Sono al terzo piano del palazzo diroccato.
Gli amanti di Boudelaire direbbero decadente, ma a me non piace come
aggettivo. Lo fa sembrare interessante e non lo è.
In casa ho ancora i miei vecchi dischi di vinile, il caffè in polvere e una
scatola di cerini svedesi, semivuota.
Sul davanzale campeggia ciò che resta di una pianta di gerani. Forse mi
sbaglio e sono orchidee, poco importa.
Insomma, tutto l'indispensabile per la sopravvivenza domestica di un uomo.
Io sono SOLO. Il mio nome è SOLO.
Il palazzo si stacca dagli altri, più bassi e tozza, sulla terza strada di Anyway.
Nella provincia di niente, dove la realtà arriva dove riesce ad arrivare il tuo
sguardo o sin dove arriva la luce del lampione. Oltre...chissà...
Eravamo rimasti in quattro dopo la grande fuga dal niente, perchè nel nostro
sogno si campava di poco. Poi ho avuto fame.
La prima volta è stata AMORE, l'ho uccisa di notte in mezzo ai festeggiamenti
per le strade vuote. Soli in in vicolo, l'ho strozzata guardandola negli occhi.
AMORE...le ho mangiato il cuore con avidità perchè restasse in me qualcosa
di lei, del suo spirito, del suo senso. Ancora ricordo il sangue caldo scivolarmi in
gola come birra fresca quando hai sete. Ho pianto a dirotto ma la pioggia ha
cancellato ogni lacrima, come se nulla fosse.
Nella mia stanza, quando si alza la voce di Jim Morrison è un olocausto di
emozioni, cadono a terra una dopo l'altra senza nemmeno avere il tempo di
gridare. Sorde.
Ma non potevo rimanere fermo, ormai era iniziata l'espiazione da tutto e da
tutti. DENARO l'ho trovato il mattino dopo, intento a estendere il proprio io
al di là di ciò che sapevamo esserci. Non capiva che eravamo uno in meno,
non ha mai considerato ci fossero "altri".
E' stato un sollievo ucciderlo con l'inganno...un lieve sollievo, come l'alito di
vento generato dal tubo in ferro sulla sua testa.
Non ho potuto far altro che usare le sue mani per lavare il suo corpo, eliminando
i pensieri, gli odori e le paure che sapeva dare la sua voglia di arrivare.
DENARO...non credo di essergli mai stato tanto legato. Perlomeno credo.
Quando arrivai di fronte a SESSO, feci fatica a guardarlo negli occhi.
Ma penso avesse già inteso. Tutto doveva finire così.
Anche la Luna in cielo mi diceva questo. Fu difficile restare solo e sottorrare
i suoi genitali. Due metri di terra avrebbero tenuto lontano tutti i cani
randagi di Anyway, se solo ce ne fossero stati.
SESSO...e rimasi davvero SOLO.
Sono passati giorni da quando sono davvero SOLO, niente nel giro di tutti
questi isolati. Luci fredde, negozi vuoti. Esco soltanto la notte per non vivere
insieme alla mia ombra, che mi fa paura e mi ricorda da dove vengo e dove posso
arrivare. Sempre un passo avanti o uno dietro.
Poi la notte guardo il cielo e vedo la Luna. L'unica compagnia, l'unico bagliore che
riesco a sopportare. Forse è proprio per questo che vorrei farla mia, per non
condividerla con nessuno. SOLO.
L'angolo adatto per nani, ballerine, cantanti, troie, alcolizzati e illusi. Ovviamente qui nulla è serio...se sei dei nostri...benvenuto, entra pure
lunedì, aprile 26, 2010
giovedì, aprile 22, 2010
Vanesio è morto qui
Mio nonno non era uno stinco di santo. Anche perchè era grande e grosso.
Forse meglio dire che io da piccolo lo vedevo così, grande e grosso.
Un pò come il gigante buono.
Il mito da inseguire e che ti sa seguire.
A piccoli passi, paralleli ai tuoi. I miei. Anche adesso che non c'è più.
Mi ha detto e insegnato tante cose, il nonno.
Come a distruggere i miti quando il peso della coscienza va oltre la gravità.
Il perchè gli stronzi galleggiano è chiaro a tutti oramai.
Io l'ho imparato grazie a lui.
Sarà per questo che ho deciso di picchiarti. Non ti devi preoccupare, sarò
chirurgico e affettuoso, caldo e partecipe, ma il tuo volto infastidisce la mia
stima verso te. Ormai icona, attraversi l'impotenza attuale.
Devo sfigurarti adesso, per me ma anche per te. Ti rendi conto di quanto non
sanno chi sei ma ti riconoscono, senza fede.
Mi spiace Che ma il tuo viso offende la tua grandezza.
Così come tutti sappiamo dell'esistenza di Gesù. Non è vero?
Sarà per questo che vorrei tirarti le bottiglie vuote delle birre che mi sono
appena bevuto pensandoti, eri su quella croce che ti sei fatto costruire.
Perchè anche se apprezzo il tuo sforzo, mio caro, ti do del coglione.
Sì, sei un coglione, perchè ti sei fidato del tuo alleato più sleale, quello a tua
immagine e somiglianza. Il traditore.
Senza contare che quando ero piccino avrei schiacciato Grande Puffo e il suo
cappuccio rosso. Non l'ho visto mai nei paraggi dei miei occhi e devo dire che
se l'è cavata bene standomi alla larga.
Perchè se ogni bambino vede il padre come un Dio, io ti chiedo perchè un
giorno o l'altro non facciamo a pugni, per capire dove possiamo arrivare.
Il limite estremo del complesso volersi bene o l'antitesi del rispetto.
Perchè non ci sfoghiamo così anzichè non parlare, perchè dovrei far nascere
mio figlio in questo mondo e dargli le delusioni che ho avuto io?
Perchè prenderlo mano nella mano e dirgli tutto senza parlare?
Perchè mio nonno mi ha insegnato a fare a pugni coi miei miti e uccidere la
vanità di me stesso, del mio stesso Vanesio, che ho ucciso troppo giovane...?
Forse meglio dire che io da piccolo lo vedevo così, grande e grosso.
Un pò come il gigante buono.
Il mito da inseguire e che ti sa seguire.
