal cesso sono quelle che riescono meglio, perchè a prescindere da tutto sono già ben indirizzate. Tutto è criticabile. I testi degli 883, il colore della pelle di Gesù Cristo, la sessualità del Papa. Anche gli aneddoti dei nonni in bocciofila, sempre che abbia la voglia di starli a sentire.
Sì perchè io ascolto poco e ancora meno mi interesso delle opinioni altrui. Disegno soltanto delle rette lontane dal punto di vista che puoi avere, solo per essere contrario, per essere ascoltato e fingermi intelligente e interessante.
Ho votato Rifondazione e Berlusconi, anche nello stesso turno elettorale pur rimanendo di sinistra sempre o anche solo per qualche ora, frequentando i circoli di sezione nelle lunghe riunioni in streaming, collegato dal salotto buono di mia madre o dal bagno di servizio. Sempre senza carnalità, senza esposizione. Se prendo il sole potrei star male, sopratutto se in faccia.
Il mio posto fisso non posso metterlo in discussione, ma mi piace criticare chi non ce l'ha e lo vuole, chi sciopera e chi è precario. Rompono i coglioni per farsi sentire e allora io posto critiche su facebook e twitter o allungo le mani sulla tastiera del mio mac o pc per scrivere un post tagliente sul mio blog o un commento arguto su quello di un giornalista con cui identifico le mie ansie. Il giornalista lo cambio sempre perchè ogni settimana critico vedute e opinioni concentriche su lunghezze differenti.
Il rumore dello scarico è musica per le mie orecchie, come la musica che riesco ogni settimana ad avere gratis. Vedo qualche concerto, ma sopratutto non compro cd perchè "è da sfigati" e "fuori moda". Scarico da mille siti, ma sono contro la pirateria e a favore delle regole, l'importante è che non tocchino il mio giardino.
Mi fa schifo chi coglie i fiori di campo da regalare alla sua bella o da portare al cimitero.
Piuttosto porto la mia bella al cimitero perchè mi eccitano i morti e penso sia un posto alternativo dove scopare, una cosa che poi lei posterà su facebook e mi renderà "alternativo" coi suoi amici e introspettivo per le sue amiche. Bello e dannato, ma sopratutto critico per tutto senza fare niente.
Dal mio bagno posso criticare tutto nel tempo in cui mi chiudo dentro e non sapete cosa faccio. Troppo facile dire che tocco soltanto il pisello, no.
Critico la scelta di chi beve troppo, di chi frequenta i locali per bere, ma anche di chi non beve. Critico chi esce perchè è banale e poco divertente ma a Milano frequento solo i posti che contano perchè al Capetown la gente è troppo bella, al Miami la musica mi piace e negli altri posti no e certi posti di Corso Sempione sembrano Parigi anche se l'Assessore alla Cultura vorrebbe una città sullo stile di Berlino o Copenaghen. Ma non per i bordelli e le signorine di facili costumi, no. Per le architetture e le atmosfere che ci fanno stare bene e rendono più piacevoli le nostre fotografie.
Sogno senza dirlo per non esser fuori tempo, mi piacciono molte cose ma non lo dico per non contraddirmi e a volte ho anche pianto per un goal della mia squadra, perchè tifo ma non posso dirlo altrimenti per gli amici snob non sarei più uno di loro. Non ci diciamo mai cosa ci piace a meno che non sia alternativo, il resto lo teniamo per noi o lo critichiamo a mezza voce.
Ora vado ho un corso di yoga e poi un aperitivo sui navigli.
Parlando di noi rimaniamo sempre a mezz'aria. Saremo accettati? Se gli dico cosa penso di lui o di lei, cosa penso davvero senza coriandoli o sfilacciature...a mezz'aria non si sta bene, c'è aria pesante. Liberare la mente consente di volare con i piedi a terra.
martedì, giugno 05, 2012
Jogo da vida
Il gioco a zona interpreta la vita, attacchi spazi per difendere la tua partita.
Il gioco a uomo invece porta a faticare, seguire ovunque l'avversario in una sfida personale.
Non parlo di moduli, di tattiche e di numeri vi annoieri e questo non me lo posso permettere, sono in cerca di fans e di contatti, posso parlare di mode e di stili di gioco.
La bocca impastata del mattino e la voce schiacciata dalla stanchezza del giorno sono le tensioni del pre-partita. Poi ti scrolli le palle e il pisello, ti sciagui la faccia, le ascelle e le braccia, magari una doccia ma devi aver tempo. Il riscaldamento va fatto comunque con calma, serve a non farsi male durante la giornata. Concentrati, pazientemente, sentire ogni muscolo come risponde e come potrà lavorare.
Proprio per questo, appena alzato, non parlatemi e non telefonatemi. Ve lo chiedo per amor mio e del mio gioco.
Poi ti metti in campo ed ascolti il mister, certo. Ma devi trovare la tua posizione, la tua zona, cercarti i palloni giocabili conscio dei tuoi mezzi e di ciò che vuoi.
Vuoi toccare tanti palloni, ma sale anche il rischio dei tuoi errori. Ci sono partite in cui sbagli tutto, come ti muovi crei confusioni e qualsiasi giocata fai risulta sbagliata.
