L'angolo adatto per nani, ballerine, cantanti, troie, alcolizzati e illusi. Ovviamente qui nulla è serio...se sei dei nostri...benvenuto, entra pure

martedì, maggio 22, 2012

Il tempo isterico cannibalizza la moda vintage degli orologi a cu-cù

Dannazione, potrebbero avermi visto.
Nel disuso quotidiano della mia frustrazione avrò anche il diritto di sentirmi un pò distante.
Ero una rock star di livello mondiale che si trova confinato al livello condominiale.
Niente camerini, niente lettini, niente caramelle. Aiuterò i miei a fare scatoloni riempiendoli
del niente che siamo presi in prestito.
Avevo scritto post per la condivisione e ne sarei uscito famoso, ma così non è stato e
pazienza se un Signore un giorno se ne andò e poi tornò. Se io vado...vado.
Ero una rock star e cantavo male, stonavo gli acuti, storpiavo le frasi e non me ne è mai
importato nulla, nemmeno a voi. Sinchè non è uscita la forma, il sopracciglio sottile e i capelli
in ordine. Nel mio disordine non potevo starvi bene, la tempesta del Mondo riordinava i miei
capelli anzichè metterli in disordine. Gli adolescenti mi vedevano male, perchè così voleva la televisione. Mi rivedo nel me stesso da ragazzo, mi rivedo in loro, in quello che voleva mia
mamma e che diceva il prete.
Avevo messo in testa alla gente che non importano i colori, basta colorare la solitudine, invece
poi era primavera e bisognava dare un peso anche ai sogni.
Il costume a righe ingrossa il culo, due pezzi anzichè uno. Stappare birre era reato se fatto con l'insistenza che un maglione ti concede. Così non si poteva andare a far volare gli acquiloni, perlomeno potevo andarci io, che sono una rock star, anzi lo ero.
Nel condominio sono tutti pazzi o il pazzo sono io che non capisco la loro quotidianità. Il mio
piano è troppo bassi e più in alto c'è lo spazio di volare.
Mi sfogo per provare di esser vivo ma non canto più, perchè non scrivo più, perchè non leggo
più. Non ho più la voce che mi legge dentro quando ho in mano un libro. Così li impugno e
salgo all'ultimo piano, provo a farli volare e cadono a terra. Non sono acquiloni, ma credevo
che le idee fossero più leggere di un oggetto. Invece cadono, sotto il peso dell'imprudenza.
Una rock star non sanno nemmeno cosa sia in certi posti. Smontando castelli e sgomberando
cantine, tagliando la carne o pulendo le strade, trovo pesi e misure che rivedo nelle misture
dell'arte o nella ricerca del colore. L'ho fatto non lo dico a caso, una rock star operaia.
Non lavoro più perchè non penso più, perchè non apprendo più.
Ho tagliato un pezzo di ciò che pensavo rotto, sperando che abbia vita propria ma credo che
abbia lo stesso peso di estrapolare una frase da un discorso, il particolare dal complesso.
Finirò come ogni sera sul mio palco personale. Mi metterò a pensare al tempo che passa sulla spiaggia di un'isola greca o su una panchina di Piazza Napoli, non credo ci siano differenze.
Sono una rock star che canta fuori tempo, di un gruppo rock fuori moda e non ho mai avuto
voglia di fare il sound check. Lo lascio ai mediocri di successo.