A piccoli passi, paralleli ai tuoi. I miei. Anche adesso che non c'è più.
Mi ha detto e insegnato tante cose, il nonno.
Come a distruggere i miti quando il peso della coscienza va oltre la gravità.
Il perchè gli stronzi galleggiano è chiaro a tutti oramai.
Io l'ho imparato grazie a lui.
Sarà per questo che ho deciso di picchiarti. Non ti devi preoccupare, sarò
chirurgico e affettuoso, caldo e partecipe, ma il tuo volto infastidisce la mia
stima verso te. Ormai icona, attraversi l'impotenza attuale.
Devo sfigurarti adesso, per me ma anche per te. Ti rendi conto di quanto non
sanno chi sei ma ti riconoscono, senza fede.
Mi spiace Che ma il tuo viso offende la tua grandezza.
Così come tutti sappiamo dell'esistenza di Gesù. Non è vero?
Sarà per questo che vorrei tirarti le bottiglie vuote delle birre che mi sono
appena bevuto pensandoti, eri su quella croce che ti sei fatto costruire.
Perchè anche se apprezzo il tuo sforzo, mio caro, ti do del coglione.
Sì, sei un coglione, perchè ti sei fidato del tuo alleato più sleale, quello a tua
immagine e somiglianza. Il traditore.
Senza contare che quando ero piccino avrei schiacciato Grande Puffo e il suo
cappuccio rosso. Non l'ho visto mai nei paraggi dei miei occhi e devo dire che
se l'è cavata bene standomi alla larga.
Perchè se ogni bambino vede il padre come un Dio, io ti chiedo perchè un
giorno o l'altro non facciamo a pugni, per capire dove possiamo arrivare.
Il limite estremo del complesso volersi bene o l'antitesi del rispetto.
Perchè non ci sfoghiamo così anzichè non parlare, perchè dovrei far nascere
mio figlio in questo mondo e dargli le delusioni che ho avuto io?
Perchè prenderlo mano nella mano e dirgli tutto senza parlare?
Perchè mio nonno mi ha insegnato a fare a pugni coi miei miti e uccidere la
vanità di me stesso, del mio stesso Vanesio, che ho ucciso troppo giovane...?
martedì, aprile 20, 2010
Solo amari andati a male
...sono caduto in un sonno come non mi capitava da tanto tempo.
Troppo, forse.
Alla mia destra un cumulo di grida mi fa capire che non è un sogno.
Intendiamoci...sto sognando e sto dormendo, ma questo non è per un cazzo
un "sogno". Non uno di quelli intesi normalmente, con luci e paesaggi incantati,
fanciulle in bikini e pesci rossi in vasche tonde. No.
Questo era un sogno di quelli brutti, che però non ti spaventano. Un incubo
potrei chiamarlo, ma non vorrei farti andare fuori strada. Perchè in questo
sogno, chiamiamolo facilmente così, io c'ero già stato.
Infatti lo vedo, lo riconosco.
Erano quattro fottuti anni che non lo vedevo più.
Mi giro dall'altra parte, faccio finta di non vederlo, di non volerlo vedere.
Di non volerlo.
ciao coglione come stai...ciao Tyler, sempre molto carino vedo, un lustro
non ti ha cambiato per niente...avrebbe dovuto? in caso posso sempre
cambiare ...che cazzo vuoi stavolta? soldi, caramelle e confetti? se vuoi
sono diventato molto bravo negli abbracci...non fare lo spiritoso, sono
davvero nei guai, anzi sono diventato un guaio per me stesso... che vuoi
dire? spiega...voglio dire... spiegami soltanto se davvero lo vuoi fare...
infatti ti vorrei dire che...attento, poi non incazzarti se...ooooh mi hai rotto
i coglioni! capito? il solo fatto che mi sembra di parlare a uno specchio mi
innervosisce. se in più ci metti anche il tuo carattere del cazzo, me ne vado
a cercare aiuto da un'altra parte. anche in una fottutissima Chiesa se
dovesse servire...andresti davvero da un prete? ok ok, scusa. ho sbagliato,
ma sai benissimo cosa penso di te e me...lo so, lo so bene... che ti succede,
spara... non lo so. ecco che succede...non lo so...che cazzo vuol dire "non lo so"?!?...
vuol dire che è come quando fuori piove ma c'è il sole che accende la giornata.
come quando ci ammazzavamo di alcolici andati a male sole per il fatto
che era bello vomitarci tutto in faccia...sì, ricordo. però continuo a non
capirti...perfetto, sei il solito cazzo di specchio. rifletti e basta, non capisci...
sfotti pure, la differenza tra noi è solo che io sono bello...no caro la differenza
è un'altra. è che tu sei vero e io onirico...parolone...parolone un cazzo,
verità...la verità sta a zero nei nostri discorsi lo sai, vero?...lo so, lo so, ma
è comunque la linea guida o l'orizzonte lontano, vedi tu cosa preferisci...
preferirei il niente, anche quando fingo di essere felice, il niente...
era proprio questo che volevo dire, avevo voglia di piangere e l'unico con
cui potevo farlo, sei tu...io...io
Credo di non essermi svegliato bene. Non ricordo nulla di quella mattinata e
a tratti penso a cosa possa averla generata. Sarà stato il grande freddo di ieri
sera o la voglia di vomitare che mi passa per la testa. Saranno gli occhi gonfi
per il vento che entra dentro, saranno i pensieri mossi dal vento, sarà il vento
uscendo dalle orecchie mi genera urla e lamenti che mi fanno paura.
Ma Tyler qui non c'è e anche io ho voglia di piangere.
Ancora.
Troppo, forse.
Alla mia destra un cumulo di grida mi fa capire che non è un sogno.
Intendiamoci...sto sognando e sto dormendo, ma questo non è per un cazzo
un "sogno". Non uno di quelli intesi normalmente, con luci e paesaggi incantati,
fanciulle in bikini e pesci rossi in vasche tonde. No.
Questo era un sogno di quelli brutti, che però non ti spaventano. Un incubo
potrei chiamarlo, ma non vorrei farti andare fuori strada. Perchè in questo
sogno, chiamiamolo facilmente così, io c'ero già stato.
Infatti lo vedo, lo riconosco.
