Chiamala pure una città utopica.
Portala alle estreme condizioni sociali, togli il cielo azzurro e metti qua e là qualche pizzico di razze differenti.
Un insieme irrazionale di persone a condividere storie e passioni, frenesie e linee metropolitane.
Dal cielo e dalla terra, persino dal mare se solo ci fosse, verrebbero fuori le ansie e le mode, i torpori
e i tristi avventi.
Non tutto è investito in banche e qualche puntata tra troie e Casinò è consentita più o meno a tutti.
Tra il Centro controllato dal milite armato alla periferia in mano a pochi balordi, si completa una delle poche democrazie ancora vigenti tra il controllo interessato e il controllo degli interessi.
Fosse solo per pochi pezzi di città, passati mille volte ai nostri occhi tra andate e reverse violenti, col telecomando controllato da una sveglia alle 7 e 3o del mattino.
Da una piazza in cui una bomba ha dato vita ad un'Italia troppo smorta mettendo fine al "bianco&nero" per un colore solo, il rosso, a regni senza patria in mano a finti signorotti col passatempo della politica.
Dai locali strogonfi di ovvietà fuoriesce l'utilità di quello che non c'è, della mancanza di letti doppi e al dominio della porzione singola, senza condimento.
Mancano i paragoni, gli estremi e le sostanze, tutto concentrato verso il vertice di una parabola tendente verso il basso, un grosso contenitore di mediocrità e di volgarità.
Sia bene chiaro che adoro le tette e i culi nudi in quegli inutili cartelloni pubblicitari.
E non sono le stagioni tutte uguali...
tantomeno i pochi parchi vuoti o le file del sabato fuori dal supermercato...
in parte i call center e l'aria condivisa tra chi ha troppo e chi troppo poco,
anche se ormai il prezzo della benzina diminuirà il gonfiore del portafoglio sano.
Ora prendendomi un pò di tempo, cerco di vedere questa stronza ipocrita da un pò più lontano.
Capire perchè quando si è lontani si paragona tutto a lei trovandolo bellissimo e comprender come mai si ha sempre voglia di tornare indietro, cercando di far cambiar qualcosa.
Molto spesso le partite hanno il risultato scritto, ma mi piace giocare.
L'angolo adatto per nani, ballerine, cantanti, troie, alcolizzati e illusi. Ovviamente qui nulla è serio...se sei dei nostri...benvenuto, entra pure
giovedì, agosto 07, 2008
lunedì, luglio 28, 2008
Il senso sta nel finire nel modo migliore
Poi si presero tutti per mano e si avviarono verso un lento declino, quello dei giusti.
Quello di coloro che senza più un obiettivo o una speranza credono sia meglio uscire dall'occhio di bue.
Lo lasceranno a chi avrà la faccia buona per apparire alle telecamere e ai flash dei fotografi, chi porta le borse spesso è troppo sudato per apparire bello, chi ha troppi segni in faccia non può far sembrare il mondo una favola.
Hanno lasciato la rivoluzione in mano a chi sapeva parlare, per farla destrutturare, spiegare, psicanalizzare.
Ne hanno parlato in cene in bettole alternative bagnate a vino rosso e pagate con pesanti carte di credito.
Hanno tolto le loro maglietta con i volti di sognatori argentini e le parole stonate di ballate rock per i loro maglioncini con il collo a "V" e le iniziali ben visibili a sinistra.
Che si sappia bene il nome di chi può essere visto, di chi ha capito.
Si dirà che gli altri hanno mollato, si scriverà che l'intelligenza era tutto nel dire e non nel fare, nel delegare e non nel fare, nel far credere di essere e non nel fare.
Insomma l'essenza sta nell'apparire, benvenuta nel XXI secolo, baby...
Camminavano mano nella mano, per non far vedere a nessuno che tremavano, certi che non fosse paura eran spaventati da cosa sarebbe stato.
Il fatto che poi tutto sarebbe finito al tramonto avrebbe dato soltanto l'illusione di un nuovo giorno.