sabato, maggio 19, 2012

Tutto ciò che non sei mai Stato

Una volta ricordo di aver pianto guardando la televisione.
E' un ricordo di qualche anno fa oppure un incubo sconnesso, di quelli che ti svegli e ti sembra vero, di quelli che a sedici anni ti fanno perdere la verginità con Pamela Andersson.
Una donna in Israele diceva di mandare a scuola, nelle stessa scuola, i figli su autobus e linee differenti, perchè se fosse successo qualcosa a uno non sarebbe capitato all'altro.
Io rimasi fermo a pensare, nel reale o in sogno, poi ho detto "porco dio...ma come si può vivere con questo pensiero nella testa". Dev'essere un tarlo, un qualcosa che ti uccide a poco a poco.
Non quel morire lento che tutti noi portiamo avanti quotidianamente mascherandolo con la crescita, la maturità o la vecchiaia. Una morte lenta e dura, difficile da digerire.
Se fosse mia la figlia morta oggi penso che farei di tutto per riprenderla, oppure morirei giorno dopo giorno. Se fossi stato io a morire oggi, forse il Mondo non avrebbe perso nulla ma i miei genitori avrebbero cominciato a morire.
Quel pensiero della donna israeliana è forte, è coraggioso, non è di chi si piega e si lascia andare, perchè loro a scuola vanno. Il messaggio sta in quello.
La strategia del terrore ora deve farci piegare, aver paura di leggere e istruirci, di prendere ciò che vogliamo, di amare o di odiare, di pensare. Quello che vuole chi sta dietro a tutto questo sta proprio nel far star zitto il popolo, nel non voler spezzare il potere malato che guida un paese.
Ieri Piazza Fontana a Milano, Piazza delle Loggia a Brescia, la Stazione di Bologna, i rapporti tra Stato e terrorismo, Capaci, la delegittimazione di Falcone e Borsellino.
Oggi, mentre a Milano, Roma, Palerno, Catania e altre città si prova, anche in modo discutibile a dare spazio a cultura e creatività, alla noia e al torpore, a Brindisi è stato dato un colpo forte alla forza che dal basso sta salendo.
In Italia come in molti altri Paesi sta uscendo questo, la generazione dei trenta quarantenni sente che il futuro le è stato tolto ma che lo sta pagando, con tasse, lavoro, obblighi. Sente di non poter avere una casa, di non poter permettersi figli, che tutto è un lusso.
La strategia del terrore non deve far smettere di pensare, di leggere, di riunirsi e di manifestare, di odiare e di amare, di occupare, di discutere, di trovarsi.
La risposta sta nel capire dove sta la legalità e chi ne può parlare. Sta nel prendersi cura di ciò che è attorno a noi, nel pensiero democratico, nel fare politica e non nei partiti.
Sta nel continuare ad andare a scuola e istruirsi, nel conoscere la Mafia e i suoi amici, nella cultura.
Il messaggio sta nel continuare ad andare a scuole, magari cambiando strada tutti i giorni.

venerdì, maggio 18, 2012

Se i miei genitori non avessero mai scopato e avessero letto un libro

Se i miei genitori non avessero mai scopato e avessero letto un libro.
Se quella fottuta guerra si fosse portata via mio nonno.
Se anzichè scrivere stronzate iniziassi a costruire ponti e se questi ponti li usassi per unire
i pensieri.
Se iniziassi a fare anzichè a dire che ancora non ho fatto un cazzo.
Se nuotassi in orizzontale nell'aria.
Il problema sta sempre nel mattino che arriva nel momento sbagliato, nel tempo che passa
veloce nel non fare niente. Nel senso di inutilità.
Nelle frasi di chi ti dice che sei importante e che saresti bravo, nel non voler sentire nessuno
parlare. Nel provare fastidio nell'avere vicino qualcuno.
Se ti cercano ti danno fastidio e se non lo fanno avvalorano il fatto che sei inutile, pensando di
essere deleterio nel tuo pessimismo verso tutto e tutti, dagli esseri umani ai tuoi progetti.
Nella carica che avresti nel fare le cose che non fai e di come questa poi si tramuta in un'onda
che ti travolge e ti porta via.
Nelle cagate che ti verranno in mente leggendo e del fanculo che mi dico scrivendo.
Se i miei genitori non avessero mai scopato e avessero letto un libro.