Erano quattro fottuti anni che non lo vedevo più.
Mi giro dall'altra parte, faccio finta di non vederlo, di non volerlo vedere.
Di non volerlo.
ciao coglione come stai...ciao Tyler, sempre molto carino vedo, un lustro
non ti ha cambiato per niente...avrebbe dovuto? in caso posso sempre
cambiare ...che cazzo vuoi stavolta? soldi, caramelle e confetti? se vuoi
sono diventato molto bravo negli abbracci...non fare lo spiritoso, sono
davvero nei guai, anzi sono diventato un guaio per me stesso... che vuoi
dire? spiega...voglio dire... spiegami soltanto se davvero lo vuoi fare...
infatti ti vorrei dire che...attento, poi non incazzarti se...ooooh mi hai rotto
i coglioni! capito? il solo fatto che mi sembra di parlare a uno specchio mi
innervosisce. se in più ci metti anche il tuo carattere del cazzo, me ne vado
a cercare aiuto da un'altra parte. anche in una fottutissima Chiesa se
dovesse servire...andresti davvero da un prete? ok ok, scusa. ho sbagliato,
ma sai benissimo cosa penso di te e me...lo so, lo so bene... che ti succede,
spara... non lo so. ecco che succede...non lo so...che cazzo vuol dire "non lo so"?!?...
vuol dire che è come quando fuori piove ma c'è il sole che accende la giornata.
come quando ci ammazzavamo di alcolici andati a male sole per il fatto
che era bello vomitarci tutto in faccia...sì, ricordo. però continuo a non
capirti...perfetto, sei il solito cazzo di specchio. rifletti e basta, non capisci...
sfotti pure, la differenza tra noi è solo che io sono bello...no caro la differenza
è un'altra. è che tu sei vero e io onirico...parolone...parolone un cazzo,
verità...la verità sta a zero nei nostri discorsi lo sai, vero?...lo so, lo so, ma
è comunque la linea guida o l'orizzonte lontano, vedi tu cosa preferisci...
preferirei il niente, anche quando fingo di essere felice, il niente...
era proprio questo che volevo dire, avevo voglia di piangere e l'unico con
cui potevo farlo, sei tu...io...io
Credo di non essermi svegliato bene. Non ricordo nulla di quella mattinata e
a tratti penso a cosa possa averla generata. Sarà stato il grande freddo di ieri
sera o la voglia di vomitare che mi passa per la testa. Saranno gli occhi gonfi
per il vento che entra dentro, saranno i pensieri mossi dal vento, sarà il vento
uscendo dalle orecchie mi genera urla e lamenti che mi fanno paura.
Ma Tyler qui non c'è e anche io ho voglia di piangere.
Ancora.
lunedì, aprile 05, 2010
Il mercante dei sogni
Strade piene ne vediamo tutti i giorni qui in città, dai mercanti ai compratori,
dai sogni ai pensieri che ogni notte escono dalle case ai narratori che di giorni li
inseguono per poterli raccontare.
Gente di ogni tipo e colore, alcuni riconoscibile altri ombre di passaggio.
Ogni mattina arrivava in piazza il giovane cantante, egli stesso scrittore e attore
delle proprie storie, visitatore perverso delle menti di vecchi e bambini.
Si racconta abbia musicato anche gli incubo del suo pesce rosso, morto di crepacuore.
Non che abbia una bella voce, tantomeno si può dire che il suono della sua chitarra
sia sinuoso ed accattivante.
Ma ha quel qualcosa in più che lo differenzia dagli altri, forse il bel viso, il suo
essere malinconico e al tempo stesso pieno di sorrisi.
Sarà il bel cappello che nasconde parte dei suoi occhi, così da non far mai capire in
pieno cosa vogliano esprimere i suoi occhi, ma anche questa è soltanto una
supposizione.
Il paese è pieno di mercanti vecchi e giovani, imbellettati e profumati come le
ballerine dei varietà o viscidi come il pubblico delle prime file di quegli stessi
spettacoli. Avevano un grande successo, ancora maggiore rispetto al canta storie.
Lui cantava i loro sogni e i loro pensieri, ma niente che non conoscessero in
precedenza. In cuor suo ha sempre odiato le novità, i colpi di testa e i tagli di
capelli troppo corti. I venditori invece hanno casse piene di stranezze e di
promesse, vendute a prezzo bassissimo perchè ciò che interessa è il successo
immediato, l'acquisto senza condizioni, l'apparire con l'offerta migliore, il sorriso
più bello o l'affare più vantaggioso. E' così che il cantastorie vede passare davanti
ai suoi occhi fogli di carta e monete, cantando di orizzonti lontani e amori nascosti,
paure di fallimenti e repressioni basso addominali.
Tentando di mettere tutti in guardia dall'acquisto ossessivo della novità, dalla
paura dell'essere sempre alla moda o dalla semplicemente dalla smania di
apparire, ma proprio per queste teorie più di uno in paese lo guarda come un matto.
Venditori ogni giorno portano in piazza la morale e proposte di aumenti nelle
proprie potenzialità, proponendo funerali alle proprie realtà e matrimoni con
Mondi lontani. Vendono sogni, mercanteggiano futuri arricchendo il proprio ego e
la sacca delle monete che ormai non riescono a legarsi ai calzoni.
Il cantastorie preferì non voler più capire niente, abbandonare ogni velleitudine,
conscio che in questa vita non avrebbe cambiato nessuno con parole e poesie,
avrebbe strappato altri sorrisi e qualche bacio, forse qualcuno gli avrebbe
riconosciuto la giusta gloria ma soltanto dopo un buon acquisto alla moda.
E' così che decise di lasciare la sua terra e il cuscino, lasciando ai posteri una sola
frase scritta sul muro della sua casa:
"i vostri sogni non hanno un prezzo, se non quello che siete disposti a spendere per
continuare a sognare"
dai sogni ai pensieri che ogni notte escono dalle case ai narratori che di giorni li
inseguono per poterli raccontare.
Gente di ogni tipo e colore, alcuni riconoscibile altri ombre di passaggio.
Ogni mattina arrivava in piazza il giovane cantante, egli stesso scrittore e attore
delle proprie storie, visitatore perverso delle menti di vecchi e bambini.