Ci sono giocatori che non sbagliano nulla e giocano semplice, altri sbagliano tantissimo ma hanno il numero che cambia ogni situazione.
Già ma cos'è una situazione...un contropiede non è come qualcosa che non ti aspetti? oppure un cross perfetto non è come un'occasione della vita che non puoi sbagliare?
La mattina devi rompere il fiato, trovare il ritmo della giornata e non sempre è facile. Ci sono mattine che vorresti la fine del mondo e altre che potresti fare tre lavori insieme e non avere problemi. La colazione è importante e non la faccio mai. Mi piace il bar, entrare e salutare, entrare e prendere il giornale, entrare e bere uno o due caffè. Entrare e uscire senza che nessuno sappia troppo di me se non il nome, la mia squadra del cuore e il mio umore.
Credo a volte che l'amicizia sia superflua come i riti scaramantici prima di una partita. Puoi farne a meno ma sai che senza perdi di sicuro.
Il pranzo, quando si riesce a fare, è la giusta pausa tra il primo e il secondo tempo. Si riprendono le forse e si allineano le idee, si ottiene a volte il consiglio giusto e altre si perdono i sensi o il senno.
Affamato o troppo sazio, l'uomo deve riprendere sempre il suo cammino pomeridiano. Un pò per far passare il tempo che manca a domani e un pò per arrivare a mangiare di sera. Correndo sulla propria fascia come si corre su una strada oppure gestendo i palloni come un traffico di momenti e accadimenti. Non ci sono cose ingestibili con la razionalità, la troppa razionalità uccide la fantasia.
E' un gioco sporco, un gioco maschio, un gioco che fa commuovere e porta al pianto. Un goal fatto per una partita importante non ha prezzo, un goal fatto per una persona importante vale per tutta la vita. Arriva sera, la partita sta finendo e qui conta come l'hai interpretata.
C'è chi gioca a zona e deve aver tenuto la situazione, controllato la rosa dei venti e venduto l'anima al compagno che ha di fianco. Somme di situazioni e distanze che regolano le azioni.
C'è chi ha instaurato una lotta con sè stesso, col proprio avversario e con le avversità. Un rimbalzo sbagliato, un passaggio lungo, un saluto mancato o qualcosa scritto a tarda notte, con troppo alcol e delusioni in corpo, giocando a uomo anche respirare deve essere fatto in linea con il proprio avversario. E' in questi casi che mi dico che il calcio è lo sport più bello del mondo, forse perchè è vita e morte. In quel momento, comunque sia andata, il triplice fischio segna il rilassamento dei muscoli, la perdita del filo conduttore cerebrale e lo scioglimento delle acque.
Poi domani inizia una nuova fottutissima partita.
Il gioco a uomo invece porta a faticare, seguire ovunque l'avversario in una sfida personale.
Non parlo di moduli, di tattiche e di numeri vi annoieri e questo non me lo posso permettere, sono in cerca di fans e di contatti, posso parlare di mode e di stili di gioco.
La bocca impastata del mattino e la voce schiacciata dalla stanchezza del giorno sono le tensioni del pre-partita. Poi ti scrolli le palle e il pisello, ti sciagui la faccia, le ascelle e le braccia, magari una doccia ma devi aver tempo. Il riscaldamento va fatto comunque con calma, serve a non farsi male durante la giornata. Concentrati, pazientemente, sentire ogni muscolo come risponde e come potrà lavorare.
Proprio per questo, appena alzato, non parlatemi e non telefonatemi. Ve lo chiedo per amor mio e del mio gioco.
Poi ti metti in campo ed ascolti il mister, certo. Ma devi trovare la tua posizione, la tua zona, cercarti i palloni giocabili conscio dei tuoi mezzi e di ciò che vuoi.
Vuoi toccare tanti palloni, ma sale anche il rischio dei tuoi errori. Ci sono partite in cui sbagli tutto, come ti muovi crei confusioni e qualsiasi giocata fai risulta sbagliata.
Ci sono giocatori che non sbagliano nulla e giocano semplice, altri sbagliano tantissimo ma hanno il numero che cambia ogni situazione.
Già ma cos'è una situazione...un contropiede non è come qualcosa che non ti aspetti? oppure un cross perfetto non è come un'occasione della vita che non puoi sbagliare?
La mattina devi rompere il fiato, trovare il ritmo della giornata e non sempre è facile. Ci sono mattine che vorresti la fine del mondo e altre che potresti fare tre lavori insieme e non avere problemi. La colazione è importante e non la faccio mai. Mi piace il bar, entrare e salutare, entrare e prendere il giornale, entrare e bere uno o due caffè. Entrare e uscire senza che nessuno sappia troppo di me se non il nome, la mia squadra del cuore e il mio umore.
Credo a volte che l'amicizia sia superflua come i riti scaramantici prima di una partita. Puoi farne a meno ma sai che senza perdi di sicuro.
Il pranzo, quando si riesce a fare, è la giusta pausa tra il primo e il secondo tempo. Si riprendono le forse e si allineano le idee, si ottiene a volte il consiglio giusto e altre si perdono i sensi o il senno.