martedì, maggio 08, 2012

Cartoline da M^C^O

Cos'è la legge? Qualche sera fa mi sono trovato seduto in mezzo ad altre duecento persone ad ascoltare Gherardo Colombo. Lui ha posto il suo intervento intorno a questo banalissimo quesito.
Cos'è la legge? Sono quelle domande a cui non sai mai cosa rispondere, quesiti scomodi proprio perchè li dai per scontati. La prima cosa che viene in mente è la scomodità, la privazione.
Legge uguale privazione della libertà personale, ma poi ci ragione e capisci che sei libero proprio perchè intorno a te ci sono delle leggi. Non come quando sei bambino però, che se fai il bravo allora dopo cena avrai il tuo cioccolatino, no.
La possibilità di avere una Costituzione previene e mette in guardia da inconvenienze e prepotenze, da fascismi e intolleranze. Vero non accade sempre e allo stesso tempo abbiamo visto che spesso gli stessi politici sanno come passarci sopra. L'inconvente sta nel chi le utilizza, le leggi.
Ma quindi cos'è una legge lo sappiamo, tutti noi abbiamo un'idea, ce ne siamo fatti una grazie ai nostri genitori, ai nonni e alla nostra cultura.
Oggi siamo in un periodo confuso, non devo essere certo io a dirlo o a farlo notare. Il lavoro scarseggia e le tasse aumentano. La coscienza collettiva, quell'humus e bene comune che in fondo accomuna tutti, anche chi ha visioni opposte, ci porta a ragionare e non a reagire con ardore e forza. Una volta si sarebbe detto violenza. Forse la società più istruita ha tolto grinta e vitalità e dato razionalità ai pensieri dei giovani, fatto forse positivo ma sicuramente un pò disarmante.
Nel '60 e '70 si marciava in piazza, oggi si manifesta su facebook. Prima si lanciavano i sanpietrini e oggi le foto di instagram.
Oggi si sente dire che è meglio andare via da Milano e dall'Italia, che New York e Londra sono il futuro e il meglio che ci possa essere. Ma cazzo, io godo quando mi sento dire che "resto qui perchè si può fare qualcosa". Questo qualcosa non deve essere per forza un atto estremo o violento o chissà che. E' anche partecipare alla vita quotidiana, non parcheggiare nel posto dei disabili, lasciare il posto sul tram a una vecchia, aiutare il vicino. Mandare a fare in culo quando è giusto, opporsi e fare vita civile. Non sono un buonista e odio il buonismo forzato. I miei esempi sono ovviamente delle forzature, ma in questo le leggi vanno seguite, per cambiare da dentro quando servono.
Passarci sopra solo per migliorare il nostro vivere comune. Non amo, di base, le occupazioni, ma credo che ciò che sta accadendo ora a Milano, che è successo al Valle a Roma o al Coppola a Catania o al Garibaldi a Palermo sia un esempio. Certi spazi e certi stimoli andiamoceli a prendere nella nostra città, non a Londra, Berlino o New York. Io ci vedo questo nelle leggi, nella Costituzione e nella faccia di chi incontro in giro. Magari in Italia è giunto il momento di rimboccarsi le maniche e partecipare. Magari non sempre si ha la voglia o il coraggio di farlo attivamente, ma ogniuno nel proprio piccolo qualcosa può.
Forse una cartolina un pò lunga ma non mi importa.

venerdì, maggio 04, 2012

Del moralismo e delle altre sporche leggi.