Si racconta abbia musicato anche gli incubo del suo pesce rosso, morto di crepacuore.
Non che abbia una bella voce, tantomeno si può dire che il suono della sua chitarra
sia sinuoso ed accattivante.
Ma ha quel qualcosa in più che lo differenzia dagli altri, forse il bel viso, il suo
essere malinconico e al tempo stesso pieno di sorrisi.
Sarà il bel cappello che nasconde parte dei suoi occhi, così da non far mai capire in
pieno cosa vogliano esprimere i suoi occhi, ma anche questa è soltanto una
supposizione.
Il paese è pieno di mercanti vecchi e giovani, imbellettati e profumati come le
ballerine dei varietà o viscidi come il pubblico delle prime file di quegli stessi
spettacoli. Avevano un grande successo, ancora maggiore rispetto al canta storie.
Lui cantava i loro sogni e i loro pensieri, ma niente che non conoscessero in
precedenza. In cuor suo ha sempre odiato le novità, i colpi di testa e i tagli di
capelli troppo corti. I venditori invece hanno casse piene di stranezze e di
promesse, vendute a prezzo bassissimo perchè ciò che interessa è il successo
immediato, l'acquisto senza condizioni, l'apparire con l'offerta migliore, il sorriso
più bello o l'affare più vantaggioso. E' così che il cantastorie vede passare davanti
ai suoi occhi fogli di carta e monete, cantando di orizzonti lontani e amori nascosti,
paure di fallimenti e repressioni basso addominali.
Tentando di mettere tutti in guardia dall'acquisto ossessivo della novità, dalla
paura dell'essere sempre alla moda o dalla semplicemente dalla smania di
apparire, ma proprio per queste teorie più di uno in paese lo guarda come un matto.
Venditori ogni giorno portano in piazza la morale e proposte di aumenti nelle
proprie potenzialità, proponendo funerali alle proprie realtà e matrimoni con
Mondi lontani. Vendono sogni, mercanteggiano futuri arricchendo il proprio ego e
la sacca delle monete che ormai non riescono a legarsi ai calzoni.
Il cantastorie preferì non voler più capire niente, abbandonare ogni velleitudine,
conscio che in questa vita non avrebbe cambiato nessuno con parole e poesie,
avrebbe strappato altri sorrisi e qualche bacio, forse qualcuno gli avrebbe
riconosciuto la giusta gloria ma soltanto dopo un buon acquisto alla moda.
E' così che decise di lasciare la sua terra e il cuscino, lasciando ai posteri una sola
frase scritta sul muro della sua casa:
"i vostri sogni non hanno un prezzo, se non quello che siete disposti a spendere per
continuare a sognare"
mercoledì, marzo 31, 2010
Speranza
Cantavano sempre e solo quella canzone, che il resto andasse a fare in culo.
Col finestrino abbassato, schiaffi d'aria fredda in faccia.
Non deve stare tutto dentro la propria visuale per credere che sia reale e
allora avanti a sognare e credere che sia possibile.
C'era speranza, l'han vista passare e l'han fissata in qualche istantanea scattata
velocemente. In realtà non si vede bene, sembra soltanto una scia, un pallido lampo.
No, cazzo. Anche stavolta l'abbiam lasciata andare. Colpevoli.
Anche se non è mai facile scattare foto da un auto in movimento.
Ma speranza c'era.
Ripensarono chiaramente che la bellezza è un controsenso.
Troppo brutta da far vedere e troppo bella da tenere nascosta sotto strati di
ipocrisia. Molto meglio truccarla, mascherarla, sfigurarla.
Farle del male, se è il caso, ma darle lo stesso un peso, un'importanza. Allo
stesso tempo, dopo l'ennesima sorsata di qualche amaro comprato a poco
prezzo, giunsero alla conclusione che speranza e bellezza avevano la stessa
natura, lo stesso colore, gli stessi capelli.
Che forse era bella quella che avevan visto passare qualche ora prima in auto,
ma tornarono a cantare quella fottutissima canzone e si dimenticarono di lei,
perdendo per sempre la speranza per quella notte.
Pensi davvero che fosse lei?
Credono che al mondo esista un Dio, anche se non sanno precisare di quale
religione. Ma deve esserci, è quello che si occupa delle cose banali.
"Se l'acqua calda ha il rubinetto rosso e quella fredda blu, qualcuno avrà pur detto
la sua dall'alto".
"Certo ci sarà qualcuno che ha inventato la lettura dei fondi del
caffè".
"Già...sì...e poi il vento...chi lo alimenta il vento?".
Tutto questa era viziato dal loro vizio più frequente, dal sognare e dal rimanere
fermi ad occhi aperti a pensare. Magari cantando a squarciagola oppure stando in
apnea senza bombole e senza ossigeno.
La rivoluzione era finita, lo stesso nastro della canzone si era ormai consumato
e forse le mode o forse i gusti musicali che cambiano, non ne trovarono mai
più un altro.
Girarano per cercarlo, passando per le stradine della città vecchia e per i
centri commerciali, per negozi e bancarelle. Non lo trovarono e non la rividero
mai più. Non restò altro che cantare a piena voce il testo impresso nella mente e
ogni tanto guardare quelle fottute istantanee che, seppur sfuocato, davano un
senso di speranza, sfuggente e malinconico.
In fondo non bisogna saper cantare per essere un bravo cantante.
Col finestrino abbassato, schiaffi d'aria fredda in faccia.
Non deve stare tutto dentro la propria visuale per credere che sia reale e
allora avanti a sognare e credere che sia possibile.
C'era speranza, l'han vista passare e l'han fissata in qualche istantanea scattata
velocemente. In realtà non si vede bene, sembra soltanto una scia, un pallido lampo.
No, cazzo. Anche stavolta l'abbiam lasciata andare. Colpevoli.
Anche se non è mai facile scattare foto da un auto in movimento.
Ma speranza c'era.
Ripensarono chiaramente che la bellezza è un controsenso.
Troppo brutta da far vedere e troppo bella da tenere nascosta sotto strati di
ipocrisia. Molto meglio truccarla, mascherarla, sfigurarla.