Forse la speranza di poter tornare a lottare per qualcuno o per qualcosa di più concreto.
Fuori le chiacchiere degli eletti si perderanno nei canali benpensanti, incastonandosi su pagina stampate come pietre delle vergogna.
Le lodi e lo fortune non li toccheranno, i meriti e i colori non li onoreranno.
Anime lievi sull'onda del precario mare, un giorno sulla cresta ci sono state anche loro, anche se ora osservan tutto da lontano.
Non han l'odore per stare in mezzo agli altri, non han l'aspetto per fornire un immagine.
Mano nelle mano, uniti, sapevano che da qualche parte sarebbero arrivati.
Precariamente.
Quello di coloro che senza più un obiettivo o una speranza credono sia meglio uscire dall'occhio di bue.
Lo lasceranno a chi avrà la faccia buona per apparire alle telecamere e ai flash dei fotografi, chi porta le borse spesso è troppo sudato per apparire bello, chi ha troppi segni in faccia non può far sembrare il mondo una favola.
Hanno lasciato la rivoluzione in mano a chi sapeva parlare, per farla destrutturare, spiegare, psicanalizzare.
Ne hanno parlato in cene in bettole alternative bagnate a vino rosso e pagate con pesanti carte di credito.
Hanno tolto le loro maglietta con i volti di sognatori argentini e le parole stonate di ballate rock per i loro maglioncini con il collo a "V" e le iniziali ben visibili a sinistra.
Che si sappia bene il nome di chi può essere visto, di chi ha capito.
Si dirà che gli altri hanno mollato, si scriverà che l'intelligenza era tutto nel dire e non nel fare, nel delegare e non nel fare, nel far credere di essere e non nel fare.
Insomma l'essenza sta nell'apparire, benvenuta nel XXI secolo, baby...
Camminavano mano nella mano, per non far vedere a nessuno che tremavano, certi che non fosse paura eran spaventati da cosa sarebbe stato.
Il fatto che poi tutto sarebbe finito al tramonto avrebbe dato soltanto l'illusione di un nuovo giorno.
Forse la speranza di poter tornare a lottare per qualcuno o per qualcosa di più concreto.
Fuori le chiacchiere degli eletti si perderanno nei canali benpensanti, incastonandosi su pagina stampate come pietre delle vergogna.
Le lodi e lo fortune non li toccheranno, i meriti e i colori non li onoreranno.
Anime lievi sull'onda del precario mare, un giorno sulla cresta ci sono state anche loro, anche se ora osservan tutto da lontano.
Non han l'odore per stare in mezzo agli altri, non han l'aspetto per fornire un immagine.
Passo dopo passo, quelli in cui credevano avevano fatto la Storia, senzi luci e poche foto.
Si eran ripetuti mille volte che il miglior modo per metterli a tacere fosse fare il proprio e qualcosa in più.
Si eran detti che un grandioso "fanculo" avrebbe messo tutto alle spalle, come sempre.
Magari aiutato da un paio di birre, fredde al punto giusto.
Mano nelle mano, uniti, sapevano che da qualche parte sarebbero arrivati.
Precariamente.
sabato, luglio 19, 2008
Mostra
Settimana prossima inaugura la mia mostra di cose iniziate in un posto bellissimo senza tetto ne porte.
Ci sono solo le finestre sul lato aperto della facciata frontale.
Le mura sono state abbattute e nella stanza finale, vuota, tutto ciò che son riuscito a terminare.
Dentro porta razionalità e senso tattico, ingresso assolutamente singolo e maggiorazione per le comitive.
Se si entra in due l'arresto può esser la variante ad una manganellata.
Le guardie dell'ordine vengono dalla scuola Diaz, ma non erano i bidelli.
Penso che l'inaugurazione, ad invito, sarà aperta a tutti, senza musiche canti e balli.
All'insegna del minimal incendieremo tutti i sensi perbenisti evocando gli spiriti cattivi,
quelli che non ti fanno dormire di notte convincendoti che hai mangiato pesante.