Nella vita sai, ne ho viste poche. Ho vissuto sempre a Milano, ho parlato molto spesso quasi
sempre con le stesse teste. Ho visto quasi sempre gli stessi occhi e mi sono aperto davvero
con pochi. Nella vita però, parlo della mia, ne ho sentite e lette tante e per certi sensi anche
vissute. Purtroppo sono una persona curiosa, lo dico senza finta umiltà. Odio la finta umiltà e
mi piace fottutamente sapere e conoscere ciò che sono gli altri. Prima di dare un giudizio su
una persona voglio almeno averci camminato o bevuto una birra o giocato al fianco o visto
come reagisce alle mie stronzate. Non sopporto e odio il giudizio sommario.
Forse perchè se venissi giudicato sommariamente sarei davvero poca cosa, chi ha avuto modo
di starmi vicino e parlare davvero con me questo lo sa.
Mi stanno dannatamente sul cazzo persone che si credono di essere chissà chi solo per il
ruolo che hanno, per la posizione di "potere" che credono di avere, per il perbenismo o il
moralismo che esprimono o per il semplice sentirsi superiori. Sono purtroppo un finto esteta dell'esser pratici, coi suoi pro e i molti contro.
Adoro chi butta tutto oltre l'ostacolo esponendo la sua persona in ciò che fa senza pensare alle conseguenze, il suo vero Io, fino all'estremo. Fino all'essere criticato, fino all'errore. Ho
sbagliato tante volte e sono sempre stato pronto ad ammetterlo. Ho sbagliato a volte a non
buttare tutto me stesso. Gli errori si fanno e io li ammetto.
Ma sbagliare è bello, sbagliare ti fa conoscere meglio te stesso e gli altri. I miei limiti me li
tengo stretti, provo a migliorarli ma li vedo.
Giudicare senza conoscere, affondare gli altri per esser belli, credersi superiori, no. Anzi
offre visioni sbagliate della realtà. Per questo vedo con rispetto storie agli estremi, mi
commuovo per chi ha fallito perchè almeno ci ha provato e rido per chi giudica e non fa mai
nulla in concreto.
Chi fallisce lo fa perchè ha un talento e non provare a sfruttarlo lo stronca.
C'è come un fatato mondo dietro al quale ci sono cose giuste e cose sbagliate, un fondo di
buonismo mischiato a due dita di snobismo e quattro o cinque dosi di moralità.
Nella vita prima di giudicare un errore o un merito mi sono sempre dedicato a capirne cause o
effetti. Penso di essere stato fortunato in molti miei meriti (che son pochi) e colpevole per le
mie colpe, causa del mio carattere e della mia indole. Portata sicuramente all'esser passiva e
quindi errata.
Ma prima di giudicare qualsiasi gesto ci sono mille varianti, storie e confini che entrano in
gioco, prima di essere davvero sicuro tu di essere quello "bello e pulito" prova a entrare in
campo e poi ne possiamo parlare.
E' la ferocia della normalità, il difficile scontro dell'apparire in un mondo dove mille euro al
mese sono tanti, è la lotta del pesce piccolo contro il pesce piccolo. Voi moralisti e perbenisti
siete dei mediocri e i mediocri sanno guardare solo in casa d'altri per vedere le differenze.
Vi prego, dopo aver letto questo post createle le differenze senza cori, etica e religioni.

giovedì, maggio 03, 2012

Se

Se in passato ho chiesto a qualcuno di scrivere qualcosa per questo blog, l'ho fatto perchè volevo aprirlo a chi lo leggeva spesso.
Se oggi chiedo a voi di scrivere qualcosa è perchè io non ho niente da dire. Credo di non aver niente da dire o da dare, poco da fare e niente da baciare. Il testamento non voglio ancora farlo.
Manca lettera. Quindi chiedo a chi passa di qui di scrivermi qualcosa di bello e significativo nei commenti sotto, anche in anonimato o con le iniziali.
Qualcosa che sia un tutto o un niente, bella o brutta. Non chiederò mai più tanto, promesso.