Farle del male, se è il caso, ma darle lo stesso un peso, un'importanza. Allo
stesso tempo, dopo l'ennesima sorsata di qualche amaro comprato a poco
prezzo, giunsero alla conclusione che speranza e bellezza avevano la stessa
natura, lo stesso colore, gli stessi capelli.
Che forse era bella quella che avevan visto passare qualche ora prima in auto,
ma tornarono a cantare quella fottutissima canzone e si dimenticarono di lei,
perdendo per sempre la speranza per quella notte.
Pensi davvero che fosse lei?
Credono che al mondo esista un Dio, anche se non sanno precisare di quale
religione. Ma deve esserci, è quello che si occupa delle cose banali.
"Se l'acqua calda ha il rubinetto rosso e quella fredda blu, qualcuno avrà pur detto
la sua dall'alto".
"Certo ci sarà qualcuno che ha inventato la lettura dei fondi del
caffè".
"Già...sì...e poi il vento...chi lo alimenta il vento?".
Tutto questa era viziato dal loro vizio più frequente, dal sognare e dal rimanere
fermi ad occhi aperti a pensare. Magari cantando a squarciagola oppure stando in
apnea senza bombole e senza ossigeno.
La rivoluzione era finita, lo stesso nastro della canzone si era ormai consumato
e forse le mode o forse i gusti musicali che cambiano, non ne trovarono mai
più un altro.
Girarano per cercarlo, passando per le stradine della città vecchia e per i
centri commerciali, per negozi e bancarelle. Non lo trovarono e non la rividero
mai più. Non restò altro che cantare a piena voce il testo impresso nella mente e
ogni tanto guardare quelle fottute istantanee che, seppur sfuocato, davano un
senso di speranza, sfuggente e malinconico.
In fondo non bisogna saper cantare per essere un bravo cantante.
giovedì, marzo 11, 2010
C'è una strada...
Le mattine sono tutte uguali se non c'è qualcosa a cambiarne il corso.
Le vite sono tutte le stesse se non fosse per una serie di variabili casuali
che la rivoluzionano.
C'è chi nasce di colore e chi ricco, chi biondo e chi sfigato.
A volte le sfortune possono anche capitare in coppia.
Il giro intorno al quale girano, le svolte intorno a cui svoltano,
sono puramente casuali.
Non pensare nemmeno lontanamente alla sfortuna. Non parlarmi di jella.
Non credere nella volontà.
Quella serve solo per vincere in un reality show. Quelli da persone vere.
Addirittura la legge è uguale per tutti, è scritto in tutti i muri dei palazzi
di giustizia della giungla in cui viviamo.
Tra un simbolo elettorale e un faccione che ti chiede fiducia offrendo certezza.
Da paure spezzate, con andate senza ritorni. Velocità estrema e un grande freddo,
solo il sicuro è certo.
A quel punto ti rendi conte che le cose stanno sempre e solo dove sono e che a
dirtelo sono sempre quelli che sanno e hanno risposte.
Come quando ti svegli in mezzo alla notte, hai mangiato pesante e i cattivi
pensieri sono lì a offuscarti la mente. L'alcol ti fa girare la stanza e capisci che
la soluzione è chiudere gli occhi.
Perchè non riesci ad arrivare al frigorifero per bere ancora.
Poi ti svegli, c'è solo indecisione e tutto passa.
Velocemente muore nel niente nel nulla...poi tutto torna.
Torna la mattina uguale a quella prima, torna la metro il tram e il solito avanzare.
Verso cosa se lo stan chiedendo nelle trasmissioni politiche, quelle dove quando
eri giovani eri in certo tipo, ma ora i sondaggi ti danno cambiato.
Quelle in cui anzichè pensare a te, calcolano il guadagno garantito dal tuo voto
elettorale. Sempre se verrà calcolato.
Vai verso i sogni della tua generazione col tuo tram bloccato nel traffico.
Quella generazione "mille euro" e tanti cazzi in culo, dove forse sei solo un numero,
un biglietto timbrato tutto spiegazzato.
Per fortuna non son le sole cose che si hanno, ci son raggi di sole, sorrisi voluti
e persino le strade riescono ad essere diverse, basta voler cambiare strada e
aver la fortuna di riuscire a farlo.
A volte sono i bivii le svolte della vita.
Le vite sono tutte le stesse se non fosse per una serie di variabili casuali
che la rivoluzionano.
C'è chi nasce di colore e chi ricco, chi biondo e chi sfigato.
A volte le sfortune possono anche capitare in coppia.
Il giro intorno al quale girano, le svolte intorno a cui svoltano,
sono puramente casuali.
Non pensare nemmeno lontanamente alla sfortuna. Non parlarmi di jella.
Non credere nella volontà.
Quella serve solo per vincere in un reality show. Quelli da persone vere.
Addirittura la legge è uguale per tutti, è scritto in tutti i muri dei palazzi
di giustizia della giungla in cui viviamo.
Tra un simbolo elettorale e un faccione che ti chiede fiducia offrendo certezza.
Da paure spezzate, con andate senza ritorni. Velocità estrema e un grande freddo,
solo il sicuro è certo.
A quel punto ti rendi conte che le cose stanno sempre e solo dove sono e che a
dirtelo sono sempre quelli che sanno e hanno risposte.
Come quando ti svegli in mezzo alla notte, hai mangiato pesante e i cattivi
pensieri sono lì a offuscarti la mente. L'alcol ti fa girare la stanza e capisci che
la soluzione è chiudere gli occhi.
Perchè non riesci ad arrivare al frigorifero per bere ancora.
Poi ti svegli, c'è solo indecisione e tutto passa.
Velocemente muore nel niente nel nulla...poi tutto torna.
Torna la mattina uguale a quella prima, torna la metro il tram e il solito avanzare.
Verso cosa se lo stan chiedendo nelle trasmissioni politiche, quelle dove quando
eri giovani eri in certo tipo, ma ora i sondaggi ti danno cambiato.
Quelle in cui anzichè pensare a te, calcolano il guadagno garantito dal tuo voto
elettorale. Sempre se verrà calcolato.
Vai verso i sogni della tua generazione col tuo tram bloccato nel traffico.
Quella generazione "mille euro" e tanti cazzi in culo, dove forse sei solo un numero,
un biglietto timbrato tutto spiegazzato.