Quelli che ti convincono che facendoti del male riesci ad essere felice.
Quelli che ti illudono che appesantendoti di colpe allegerisci e tuoi problemi.
Porta anche loro all'inaugurazione, ingresso libero, pago io.
Io ho riempito un furgone di cose incompiute, alcune a metà altre nemmeno iniziate.
Ho chiamato chi voglio più bene per dirgli di non presentarsi e di starne lontano.
C'è il sole, puoi trovare il mare e se giri in tondo sali anche in montagna.
Insomma piuttosto segui il tour del Papa in televisione, ma non farti vivo.
Non passerò nemmeno io alla mia mostra, lasciando tutto ancora più incompleto e poi
mi presenterò in abito bianco, come le mie pene e chiuderò tutto a doppia mandata,
che ciò che non ho finito non è detto che debba esser fatto.
Tornerò a perdermi nel blu dei miei occhi godendo della mancanza di senso.
Ci sono solo le finestre sul lato aperto della facciata frontale.
Le mura sono state abbattute e nella stanza finale, vuota, tutto ciò che son riuscito a terminare.
Dentro porta razionalità e senso tattico, ingresso assolutamente singolo e maggiorazione per le comitive.
Se si entra in due l'arresto può esser la variante ad una manganellata.
Le guardie dell'ordine vengono dalla scuola Diaz, ma non erano i bidelli.
Penso che l'inaugurazione, ad invito, sarà aperta a tutti, senza musiche canti e balli.
All'insegna del minimal incendieremo tutti i sensi perbenisti evocando gli spiriti cattivi,
quelli che non ti fanno dormire di notte convincendoti che hai mangiato pesante.
Quelli che ti convincono che facendoti del male riesci ad essere felice.
Quelli che ti illudono che appesantendoti di colpe allegerisci e tuoi problemi.
Porta anche loro all'inaugurazione, ingresso libero, pago io.
Io ho riempito un furgone di cose incompiute, alcune a metà altre nemmeno iniziate.
Ho chiamato chi voglio più bene per dirgli di non presentarsi e di starne lontano.
C'è il sole, puoi trovare il mare e se giri in tondo sali anche in montagna.
Insomma piuttosto segui il tour del Papa in televisione, ma non farti vivo.
Non passerò nemmeno io alla mia mostra, lasciando tutto ancora più incompleto e poi
mi presenterò in abito bianco, come le mie pene e chiuderò tutto a doppia mandata,
che ciò che non ho finito non è detto che debba esser fatto.
Tornerò a perdermi nel blu dei miei occhi godendo della mancanza di senso.
lunedì, luglio 07, 2008
Ci credi quando senti dire questo?
E' un regalo, uno stupido pacchetto, qualcosa che non puoi impacchettare, una piccola lettera virtualmente spedita.
E' un regalo che a volte può darti molto, altre volte cose molto grosse non ti restano nemmeno.
Lo trovi in un libro impacchettato con parole, in un bracciale dato quasi con timore,
nelle righe lontane di chi comunque è vicino.
Ma non è cambiato niente dal giorno prima, sei solo un anno più grande,
un anno più vicino alle tue responsabilità...
...che se oggi ti senti ancora un ventenne, prima o poi dovrai cominciare a pensare che si diventa grandi non solo per le foto o le cartoline e decisioni e responsabilità saranno il resto dei conti da pagare.
Cazzate...
Ma ancora attendo di incontrare qualcuno per la strada perchè non ho voglia di salire in casa.
Ho ancora voglia di sentirmi dire quanto sono invecchiato per un solo giorno passato,
che dovrò smetterla di essere ciò che sono stato per cominciare ad essere chissà chi.
Ma in fondo non mi è mai fottuto nulla di ciò che si potrebbe essere...
...penso proprio sarà un'altro libro da scartare, un regalo da godermi e forse un'altra mail lontana per un amico che sarà sempre vicino.
Un anno in più, non cambia niente...
E' un regalo che a volte può darti molto, altre volte cose molto grosse non ti restano nemmeno.