Affamato o troppo sazio, l'uomo deve riprendere sempre il suo cammino pomeridiano. Un pò per far passare il tempo che manca a domani e un pò per arrivare a mangiare di sera. Correndo sulla propria fascia come si corre su una strada oppure gestendo i palloni come un traffico di momenti e accadimenti. Non ci sono cose ingestibili con la razionalità, la troppa razionalità uccide la fantasia.
E' un gioco sporco, un gioco maschio, un gioco che fa commuovere e porta al pianto. Un goal fatto per una partita importante non ha prezzo, un goal fatto per una persona importante vale per tutta la vita. Arriva sera, la partita sta finendo e qui conta come l'hai interpretata.
C'è chi gioca a zona e deve aver tenuto la situazione, controllato la rosa dei venti e venduto l'anima al compagno che ha di fianco. Somme di situazioni e distanze che regolano le azioni.
C'è chi ha instaurato una lotta con sè stesso, col proprio avversario e con le avversità. Un rimbalzo sbagliato, un passaggio lungo, un saluto mancato o qualcosa scritto a tarda notte, con troppo alcol e delusioni in corpo, giocando a uomo anche respirare deve essere fatto in linea con il proprio avversario. E' in questi casi che mi dico che il calcio è lo sport più bello del mondo, forse perchè è vita e morte. In quel momento, comunque sia andata, il triplice fischio segna il rilassamento dei muscoli, la perdita del filo conduttore cerebrale e lo scioglimento delle acque.
Poi domani inizia una nuova fottutissima partita.
giovedì, maggio 31, 2012
Confessioni di un blogger di m...
Che poi io non sono un blogger, sia chiaro.
Sono uno che scrive e questo non vuol dire io sia uno scrittore.
Allora sono uno e di questo posso esser certo, è una delle poche certezze che ho unita al fatto che ho cirsa 31 anni, che ora ho capelli mediamente lunghi e barba, occhi scuri, poca voglia di vivere e un paio di chili da buttar giù.
So anche di poter portare bene i due chili di troppo e me ne fotto.
Ascolto spesso ciò che mi sta attorno e lo trovo mediocre, come il fatto che si parli di sè stessi ma poi gli occhi raccontano tutto, come il perbenismo e la moralità.
Faccio pensieri insani e mi masturbo spesso pensando a suore perverse. Fanculo a chi non si masturba perchè dice di scopare e chi non lo fa perchè è insano.
Mi piace scrivere l'ho detto e ora tu l'hai letto. Mi piace ancora di più leggere e trovare nelle parole altrui quello che provo e quando trovo chi dice e parla di cose a me vicine voglio leggere tutto ciò che ha scritto. Sia egli uno scrittore o una pasionaria di haiku, un giornalista depresso o una curatrice di didascalie. Non sopporto chi pensa di essere Calvino perchè fa comunicati stampa, che non possono emozionare e non sono letteratura e ammiro chi con un sms riesce a darmi la sensazione che forse Sepulveda saprebbe darmi.
Ma sai anche tu che non servono scarpe belle per poter camminare tanto, basta averne voglia. Mi faccio camminate lunghissime solo per pensare a cosa non voglia pensare. Penso troppo, questo è il mio problema, unito al fatto che sono troppo razionale e troppo stupido per razionalizzare.
Esco a sinistra e mi guardo a destra, non sia mai che qualcuno alle mie spalle voglia seguirmi. Ma non mi segue nessuno, il cellulare ha smesso di vibrare e per esser seguiti bisogna averne voglia.
Non mi importa anche perchè se esco e vado a destra mi guardo a sinistra. A volte con lo sguardo vedo mio padre, al bar in lontananza e cambio strada perchè non mi chieda "Allora novità? Lavoro come va?". Nella testa suona papara pa pa parà.
Il mio pc ha poche vie di comunicazione al mondo, perchè le tengo chiuse. Ma sia chiaro non basta un Mac per essere connessi alla novità. Nemmeno per essere grafici o comunicatori. Sei ciò che sei, niente o nessuno, tutto o qualcuno.
Che poi io non sono un blogger, sia chiaro. Ma vi confido che mi sta sulle palle la musica elettronica e sopratutto chi pensa che la sua musica sia l'unica possibile.
Io ne trovo tante dentro la mia testa, potrei fare un djset senza cuffie senza dire niente, senza trasmettere nemmeno un suono. Te lo confesso mi ascolto difficilmente.
Ma non suono faccio il dj. Mi viene un'idea accattivante per un loop avvolgente, ma sono troppo conscio dei miei limiti che appollottolo tutto e lo butto via, nel cestino o nel cesso è uguale. L'ho già intasato più volte per progetti diventati aria.
Sia chiaro, non sono un blogger, ma mi confesso.
Ho iniziato più volte a scrivere qualcosa nascosto in cartelle dai nomi strani non esotici e poco erotici, non belli o accattivanti. Sia chiaro non sono uno scrittore, non ho mai scritto niente come anche chi pensa non è un pensatore.