Per fortuna non son le sole cose che si hanno, ci son raggi di sole, sorrisi voluti
e persino le strade riescono ad essere diverse, basta voler cambiare strada e
aver la fortuna di riuscire a farlo.
A volte sono i bivii le svolte della vita.
martedì, febbraio 16, 2010
Icon
Anima dedotta, anima indotta, sempre e solo anima è.
Sono un fottuto stronzo in crisi, capro espiatorio del bello del Mondo.
Quando e come vogliono, messo in pieno primo piano per la loro morale,
faccione splendete, barba in ordine e capelli mossi.
L'unico caso di medio orientale ariano.
Non un caso a caso, ma uno status simbol.
Morto in croce per te, stronzo, grazie a te, immorale, e come te, fratello.
Ogni istante preso di mira da razze inespressive di finti uomini dell'ordine,
della religione e della ragione. Dipinto come il lato vintage della repressione
senza vita e divertimenti. La modernità del demonio è moda in confronto.
Eppure io nemmeno sono esistito.
Non sono esistito per la finta morale, per i pestaggi di gruppo e le
stragi di Stato.
La mia faccia bianca è sulle pareti delle case dei fottuti razzisti, eppure
sono uno sporco negro.
Mediorientale del cazzo. Ma faccio molta più scena così.
Dopotutto tutto è stile, marketing e mercato e oggi per la Chiesa spa è molto
meglio tenere un profilo alto dietro cui arricchirsi.
Perchè prima o poi aprirete gli occhi e vi accorgerete che non servo a niente se
non a coprire i vostri errori, le vostre perversioni e i vostri coinvolgimenti.
Come se vivere servisse a giustificarsi o usarmi.
Ma io non esisto.
Io non esisto.
Non esisto.
Sono solo scudo per le tue cazzate.
Sono un fottuto stronzo in crisi, capro espiatorio del bello del Mondo.
Quando e come vogliono, messo in pieno primo piano per la loro morale,
faccione splendete, barba in ordine e capelli mossi.
L'unico caso di medio orientale ariano.
Non un caso a caso, ma uno status simbol.
Morto in croce per te, stronzo, grazie a te, immorale, e come te, fratello.
Ogni istante preso di mira da razze inespressive di finti uomini dell'ordine,
della religione e della ragione. Dipinto come il lato vintage della repressione
senza vita e divertimenti. La modernità del demonio è moda in confronto.
Eppure io nemmeno sono esistito.
Non sono esistito per la finta morale, per i pestaggi di gruppo e le
stragi di Stato.
La mia faccia bianca è sulle pareti delle case dei fottuti razzisti, eppure
sono uno sporco negro.
Mediorientale del cazzo. Ma faccio molta più scena così.
Dopotutto tutto è stile, marketing e mercato e oggi per la Chiesa spa è molto
meglio tenere un profilo alto dietro cui arricchirsi.
Perchè prima o poi aprirete gli occhi e vi accorgerete che non servo a niente se
non a coprire i vostri errori, le vostre perversioni e i vostri coinvolgimenti.
Come se vivere servisse a giustificarsi o usarmi.
Ma io non esisto.
Io non esisto.
Non esisto.
Sono solo scudo per le tue cazzate.
venerdì, gennaio 29, 2010
C'era...
In generale si pensa sempre di essere soli quando si dicon certe cose.
L'immaginazione non sempre serve a volare e a volte chiude anche spazi.
Ma in fondo cos'è la politica se non quello stretto nesso tra ciò che
credi no ti riguardi e ciò che condiziona la tua vita.
Niente potrei dire.
Se non che mi trovo qui, quasi trentenne, a non aver mai raggiunto lo
scoglio delle mille euro, pur facendo parte di quella che una volta
era definita la "generazione 1000euro".
Quasi due milioni di lire al mese.
Già quasi.
Ma una volta c'era Berlinguer a non farti vergognare di esser di sinistra.
Col suo modo sobrio e pacato di guidare i lavoratori. Quelli che ci
credevano e che in fondo ci sono anche morti.
Vagare girare prendere di mira, tutto sempre senza senso.
Chè la musica ci guida fino a un certo punto, ci aiuta a nuotare finchè
possiamo ma poi il fondo arriva in fretta. Tristemente.
Leggere parole, a volte anche pesanti, senza che però ci sia capo e coda al
libro che stiamo scrivendo.
Perchè al mattino quando ti alzi e accendi la televisione, in realtà ti
stai specchiando dentro al giorno d'oggi, immerso in un mare di mediocrità
che nemmeno due doccie al giorno riusciranno a togl
ierti di dosso.
E sono tagli e sono pezzi di pelli differenti.
Ma prima c'era Berlinguer, c'era chi parlava per te e metteva insieme
quelle parole che leggevi e dava un tono a quella musica che ascoltavi.
Senza senso per molti, ma piena vita per tanti altri.
Perchè si può esser differenti pure andando dalla stessa parte,
senza mai pensare di essere per forza migliori.
Chiamala ideologia se vuoi sbagliare, dimmi pure che illusione
se vuoi darmi una soddisfazione.
Ma quando penso a quale possa essere la strada giusta mi chiedo sempre
se qualcuno sa dove vuole andare.
Troppo vago, sempre troppo desolato, isolato e inusato.
Troppe volte sono soltanto della azioni di singoli, delle sparate di
piccoli personaggi o piccoli movimenti. Meglio di niente, ma poco.
Una volta però, anche quando non ne eri convinto c'era chi ti sapeva
prendere, aveva modo di farti capire o mal che vada di darti da pensare.
Ecco pensare...
L'immaginazione non sempre serve a volare e a volte chiude anche spazi.
Ma in fondo cos'è la politica se non quello stretto nesso tra ciò che
credi no ti riguardi e ciò che condiziona la tua vita.
Niente potrei dire.
Se non che mi trovo qui, quasi trentenne, a non aver mai raggiunto lo
scoglio delle mille euro, pur facendo parte di quella che una volta
era definita la "generazione 1000euro".
Quasi due milioni di lire al mese.
Già quasi.
Ma una volta c'era Berlinguer a non farti vergognare di esser di sinistra.
Col suo modo sobrio e pacato di guidare i lavoratori. Quelli che ci
credevano e che in fondo ci sono anche morti.