lunedì, aprile 23, 2012

"ride bene chi ride ultimo" era il tantra del suo mantra

Un vestito migliore era tutto ciò che avrebbe dovuto comprare. Per i colloqui di lavoro che non aveva da tempo, per non uscire sempre in mutande ciabatte e calze bucate, per non essere identificato sempre in quelle t-shirt adolescenziali. Lui era nato con la camicia.
Una buona famiglia, una media istruzione, un buon numero di giochi e un pessimo rapporto con le ragazzine. Quanti non sono si rivedono in questa descrizione sono come quelli che dicono di non masturbarsi e hanno gli occhiali da sempre. Ipocriti, come la pioggia.
Aveva talento ma non nel suo contesto, come una tromba in mezzo a un pezzo rock o come chi non sa quale sia il suo contesto e annaspa per trovarlo. Insomma un vestito nuovo, di una foggia consistente, ecco cosa avrebbe dovuto acquistare. Manca poco a Natale e i soldi delle mance dei parenti li butterà tutti da un sarto. Già ma...i nonni sono morti e gli zii son preoccupati a pagare l'affitto ai figli disoccupati. Fanculo il Natale e i suoi sporchi giochi di potere.
Come l'amore anche il Natale è stato creato dagli esperti di marketing che insieme a qualche cocainomane e un paio di grafici hanno montato il teatrino. Vogliamoci comunque bene.
Idee e pensieri sparsi i suoi. Forse un pò da stronzo, ma dopotutto non aveva soldi per un vestito.
Non sa se sia sbagliato ma, sa di aver cambiato sguardo e sorriso. Un pò come un pagliaccio che poi si mette a uccidere i bambini in un film comico dell'orrore.
Graficamente impostava la sua persona su tinte di rosa perchè dentro sè nascondeva uno spirito da Barbie vestita da Betty Boop, filosoficamente immaginava di non dover pensare a niente continuando a pensare che fosse il pensiero migliore, realisticamente attendeva la speranza con la speranza dell'attesa. Capì sin dal primo momento che i soldi avrebbe dovuto procurarseli da solo per il vestito nuovo. C'era da lavorare e prima di tutto c'era da lavorare su sè stessi. Andando a casa pensò alle prime cose che potevano fargli bene in una situazione di "guerra e pace" col mondo.
Per vincere la guerra niente poteva esser meglio di una doccia e due shampoo, magari comprensivi di un bidet e un attendo uso dello spazzolino. Visto quanto si sentiva meglio, decise di sconfiggere la pace con un metodo soft ed emozionante. La barba. Tagliarsi barba e baffi delineando il viso gli toglieva anni e lo faceva sentire rilassato, almeno fino al primo squillo del telefono o al clacson di chissàchi chissàdove.
Finiti i preparativi e deciso a cercare un lavoro, dei soldi, una stabilità e un percorso, si scontrò contro il buio della strada. Già cazzo, nel suo essere sbadato non aveva fatto casa alle variabili futili che regolano e scandiscono le vite. Gli orari e le abitudini, i cani da portare a spasso e le malattie, il sole e la luna. Era troppo tardi per importunare qualcuno con una richiesta tanto arguta.
Dopo uno sguardo al cielo buio, uno a destra alla strada vuota e uno a sinistra verso la strada ugualmente vuota riaprì il portone tirando fuori il mazzo di chiavi.
Domani sarà un altro giorno uguale, ma pur sempre buono a render la sua vita qualcosa di completo. Stanotte mangerà l'altra metà della sua mela in attesa che dal cielo piovano canzoni.

giovedì, aprile 19, 2012

Il piatto del giorno è: "pensieri sparsi stracotti al forno in salsa onanista"

Siamo solo ai dettagli e già mi sono perso.
Mi guardo le unghie per vedere se son sporche, ma senza faticare non le sporcherò.
Ho i capelli sporchi e me ne duole. E' il mio fascino nerd che ne trae vantaggio.
Se non ce la faccio più a sopportare il mio odore, una doccia può cambiare. E' una visuale
sola che si appanna, sono due istanti che mi possono calmare.
La barba appena fatta e le luci della sera, a volte voglio uno shampoo solo e una faccia
da cambiare, modellare e farla diventare bella. E' il mio debole per il diverso che mi chiama.
Se non puoi calmare niente, una cosa la puoi fare. Io solo nella doccia posso sempre ripetermi
che l'acqua bollente caccia i cattivi pensieri e il vapore che sale sono spiriti finiti.
Appanno un vetro e riesco a parlare. Parlare senza nessuno che mi stia ad ascoltare,
parlare senza nessuno che mi possa dir la sua. Parlare mi fa calmare.
Del resto mi interessa poco, poco interesse come il bagnoschiuma. Che deve essere neutro,
poco profumato ed economico, proprio come il parere altrui.
Deve essere il mio autismo psicologico.
Come allo stadio così anche al cinema fatico ad andare con altra gente, non per la voce
o per l'odore, non per la mente o per altro, ma per quello che potrebbero dire.
Un giudizio sbagliato e cade tutto il castello di carte e io a carte non so giocare.
Però due fili d'erba bagnata bastano a farci felici. Due maglioni e un pallone quando va bene.
Il sottile passaggio dal "potrò fare" all' "ormai è andata così" è il sentimento di rivalsa che
ci porterà tutti, un giorno, sotto terra.
Perchè a morire sono i deboli ed è inutile pensare di esser forti quando tocca a te. Non è
vero che i padri non debbano vivere più a lungo dei figli, io non lo vorrei, forse.
Adesso preparo la borsa, ma le cose importanti le dimentico sempre, mi raccomando
portale tu. Non scherzo, quando parlo seriamente come ora c'è chi ride o non capisce.
Quando sono serio vengo preso poco sul serio. Il triste declino della mia vena interpretativa
sulla coscienza altrui o lo sgretolarsi dell'ego di pongo.
In televisione parlano delle crisi e degli sprechi, ma non ho ancora sentito un regionamento
autonomo sul come non fare o sul perchè alzarsi al mattino. Come se chi non ce la fa
sceglie se suicidarsi per debiti o andare a prendere l'ennesimo caffè corretto.
"no grazie, non mi fa dormire". Eppure il mondo è pieno di gente diventata famosa solo
dopo essersene andata, ma quando era presente nessuno se n'era accorto.