Sono come uno che va in chiesa ma non crede a niente e ci va solo per vedere sotto le gonne delle vecchie bigotte, per uscire e andare a giocare a ruba mazzo nel bar della piazzetta. Fare tardi girando intorno all'isolato e avere contatti con nessuno se non con chi ti sbatte contro, come uno che cammina con una dolce sinfonia in testa, un loop romantico da masturbazione mentale.
Al momento mi confesso così, ma ricorda che non sono un blogger ma solo uno che scrive cose a caso pentendosene un attimo dopo, solo perchè non ha ancora capito cos'è un attimo.
Sono uno che scrive e questo non vuol dire io sia uno scrittore.
Allora sono uno e di questo posso esser certo, è una delle poche certezze che ho unita al fatto che ho cirsa 31 anni, che ora ho capelli mediamente lunghi e barba, occhi scuri, poca voglia di vivere e un paio di chili da buttar giù.
So anche di poter portare bene i due chili di troppo e me ne fotto.
Ascolto spesso ciò che mi sta attorno e lo trovo mediocre, come il fatto che si parli di sè stessi ma poi gli occhi raccontano tutto, come il perbenismo e la moralità.
Faccio pensieri insani e mi masturbo spesso pensando a suore perverse. Fanculo a chi non si masturba perchè dice di scopare e chi non lo fa perchè è insano.
Mi piace scrivere l'ho detto e ora tu l'hai letto. Mi piace ancora di più leggere e trovare nelle parole altrui quello che provo e quando trovo chi dice e parla di cose a me vicine voglio leggere tutto ciò che ha scritto. Sia egli uno scrittore o una pasionaria di haiku, un giornalista depresso o una curatrice di didascalie. Non sopporto chi pensa di essere Calvino perchè fa comunicati stampa, che non possono emozionare e non sono letteratura e ammiro chi con un sms riesce a darmi la sensazione che forse Sepulveda saprebbe darmi.
Ma sai anche tu che non servono scarpe belle per poter camminare tanto, basta averne voglia. Mi faccio camminate lunghissime solo per pensare a cosa non voglia pensare. Penso troppo, questo è il mio problema, unito al fatto che sono troppo razionale e troppo stupido per razionalizzare.
Esco a sinistra e mi guardo a destra, non sia mai che qualcuno alle mie spalle voglia seguirmi. Ma non mi segue nessuno, il cellulare ha smesso di vibrare e per esser seguiti bisogna averne voglia.
Non mi importa anche perchè se esco e vado a destra mi guardo a sinistra. A volte con lo sguardo vedo mio padre, al bar in lontananza e cambio strada perchè non mi chieda "Allora novità? Lavoro come va?". Nella testa suona papara pa pa parà.
Il mio pc ha poche vie di comunicazione al mondo, perchè le tengo chiuse. Ma sia chiaro non basta un Mac per essere connessi alla novità. Nemmeno per essere grafici o comunicatori. Sei ciò che sei, niente o nessuno, tutto o qualcuno.
Che poi io non sono un blogger, sia chiaro. Ma vi confido che mi sta sulle palle la musica elettronica e sopratutto chi pensa che la sua musica sia l'unica possibile.
Io ne trovo tante dentro la mia testa, potrei fare un djset senza cuffie senza dire niente, senza trasmettere nemmeno un suono. Te lo confesso mi ascolto difficilmente.
Ma non suono faccio il dj. Mi viene un'idea accattivante per un loop avvolgente, ma sono troppo conscio dei miei limiti che appollottolo tutto e lo butto via, nel cestino o nel cesso è uguale. L'ho già intasato più volte per progetti diventati aria.
Sia chiaro, non sono un blogger, ma mi confesso.
Ho iniziato più volte a scrivere qualcosa nascosto in cartelle dai nomi strani non esotici e poco erotici, non belli o accattivanti. Sia chiaro non sono uno scrittore, non ho mai scritto niente come anche chi pensa non è un pensatore.
Sono come uno che va in chiesa ma non crede a niente e ci va solo per vedere sotto le gonne delle vecchie bigotte, per uscire e andare a giocare a ruba mazzo nel bar della piazzetta. Fare tardi girando intorno all'isolato e avere contatti con nessuno se non con chi ti sbatte contro, come uno che cammina con una dolce sinfonia in testa, un loop romantico da masturbazione mentale.
Al momento mi confesso così, ma ricorda che non sono un blogger ma solo uno che scrive cose a caso pentendosene un attimo dopo, solo perchè non ha ancora capito cos'è un attimo.
martedì, maggio 29, 2012
La strana danza della Natura indotta dal bisogno dell'Uomo
Nella strana danza delle parti mi mancano alcuni punti fermi per capire cose che non so.
Se tutto trema intorno a te, perchè a morire sono spesso quelli che lavorano?
Distrattamente mi accorgo di quello che intorno a me ha un peso, perso nelle mie
letture inutili e nei pensieri ancora più volatili. Non sento scosse, sono insensibile e non
so ballare perchè non capisco il ritmo. Oltre a non avere gusto per la musica elettronica.