Lo trovi in un libro impacchettato con parole, in un bracciale dato quasi con timore,
nelle righe lontane di chi comunque è vicino.
Ma non è cambiato niente dal giorno prima, sei solo un anno più grande,
un anno più vicino alle tue responsabilità...
...che se oggi ti senti ancora un ventenne, prima o poi dovrai cominciare a pensare che si diventa grandi non solo per le foto o le cartoline e decisioni e responsabilità saranno il resto dei conti da pagare.
Cazzate...
Ma ancora attendo di incontrare qualcuno per la strada perchè non ho voglia di salire in casa.
Ho ancora voglia di sentirmi dire quanto sono invecchiato per un solo giorno passato,
che dovrò smetterla di essere ciò che sono stato per cominciare ad essere chissà chi.
Ma in fondo non mi è mai fottuto nulla di ciò che si potrebbe essere...
...penso proprio sarà un'altro libro da scartare, un regalo da godermi e forse un'altra mail lontana per un amico che sarà sempre vicino.
Un anno in più, non cambia niente...
lunedì, giugno 30, 2008
Era Giugno
Il solo prezzo da pagare a questa vita...
E' veramente passato un mese dall'ultimo post. Veramente giorno più giorno meno, ma l'esattezza non sempre riesce ad entrare in queste righe, no?
Molto spesso ordina soltanto la confusione che ho in testa.
Non mi sono molto impegnato a scovare pensieri da scrivere, tantomeno mi sono impegnato a fissare il foglio bianco cercando qualcosa che potesse far scendere di qualche centimetro quel...5 giugno 2008...
neanche fosse una data da ricordare, un giorno importante. Non ricordo neppure cosa ho fatto quel giorno.
Nel frattempo ho fatto.
Ho portato avanti qualcosa che sono ormai quasi sicuro di non essere in grado di fare, perso treni, ho rincorso e mi sono fatto rincorrere. Mi sono reso conto di quanto è approssimativa la vita.
La mia vita.
Di quanto a volte non si ha il tempo per fare ciòche si vorrebbe e di quanto a volte non si vuole avere il tempo per averne.
E sono il solo prezzo da pagare a questa vita.
Così stasera, non sapendo bene cosa fare e avendo la sensazione di avere molto tempo, mi sono rimesso a scrivere soltanto per dire che non ho mai smesso. Purtroppo.
Forse però, non ci sono molte cose accattivanti in giro che ci convincano a fare altro, magari è meglio leggere cosa dice un vecchio giovane che sentire anche solo un quarto d'ora di televisione.
Non so nemmeno più se Penthouse è ancora nel palinsesto di Antenna3...non avrei mai pensato potesse accadere.
Allora ben vengano il troppo tempo perso a lavorare, l'insicurezza e l'approssimatività del mio essere sempre sicuro di una cosa, che se non ci arrivo è perchè mi sono rotto le palle e mi sono fermato prima.
Forse è meglio essere il solo prezzo da pagare alla propria vita, che dipendere da menti precarie.
Ma forse è solo l'inconsapevolezza di un precario.
E' veramente passato un mese dall'ultimo post. Veramente giorno più giorno meno, ma l'esattezza non sempre riesce ad entrare in queste righe, no?
Molto spesso ordina soltanto la confusione che ho in testa.
Non mi sono molto impegnato a scovare pensieri da scrivere, tantomeno mi sono impegnato a fissare il foglio bianco cercando qualcosa che potesse far scendere di qualche centimetro quel...5 giugno 2008...
neanche fosse una data da ricordare, un giorno importante. Non ricordo neppure cosa ho fatto quel giorno.
Nel frattempo ho fatto.
Ho portato avanti qualcosa che sono ormai quasi sicuro di non essere in grado di fare, perso treni, ho rincorso e mi sono fatto rincorrere. Mi sono reso conto di quanto è approssimativa la vita.
La mia vita.
Di quanto a volte non si ha il tempo per fare ciòche si vorrebbe e di quanto a volte non si vuole avere il tempo per averne.