Vagare girare prendere di mira, tutto sempre senza senso.
Chè la musica ci guida fino a un certo punto, ci aiuta a nuotare finchè
possiamo ma poi il fondo arriva in fretta. Tristemente.
Leggere parole, a volte anche pesanti, senza che però ci sia capo e coda al
libro che stiamo scrivendo.
Perchè al mattino quando ti alzi e accendi la televisione, in realtà ti
stai specchiando dentro al giorno d'oggi, immerso in un mare di mediocrità
che nemmeno due doccie al giorno riusciranno a togl
ierti di dosso.
E sono tagli e sono pezzi di pelli differenti.
Ma prima c'era Berlinguer, c'era chi parlava per te e metteva insieme
quelle parole che leggevi e dava un tono a quella musica che ascoltavi.
Senza senso per molti, ma piena vita per tanti altri.
Perchè si può esser differenti pure andando dalla stessa parte,
senza mai pensare di essere per forza migliori.
Chiamala ideologia se vuoi sbagliare, dimmi pure che illusione
se vuoi darmi una soddisfazione.
Ma quando penso a quale possa essere la strada giusta mi chiedo sempre
se qualcuno sa dove vuole andare.
Troppo vago, sempre troppo desolato, isolato e inusato.
Troppe volte sono soltanto della azioni di singoli, delle sparate di
piccoli personaggi o piccoli movimenti. Meglio di niente, ma poco.
Una volta però, anche quando non ne eri convinto c'era chi ti sapeva
prendere, aveva modo di farti capire o mal che vada di darti da pensare.
Ecco pensare...
lunedì, dicembre 14, 2009
Stat(uari)o
Calcolando la quantità di statuette che servono a comporre un Impero vero e proprio credo che nemmeno mettendo insieme tutte le miniature dei vari monumenti del Belpaese riusciremmo ad ottenere un risultato.
Forse avremmo il più grande Presepe al Mondo.
Forse per mancanza di acume e dinamismo, siamo il più grande Presepe del Mondo.
Di sicuro però, andare a sommare piccole case di gesso o ferro, una accanto all'altra o ammassandole una sopra l'altra, riesci a semplificare la politica del piccolo gesto. Non estremo e inutile, ma piccolo e continuativo.
Purtroppo fa più notizia il gesto inutile.
Sempre e comunque la nostra convinzione sarà quella che dare addosso all'untore sia la soluzione più azzeccata e ci scandalizziamo per tutto ciò che ci viene servito a pranzo o a cena, sottoforma di fottutissima notizia precotta e predigerita.
Perchè è di questo che molti si nutrono, notizie di parte, predigerite da chi ce le sottopone.
Così è facile tramutare la politica in odio e l'odio in desiderio di violenza.
Sottolineo desiderio, non perchè sia una parola bellissima che indica sogno e anche volontà, ma perchè è un atto voluto ma non compiuto dai molti e la coloro con la tinta dell'imbecillità.
Sento paragonare la situazione attuale, quella di due denti e un labbro rotto ad anni lontani macchiati da sangue e da morte. Sento dire che una statuetta può esser terrorismo e che uno psicopatico è paragonabile ad una brigata organizzata.
Allo stesso tempo vedo che il paradosso dell'omogolazione culturale come un social network viene utilizzato per esultare un gesto insulso e folle, che nessuno con buon senso avrebbe fatto.
Ma non perchè non ci sia odio nei confronti del colpito, ma per l'effetto boomerang che genera.
Ferire un tiranno quando ha consenso, non fa altro che renderlo un idolo, col viso sanguinante a salutare un popolo idolatrante. Lo sapevano anche gli Usa con il vecchio Saddam.
Purtroppo una statuetta non sempre è un piccolo gesto concreto, ma a volte si dimostra inutile, alla luce della mancanza di idea, alla luce delle conseguenze che genera.
Perchè dall'abitudine a tenere il culo al caldo, dalla cultura spesso fatta solo di reality show, dal sognare che i nostri figli nascano veline o calciatori, da tutto questo si preferisce aderire ad un gruppo di facebook anzichè manifestare la propria idea, ci si consacra comunisti senza neppure sapere cosa voglia dire, ci si elegge oppositori senza nemmeno avvertire la mancanza di una opposizione, ci si oppone per partito preso senza sapere cosa è giusto.
Statuetta dopo statuetta, si costruisce un scenario di aridità, mancano i soggetti, le animazioni.
Si cancella tutto con l'approvazione ad un gesto di violenza inutile.
Si cancellano anche le più piccole idee o le più grandi ondate viola che avevano colorato una certa "ideologia", portando aria nuova.
Credo che seppur condivisa l'opposizione a un modo di governare, non è attravero l'iscrizione a un gruppo o alle risate che ne seguono, che si possa dimostrare.
Credo ma forse mi sbaglio.
Forse avremmo il più grande Presepe al Mondo.
Forse per mancanza di acume e dinamismo, siamo il più grande Presepe del Mondo.
Di sicuro però, andare a sommare piccole case di gesso o ferro, una accanto all'altra o ammassandole una sopra l'altra, riesci a semplificare la politica del piccolo gesto. Non estremo e inutile, ma piccolo e continuativo.
Purtroppo fa più notizia il gesto inutile.
Sempre e comunque la nostra convinzione sarà quella che dare addosso all'untore sia la soluzione più azzeccata e ci scandalizziamo per tutto ciò che ci viene servito a pranzo o a cena, sottoforma di fottutissima notizia precotta e predigerita.
Perchè è di questo che molti si nutrono, notizie di parte, predigerite da chi ce le sottopone.
Così è facile tramutare la politica in odio e l'odio in desiderio di violenza.
Sottolineo desiderio, non perchè sia una parola bellissima che indica sogno e anche volontà, ma perchè è un atto voluto ma non compiuto dai molti e la coloro con la tinta dell'imbecillità.
Sento paragonare la situazione attuale, quella di due denti e un labbro rotto ad anni lontani macchiati da sangue e da morte. Sento dire che una statuetta può esser terrorismo e che uno psicopatico è paragonabile ad una brigata organizzata.