Mi piacerebbe uscire da un tunnel mal celato di comportamenti e usanze e se potessi farei
a cambio con qualcuno che si trova da un'altra parte del Mondo, portandomi dietro solo
i miei libri e i miei cd.
Sono così stupido che penso al materiale nel momento in cui si sgretolano i massi, ma da
quando i massi non rotolano più capisco che il possedere qualcosa ti da un senso di
esistenza, sopratutto se il materiale è l'unica cosa che hai.
Sarebbe una scelta pessima o una conferma di fallimento, ma forse comincio a pensare
che qui sia già finito da mangiare e che le briciole mi son sempre state sul cazzo.
Il becchino bussa alla porta e trova dalla parte opposta Nessuno a rispondere. Tempi grami
anche per morire coi costi dei funerali, anche se il suicidio ora è diventato ancora più
democratico della morte stessa. Operai, imprenditori, vecchi ricchi e nuovi poveri.
Il terremoto invece prende solo gli operai e le case della gente comune.
Tutto si sbriciola sotto i tuoi piedi, tutto crolla sulla tua testa e le macerie siamo sempre
e solo noi, mio caro, fermi immobili ad aspettare il Messia.
Io non sento il terremoto, non mi è mai capitato a Milano, solo nelle Marche mi capitò.
Ricordo i momenti ma non ci colse particolare paura, forse perchè ai tempi non avevo
un social netwrork per commentare. Ora tutti ci tengono a far sapere le sensazioni avute,
mettere in rima la paura o fotografare la tensione. Io forse se avessi paura non starei
a scrivere ma scapperei all'aperto.
Ma non deve esserci il panico e nemmeno la paura, non è facile ma nemmeno impossibile.
Ho mal di schiena e comincio ad esser vecchio per i luoghi di divertimento altrui e per i
campi in sintetico. Il mio senso del divertimento l'ho perso da qualche parte.
In quella strana danza non mi rendo conto di cosa ci sia di fisso e cosa ci sia di variabile.
Poi non so ballare e ho un brutto gusto musicale che mi porta spesso a comperare solo
cd originali per darmi un tono e spendere soldi.
A cosa serve sommarli ad altri soldi scommettendo il proprio onore?
Sarà che non ne ho mai avuti, ma ci capisco ancor meno.
Son tutte scosse, tutti scossoni, nulla di certo quindi se non il crollo di qualcosa.
Non è insensibilità la mia, nemmeno cinismo di fondo anche se in fondo si mischia a
qualcosa di denso e necessario.
In Italia serve una scossa è chiaro e lampante come uno di quei lampioni che si accendono
in strade deserte e illuminano benissimo solo uno sparuto cono sotto di loro. Ma non di
queste scosse sto parlando. Anche perchè non capisco perchè a morire siano sempre gli
operai che lavorano.
Se tutto trema intorno a te, perchè a morire sono spesso quelli che lavorano?
Distrattamente mi accorgo di quello che intorno a me ha un peso, perso nelle mie
letture inutili e nei pensieri ancora più volatili. Non sento scosse, sono insensibile e non
so ballare perchè non capisco il ritmo. Oltre a non avere gusto per la musica elettronica.
Mi piacerebbe uscire da un tunnel mal celato di comportamenti e usanze e se potessi farei
a cambio con qualcuno che si trova da un'altra parte del Mondo, portandomi dietro solo
i miei libri e i miei cd.
Sono così stupido che penso al materiale nel momento in cui si sgretolano i massi, ma da
quando i massi non rotolano più capisco che il possedere qualcosa ti da un senso di
esistenza, sopratutto se il materiale è l'unica cosa che hai.
Sarebbe una scelta pessima o una conferma di fallimento, ma forse comincio a pensare
che qui sia già finito da mangiare e che le briciole mi son sempre state sul cazzo.
Il becchino bussa alla porta e trova dalla parte opposta Nessuno a rispondere. Tempi grami
anche per morire coi costi dei funerali, anche se il suicidio ora è diventato ancora più
democratico della morte stessa. Operai, imprenditori, vecchi ricchi e nuovi poveri.
Il terremoto invece prende solo gli operai e le case della gente comune.
Tutto si sbriciola sotto i tuoi piedi, tutto crolla sulla tua testa e le macerie siamo sempre
e solo noi, mio caro, fermi immobili ad aspettare il Messia.
Io non sento il terremoto, non mi è mai capitato a Milano, solo nelle Marche mi capitò.
Ricordo i momenti ma non ci colse particolare paura, forse perchè ai tempi non avevo
un social netwrork per commentare. Ora tutti ci tengono a far sapere le sensazioni avute,
mettere in rima la paura o fotografare la tensione. Io forse se avessi paura non starei
a scrivere ma scapperei all'aperto.
Ma non deve esserci il panico e nemmeno la paura, non è facile ma nemmeno impossibile.
Ho mal di schiena e comincio ad esser vecchio per i luoghi di divertimento altrui e per i
campi in sintetico. Il mio senso del divertimento l'ho perso da qualche parte.
In quella strana danza non mi rendo conto di cosa ci sia di fisso e cosa ci sia di variabile.