Se le preghiere dei preti non sono come i loro movimenti, se i piccini piacciono ai grandi o se
il sorriso è in bocca a tutti quelli che non hanno un cazzo.

Se essere è uguale ad avere e il pianerottolo è il centro del mondo come un tappo che tiene in piedi il mare.

Se dire e fare fossero la stessa cosa sarei biondo e con gli occhi azzurri come a sedici anni, quando ero innocente e non avevo detto mai "lo giuro".

Il piatto del giorno sono pensieri sparsi cotti al forno in salsa onanista.

domenica, aprile 15, 2012

Il controllo delle date serve solo a chi crede nel tempo e spesso sono i produttori di calendari

Ecco, forse non si inizia mai uno scritto con "ecco" ma in fondo oggi ce lo lasciamo andare.
Fuggire via. Sciacquare. Il giorno di festa tutto è concesso. Se vale tutto allora tanto vale
non avere regole. Ecco.
Ecco appunto. E' la prima volta che mi arrovello intorno a una parola tanto inutile quanto
totale. Ecco riporta all'attuale, al momento, all'attimo. Perchè ecco è una parola che scade
subito anche se scritta. Dire ecco adesso non equivale dirlo ora. Nemmeno ora.
Ecco in questo pezzo ci sta proprio, perchè oggi, ora e adesso questo blog compie 7 anni.
Questo vuol dire che in 7 anni qualcuno c'è passato e ha letto, qualcuno si è emozionato
e molti altri pensano solo siano cazzate e che la loro lista della spesa sia migliore.
In 7 anni un blog l'hanno avuto tutti, oggi ce l'hanno solo i grandi giornalisti sui siti di
opinione, qualche vip aiutato da un ghostwriter e qualche irriducibile che lo usa per fare
la propria psicoanalisi. Io sono una grande rockstar che si psicoanalizza e poi ci sono quelli
che parlano di cucina, di vestiti e dei cazzi loro.
Ma 7 anni fa ce l'avevano in pochi e pochi son rimasti, poi è stata la moda e pochi son rimasti.
Per questo ci sono affezionato, per questo e perchè è una delle cose che più mi rappresenta.
Come la coperta di Charlie Brown o le trecce di Pippi CalzeLunghe e di Gullit. Come
il pisello di Rocco Siffredi o Woodstock per Snoopy. Valori seri.
Ecco che allora spesso mi trovo a rileggere vecchi post e decriptarli, perchè dopo anni
anche per me è difficile capire cosa volessi dire davvero, quale altra frase c'era sotto e
rivivere certi momenti, certi ricordi.
Mi sono appena scoperto a ridere e commuovermi rileggendo un vecchio post, del 2005,
sugli allenamenti, sui compagni e sugli streep per esultare a un goal in pieno Dicembre, un goal
che non conta nulla nel riscaldamento e correre nudi in mezzo a un campo. Oppure parole
regalate alla difficoltà di un amico, al rancore personale o guidate dall'alcol. Cose scritte
per amore senza dirlo o guidate dal pensiero verso chi non c'è. Sono solo poche gocce in
un mare di parole e ricordi che non ti possono dire nulla o forse poco.
Mi perdo spesso in pagine o parole per ricordare emozioni o istanti, sopratutto ultimamente.
Di sicuro se ora stai leggendo molte di queste parole ti diranno qualcosa oppure potrai
rivederti in qualche modo. Ecco, tutto questo puoi farlo ora, adesso.
Dopo 7 anni anche io posso farlo ora e sempre dando una scadenza maggiore a tutto questo.
Ecco, forse non si finisce mai uno scritto con "ecco" ma in fondo oggi ce lo lasciamo andare.
Finire così. Terminare. Il giorno di festa tutto è concesso. Se vale tutto allora niente vale.
Ecco.