Allo stesso tempo vedo che il paradosso dell'omogolazione culturale come un social network viene utilizzato per esultare un gesto insulso e folle, che nessuno con buon senso avrebbe fatto.
Ma non perchè non ci sia odio nei confronti del colpito, ma per l'effetto boomerang che genera.
Ferire un tiranno quando ha consenso, non fa altro che renderlo un idolo, col viso sanguinante a salutare un popolo idolatrante. Lo sapevano anche gli Usa con il vecchio Saddam.
Purtroppo una statuetta non sempre è un piccolo gesto concreto, ma a volte si dimostra inutile, alla luce della mancanza di idea, alla luce delle conseguenze che genera.
Perchè dall'abitudine a tenere il culo al caldo, dalla cultura spesso fatta solo di reality show, dal sognare che i nostri figli nascano veline o calciatori, da tutto questo si preferisce aderire ad un gruppo di facebook anzichè manifestare la propria idea, ci si consacra comunisti senza neppure sapere cosa voglia dire, ci si elegge oppositori senza nemmeno avvertire la mancanza di una opposizione, ci si oppone per partito preso senza sapere cosa è giusto.
Statuetta dopo statuetta, si costruisce un scenario di aridità, mancano i soggetti, le animazioni.
Si cancella tutto con l'approvazione ad un gesto di violenza inutile.
Si cancellano anche le più piccole idee o le più grandi ondate viola che avevano colorato una certa "ideologia", portando aria nuova.
Credo che seppur condivisa l'opposizione a un modo di governare, non è attravero l'iscrizione a un gruppo o alle risate che ne seguono, che si possa dimostrare.
Credo ma forse mi sbaglio.
lunedì, novembre 16, 2009
un giorno perfetto
Che si giochi a calcio a trent'anni in terza categoria è cosa normale ma
a volte poco compresa.
Hai una ragazza, una moglie o dei figli, hai un lavoro e degli interessi,
vai al cinema, c'è il teatro e Milano è così fottutamente piena di
mostre che potresti invecchiare nei Musei.
Già, tutto vero, ma per quelli che sanno riconoscere l'odore dell'erba
baganto in una fredda serata di metà settimana e non uscirebbero mai
dallo spogliatoio a fine allenamento, tutto questo non esiste...
Perlomeno esiste solo se molto importante.
Ci sono delle vite che si possono riassumere in alcuni momenti.
Ci sono delle vite in cui tutto si può riassumere in pochi secondi.
15...al massimo 30 secondi.
Non parlo di eiaculazione precoce.
Capita che a volte ti trovi di fronte al tuo passato e una partita di pallone
non sia soltanto calcio.
Il calcio non è mai solo una corsa dietro ad una palla.
Ci sono storie, amicizie, valori e divertimento.
Ieri non è stato calcio. Ma c'erano emozioni, sentimenti, ricordi, passione...
Ci sono emozioni che non riesci a descrivere.
Non so quanto tempo sia passato ieri da quando Ubi a battuto la punizione
a quando mi sono trovato a terra sommerso dai miei compagni.
15 o 30 secondi in cui mi sono passati davanti i miei 9 anni all'Orione,
tutti gli amici che ancora ho, i 7 al Muggiano e la nostra situazione attuale
e tutto il resto...
Ho pensato a quando arrivai all'Orione, ai primi anni in cui avevo timore
a giocare con quelli più grandi, ai miei amici, agli anni che dagli Allievi
ci han portato in Under 21...il goal di Stock e la corsa verso Nigro...
i cori nelle doccie lunghe un'ora...il Gruppo...tutti i ragazzini che ho allenato
e poi quella stupida negazione.
Quel mandarci via così, come degli stronzi, come fossimo uguali a tutti gli
altri, come se nulla fosse stato.
Allora in quel goal e in quell'esultanza ho messo tutto questo, tutti questi anni
inutili, tutto questo inutile correre dietro a un pallone, tutti questi inutili
sacrifici e tutto quell'inutile chiacchierare che si può generare.
Ma forse in tutta questa inutilità ho dato un senso a tutto questo essere.
a volte poco compresa.
Hai una ragazza, una moglie o dei figli, hai un lavoro e degli interessi,
vai al cinema, c'è il teatro e Milano è così fottutamente piena di
mostre che potresti invecchiare nei Musei.
Già, tutto vero, ma per quelli che sanno riconoscere l'odore dell'erba
baganto in una fredda serata di metà settimana e non uscirebbero mai
dallo spogliatoio a fine allenamento, tutto questo non esiste...
Perlomeno esiste solo se molto importante.
Ci sono delle vite che si possono riassumere in alcuni momenti.
Ci sono delle vite in cui tutto si può riassumere in pochi secondi.
15...al massimo 30 secondi.
Non parlo di eiaculazione precoce.
Capita che a volte ti trovi di fronte al tuo passato e una partita di pallone
non sia soltanto calcio.
Il calcio non è mai solo una corsa dietro ad una palla.
Ci sono storie, amicizie, valori e divertimento.
Ieri non è stato calcio. Ma c'erano emozioni, sentimenti, ricordi, passione...
Ci sono emozioni che non riesci a descrivere.
Non so quanto tempo sia passato ieri da quando Ubi a battuto la punizione
a quando mi sono trovato a terra sommerso dai miei compagni.
15 o 30 secondi in cui mi sono passati davanti i miei 9 anni all'Orione,
tutti gli amici che ancora ho, i 7 al Muggiano e la nostra situazione attuale
e tutto il resto...
Ho pensato a quando arrivai all'Orione, ai primi anni in cui avevo timore
a giocare con quelli più grandi, ai miei amici, agli anni che dagli Allievi
ci han portato in Under 21...il goal di Stock e la corsa verso Nigro...
i cori nelle doccie lunghe un'ora...il Gruppo...tutti i ragazzini che ho allenato
e poi quella stupida negazione.
Quel mandarci via così, come degli stronzi, come fossimo uguali a tutti gli
altri, come se nulla fosse stato.
Allora in quel goal e in quell'esultanza ho messo tutto questo, tutti questi anni
inutili, tutto questo inutile correre dietro a un pallone, tutti questi inutili
sacrifici e tutto quell'inutile chiacchierare che si può generare.
Ma forse in tutta questa inutilità ho dato un senso a tutto questo essere.
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