Poi non so ballare e ho un brutto gusto musicale che mi porta spesso a comperare solo
cd originali per darmi un tono e spendere soldi.
A cosa serve sommarli ad altri soldi scommettendo il proprio onore?
Sarà che non ne ho mai avuti, ma ci capisco ancor meno.
Son tutte scosse, tutti scossoni, nulla di certo quindi se non il crollo di qualcosa.
Non è insensibilità la mia, nemmeno cinismo di fondo anche se in fondo si mischia a
qualcosa di denso e necessario.
In Italia serve una scossa è chiaro e lampante come uno di quei lampioni che si accendono
in strade deserte e illuminano benissimo solo uno sparuto cono sotto di loro. Ma non di
queste scosse sto parlando. Anche perchè non capisco perchè a morire siano sempre gli
operai che lavorano.
martedì, maggio 22, 2012
Il tempo isterico cannibalizza la moda vintage degli orologi a cu-cù
Dannazione, potrebbero avermi visto.
Nel disuso quotidiano della mia frustrazione avrò anche il diritto di sentirmi un pò distante.
Ero una rock star di livello mondiale che si trova confinato al livello condominiale.
Niente camerini, niente lettini, niente caramelle. Aiuterò i miei a fare scatoloni riempiendoli
del niente che siamo presi in prestito.
Avevo scritto post per la condivisione e ne sarei uscito famoso, ma così non è stato e
pazienza se un Signore un giorno se ne andò e poi tornò. Se io vado...vado.
Ero una rock star e cantavo male, stonavo gli acuti, storpiavo le frasi e non me ne è mai
importato nulla, nemmeno a voi. Sinchè non è uscita la forma, il sopracciglio sottile e i capelli
in ordine. Nel mio disordine non potevo starvi bene, la tempesta del Mondo riordinava i miei
capelli anzichè metterli in disordine. Gli adolescenti mi vedevano male, perchè così voleva la televisione. Mi rivedo nel me stesso da ragazzo, mi rivedo in loro, in quello che voleva mia
mamma e che diceva il prete.
Avevo messo in testa alla gente che non importano i colori, basta colorare la solitudine, invece
poi era primavera e bisognava dare un peso anche ai sogni.
Il costume a righe ingrossa il culo, due pezzi anzichè uno. Stappare birre era reato se fatto con l'insistenza che un maglione ti concede. Così non si poteva andare a far volare gli acquiloni, perlomeno potevo andarci io, che sono una rock star, anzi lo ero.
Nel condominio sono tutti pazzi o il pazzo sono io che non capisco la loro quotidianità. Il mio
piano è troppo bassi e più in alto c'è lo spazio di volare.
Mi sfogo per provare di esser vivo ma non canto più, perchè non scrivo più, perchè non leggo
più. Non ho più la voce che mi legge dentro quando ho in mano un libro. Così li impugno e
salgo all'ultimo piano, provo a farli volare e cadono a terra. Non sono acquiloni, ma credevo
che le idee fossero più leggere di un oggetto. Invece cadono, sotto il peso dell'imprudenza.
Una rock star non sanno nemmeno cosa sia in certi posti. Smontando castelli e sgomberando
cantine, tagliando la carne o pulendo le strade, trovo pesi e misure che rivedo nelle misture
dell'arte o nella ricerca del colore. L'ho fatto non lo dico a caso, una rock star operaia.
Non lavoro più perchè non penso più, perchè non apprendo più.
Ho tagliato un pezzo di ciò che pensavo rotto, sperando che abbia vita propria ma credo che
abbia lo stesso peso di estrapolare una frase da un discorso, il particolare dal complesso.
Finirò come ogni sera sul mio palco personale. Mi metterò a pensare al tempo che passa sulla spiaggia di un'isola greca o su una panchina di Piazza Napoli, non credo ci siano differenze.
Sono una rock star che canta fuori tempo, di un gruppo rock fuori moda e non ho mai avuto
voglia di fare il sound check. Lo lascio ai mediocri di successo.
Nel disuso quotidiano della mia frustrazione avrò anche il diritto di sentirmi un pò distante.
Ero una rock star di livello mondiale che si trova confinato al livello condominiale.
Niente camerini, niente lettini, niente caramelle. Aiuterò i miei a fare scatoloni riempiendoli
del niente che siamo presi in prestito.
Avevo scritto post per la condivisione e ne sarei uscito famoso, ma così non è stato e
pazienza se un Signore un giorno se ne andò e poi tornò. Se io vado...vado.
Ero una rock star e cantavo male, stonavo gli acuti, storpiavo le frasi e non me ne è mai
importato nulla, nemmeno a voi. Sinchè non è uscita la forma, il sopracciglio sottile e i capelli
in ordine. Nel mio disordine non potevo starvi bene, la tempesta del Mondo riordinava i miei
capelli anzichè metterli in disordine. Gli adolescenti mi vedevano male, perchè così voleva la televisione. Mi rivedo nel me stesso da ragazzo, mi rivedo in loro, in quello che voleva mia
mamma e che diceva il prete.