venerdì, aprile 06, 2012

Come un rotolo di carta igienica

Basta un programma sul cellulare per essere dei bravi fotografi. Almeno per crederlo.
Il potere della tecnologia oggi ci può dare con due ditate quello che fotografi hanno
studiato e imparato, sbagliato e imparato nuovamente, per anni.
Anche se i giorni si susseguono senza un peso o gioie esasperate, con muri fissati
che non si spostano mai, le giornate passano lo stesso. Sono queste banalità le uniche
cose fissate nella testa. Fissate con uno scatto, sfuocato ad hoc.
Come l'acidità di un commento, come il tempo fissato su un orologio, come il tempo
che non viene fissato su un orologio. Tutto passa lo stesso.
Intorno a te tutto si muove troppo velocemente? Inutile rincorrere le attese, meglio
stare fermi e immobili e prima o poi si stancheranno. Appendere le scarpe al chiodo
è la migliore soluzione che vedo per il mio corpo, in attesa dei tempi migliori.
Quelli passati in riva al fiume in attesa di vedere il cadavere passare e poi star fermi
per capire di chi cazzo fosse.
Basta un sito sul computer per essere dei bravi scrittori. Almeno per crederlo.
L'insuccesso dell'editoria attuale riporta in strada il vuoto delle teste dei passanti. Tutti
troppo presi dal taglio dei propri capelli anzichè da quello che sta sotto.
Credo che tra tutte le persone che conosco, soltanto 10 di loro superino i 20 libri letti
in un anno e nemmeno di tutti sono sicuro. Potrei dire lo stesso su dischi comprati o
ascoltati, artisti conosciuti.
Sarei molto meno ottimista su ragionamenti fatti e non imposti dalla pubblicità, da
un colore cui si è affezionati o dal ricordo del peluche quando si era piccoli.
Con questo non voglio giudicare chi mi era amico e forse lo sarà.
Basta un gioco di sostanze chimiche per essere felici. Almeno per crederlo.
Il peso che oggi hanno pochi sul resto toglie il peso alle parole e offre il fianco alle
opinioni imposte.
Anche se non vorresti vedi cose che non vuoi solo perchè imposte, ricevi messaggi
imposti e in tutto ciò non ti imponi. Ti affezioni a Babbo Natale perchè è vecchio,
grasso e rosso oppure pensi che il cuore, un organo molliccio e zuppo di sangue sia
l'organo dell'amore o dell'affetto.
Fermi alla stessa fermata non possiamo accorgerci se ci sono cose che cambiano tutto,
né se qualcuno vuole farlo, né se qualcuno ha bisogno di farlo. Fermi alla fermata si
aspetta il solito tram per la solita destinazione sicura. Casa.
Come un rotolo di carta igienica aspetti il tuo momento per pulire il culo di qualcuno,
quando arriva sei felice e ti senti pieno. Ma il rotolo, pur lungo quanto la vita, prima
o poi finisce, strappo dopo strappo, culo dopo culo.