Avevo messo in testa alla gente che non importano i colori, basta colorare la solitudine, invece
poi era primavera e bisognava dare un peso anche ai sogni.
Il costume a righe ingrossa il culo, due pezzi anzichè uno. Stappare birre era reato se fatto con l'insistenza che un maglione ti concede. Così non si poteva andare a far volare gli acquiloni, perlomeno potevo andarci io, che sono una rock star, anzi lo ero.
Nel condominio sono tutti pazzi o il pazzo sono io che non capisco la loro quotidianità. Il mio
piano è troppo bassi e più in alto c'è lo spazio di volare.
Mi sfogo per provare di esser vivo ma non canto più, perchè non scrivo più, perchè non leggo
più. Non ho più la voce che mi legge dentro quando ho in mano un libro. Così li impugno e
salgo all'ultimo piano, provo a farli volare e cadono a terra. Non sono acquiloni, ma credevo
che le idee fossero più leggere di un oggetto. Invece cadono, sotto il peso dell'imprudenza.
Una rock star non sanno nemmeno cosa sia in certi posti. Smontando castelli e sgomberando
cantine, tagliando la carne o pulendo le strade, trovo pesi e misure che rivedo nelle misture
dell'arte o nella ricerca del colore. L'ho fatto non lo dico a caso, una rock star operaia.
Non lavoro più perchè non penso più, perchè non apprendo più.
Ho tagliato un pezzo di ciò che pensavo rotto, sperando che abbia vita propria ma credo che
abbia lo stesso peso di estrapolare una frase da un discorso, il particolare dal complesso.
Finirò come ogni sera sul mio palco personale. Mi metterò a pensare al tempo che passa sulla spiaggia di un'isola greca o su una panchina di Piazza Napoli, non credo ci siano differenze.
Sono una rock star che canta fuori tempo, di un gruppo rock fuori moda e non ho mai avuto
voglia di fare il sound check. Lo lascio ai mediocri di successo.
sabato, maggio 19, 2012
Tutto ciò che non sei mai Stato
Una volta ricordo di aver pianto guardando la televisione.
E' un ricordo di qualche anno fa oppure un incubo sconnesso, di quelli che ti svegli e ti sembra vero, di quelli che a sedici anni ti fanno perdere la verginità con Pamela Andersson.
Una donna in Israele diceva di mandare a scuola, nelle stessa scuola, i figli su autobus e linee differenti, perchè se fosse successo qualcosa a uno non sarebbe capitato all'altro.
Io rimasi fermo a pensare, nel reale o in sogno, poi ho detto "porco dio...ma come si può vivere con questo pensiero nella testa". Dev'essere un tarlo, un qualcosa che ti uccide a poco a poco.
Non quel morire lento che tutti noi portiamo avanti quotidianamente mascherandolo con la crescita, la maturità o la vecchiaia. Una morte lenta e dura, difficile da digerire.
Se fosse mia la figlia morta oggi penso che farei di tutto per riprenderla, oppure morirei giorno dopo giorno. Se fossi stato io a morire oggi, forse il Mondo non avrebbe perso nulla ma i miei genitori avrebbero cominciato a morire.
Quel pensiero della donna israeliana è forte, è coraggioso, non è di chi si piega e si lascia andare, perchè loro a scuola vanno. Il messaggio sta in quello.
La strategia del terrore ora deve farci piegare, aver paura di leggere e istruirci, di prendere ciò che vogliamo, di amare o di odiare, di pensare. Quello che vuole chi sta dietro a tutto questo sta proprio nel far star zitto il popolo, nel non voler spezzare il potere malato che guida un paese.
Ieri Piazza Fontana a Milano, Piazza delle Loggia a Brescia, la Stazione di Bologna, i rapporti tra Stato e terrorismo, Capaci, la delegittimazione di Falcone e Borsellino.
Oggi, mentre a Milano, Roma, Palerno, Catania e altre città si prova, anche in modo discutibile a dare spazio a cultura e creatività, alla noia e al torpore, a Brindisi è stato dato un colpo forte alla forza che dal basso sta salendo.
In Italia come in molti altri Paesi sta uscendo questo, la generazione dei trenta quarantenni sente che il futuro le è stato tolto ma che lo sta pagando, con tasse, lavoro, obblighi. Sente di non poter avere una casa, di non poter permettersi figli, che tutto è un lusso.
La strategia del terrore non deve far smettere di pensare, di leggere, di riunirsi e di manifestare, di odiare e di amare, di occupare, di discutere, di trovarsi.
La risposta sta nel capire dove sta la legalità e chi ne può parlare. Sta nel prendersi cura di ciò che è attorno a noi, nel pensiero democratico, nel fare politica e non nei partiti.
Sta nel continuare ad andare a scuola e istruirsi, nel conoscere la Mafia e i suoi amici, nella cultura.
Il messaggio sta nel continuare ad andare a scuole, magari cambiando strada tutti i giorni.
E' un ricordo di qualche anno fa oppure un incubo sconnesso, di quelli che ti svegli e ti sembra vero, di quelli che a sedici anni ti fanno perdere la verginità con Pamela Andersson.
Una donna in Israele diceva di mandare a scuola, nelle stessa scuola, i figli su autobus e linee differenti, perchè se fosse successo qualcosa a uno non sarebbe capitato all'altro.
Io rimasi fermo a pensare, nel reale o in sogno, poi ho detto "porco dio...ma come si può vivere con questo pensiero nella testa". Dev'essere un tarlo, un qualcosa che ti uccide a poco a poco.
Non quel morire lento che tutti noi portiamo avanti quotidianamente mascherandolo con la crescita, la maturità o la vecchiaia. Una morte lenta e dura, difficile da digerire.
Se fosse mia la figlia morta oggi penso che farei di tutto per riprenderla, oppure morirei giorno dopo giorno. Se fossi stato io a morire oggi, forse il Mondo non avrebbe perso nulla ma i miei genitori avrebbero cominciato a morire.
Quel pensiero della donna israeliana è forte, è coraggioso, non è di chi si piega e si lascia andare, perchè loro a scuola vanno. Il messaggio sta in quello.
La strategia del terrore ora deve farci piegare, aver paura di leggere e istruirci, di prendere ciò che vogliamo, di amare o di odiare, di pensare. Quello che vuole chi sta dietro a tutto questo sta proprio nel far star zitto il popolo, nel non voler spezzare il potere malato che guida un paese.
Ieri Piazza Fontana a Milano, Piazza delle Loggia a Brescia, la Stazione di Bologna, i rapporti tra Stato e terrorismo, Capaci, la delegittimazione di Falcone e Borsellino.
Oggi, mentre a Milano, Roma, Palerno, Catania e altre città si prova, anche in modo discutibile a dare spazio a cultura e creatività, alla noia e al torpore, a Brindisi è stato dato un colpo forte alla forza che dal basso sta salendo.
In Italia come in molti altri Paesi sta uscendo questo, la generazione dei trenta quarantenni sente che il futuro le è stato tolto ma che lo sta pagando, con tasse, lavoro, obblighi. Sente di non poter avere una casa, di non poter permettersi figli, che tutto è un lusso.
La strategia del terrore non deve far smettere di pensare, di leggere, di riunirsi e di manifestare, di odiare e di amare, di occupare, di discutere, di trovarsi.
La risposta sta nel capire dove sta la legalità e chi ne può parlare. Sta nel prendersi cura di ciò che è attorno a noi, nel pensiero democratico, nel fare politica e non nei partiti.
Sta nel continuare ad andare a scuola e istruirsi, nel conoscere la Mafia e i suoi amici, nella cultura.
Il messaggio sta nel continuare ad andare a scuole, magari cambiando strada tutti i giorni.
venerdì, maggio 18, 2012
Se i miei genitori non avessero mai scopato e avessero letto un libro
Se i miei genitori non avessero mai scopato e avessero letto un libro.
Se quella fottuta guerra si fosse portata via mio nonno.
Se anzichè scrivere stronzate iniziassi a costruire ponti e se questi ponti li usassi per unire
i pensieri.
Se iniziassi a fare anzichè a dire che ancora non ho fatto un cazzo.
Se nuotassi in orizzontale nell'aria.
Il problema sta sempre nel mattino che arriva nel momento sbagliato, nel tempo che passa
veloce nel non fare niente. Nel senso di inutilità.
Nelle frasi di chi ti dice che sei importante e che saresti bravo, nel non voler sentire nessuno
parlare. Nel provare fastidio nell'avere vicino qualcuno.
Se ti cercano ti danno fastidio e se non lo fanno avvalorano il fatto che sei inutile, pensando di
essere deleterio nel tuo pessimismo verso tutto e tutti, dagli esseri umani ai tuoi progetti.
Nella carica che avresti nel fare le cose che non fai e di come questa poi si tramuta in un'onda
che ti travolge e ti porta via.
Nelle cagate che ti verranno in mente leggendo e del fanculo che mi dico scrivendo.
Se i miei genitori non avessero mai scopato e avessero letto un libro.
Se quella fottuta guerra si fosse portata via mio nonno.
Se anzichè scrivere stronzate iniziassi a costruire ponti e se questi ponti li usassi per unire
i pensieri.
Se iniziassi a fare anzichè a dire che ancora non ho fatto un cazzo.
Se nuotassi in orizzontale nell'aria.
Il problema sta sempre nel mattino che arriva nel momento sbagliato, nel tempo che passa
veloce nel non fare niente. Nel senso di inutilità.
Nelle frasi di chi ti dice che sei importante e che saresti bravo, nel non voler sentire nessuno
parlare. Nel provare fastidio nell'avere vicino qualcuno.
Se ti cercano ti danno fastidio e se non lo fanno avvalorano il fatto che sei inutile, pensando di
essere deleterio nel tuo pessimismo verso tutto e tutti, dagli esseri umani ai tuoi progetti.
Nella carica che avresti nel fare le cose che non fai e di come questa poi si tramuta in un'onda
che ti travolge e ti porta via.
Nelle cagate che ti verranno in mente leggendo e del fanculo che mi dico scrivendo.
Se i miei genitori non avessero mai scopato e avessero letto un libro.
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