E sono il solo prezzo da pagare a questa vita.
Così stasera, non sapendo bene cosa fare e avendo la sensazione di avere molto tempo, mi sono rimesso a scrivere soltanto per dire che non ho mai smesso. Purtroppo.
Forse però, non ci sono molte cose accattivanti in giro che ci convincano a fare altro, magari è meglio leggere cosa dice un vecchio giovane che sentire anche solo un quarto d'ora di televisione.
Non so nemmeno più se Penthouse è ancora nel palinsesto di Antenna3...non avrei mai pensato potesse accadere.
Allora ben vengano il troppo tempo perso a lavorare, l'insicurezza e l'approssimatività del mio essere sempre sicuro di una cosa, che se non ci arrivo è perchè mi sono rotto le palle e mi sono fermato prima.
Forse è meglio essere il solo prezzo da pagare alla propria vita, che dipendere da menti precarie.
Ma forse è solo l'inconsapevolezza di un precario.
giovedì, giugno 05, 2008
Fuori
Pensavo che il giorno cominciasse soltanto una volta in cui riuscivi ad aprire gli occhi.
Convinto che l'ora non contasse. Ma mi hanno spiegato che esisteva un alba, cui seguiva un tramonto.
Davanti ai miei occhi e alle spalle, qui e in altri mille luoghi.
Non ho mai avuto lo sguardo confuso dall'invidia di dover far vedere ciò che ho fatto, ma capisco i problemi che generano l'invidia e la necessità di autocelebrazione.
In fondo sono un amante delle pause onanistiche.
Pensavo, perchè così mi avevano spiegato, che non dovevano esserci differenze, dividere il poco che ho e cercando ciò che gli altri potevano offrirmi. Mi hanno anche detto, ammiccando, che spesso le cose te le devi guadagnare oppure prendere con le cattive. Anche se non hai voglia.
Guardavo spesso fuori, cercavo grandi spazi e momenti speciali.
A volte ho desiderato essere un uccello anche solo per pochi istanti, per la durata di pochi piani, per lo sbattere distratto di due ciglia.
Guardavo fuori dai finestrini della macchina, quando guidava mio padre. Stavo zitto non perchè fossi arrabbiato, ma semplicemente per capire le differenze. Vedevo ragazze bellissime immortalate sui cartelloni e altre guardarle sognanti dietro strati di pigrizia. Altre ancora non riuscivano ad alzare lo sguardo piegate dalla vita, dallo sfuttamento e dal piacere retribuito di un vecchio viscido, nel cruscotto di una macchina di seconda mano.
A volte riuscivo a guardare anche fuori dalla televisione. Vedevo cartoni animati dentro i quali mi sarei voluto trovare, ragazze semi nude che qualche anno dopo mi avrebbero donato erezioni e cose che non riuscivo a capire. Bambini con la pancia gonfia d'aria che morivano per avere sempre la pancia vuota.
Controsensi che nemmeno la madre di tutti i paradossi avrebbe potuto spiegarmi.
Avevo sempre voglia di guardare fuori, di capire perchè molti avevano il caro prezzo da pagare per tirare avanti e altri soldi da buttare in ogni istante della propria vita.
Se me lo avessero detto quella volta tempo fa, forse mi sarei sorpreso meno, nel tempo.
Anche se mio nonno lo diceva sempre, il tempo che passa porta gioia quando si è in giovane età, ma dopo vedere le proprie cose cadere come foglie, non porta mai felicità. Anche se la chiamano esperienza.
E' stato li che ho capito che ti rendi conto dell'importanza di una cosa solo quando non l'hai più, ma anche che forse hanno maggior valore quando hai poco per te.
L'ho visto guardando fuori, ora credo sia ancora lì.
Convinto che l'ora non contasse. Ma mi hanno spiegato che esisteva un alba, cui seguiva un tramonto.
Davanti ai miei occhi e alle spalle, qui e in altri mille luoghi.
Non ho mai avuto lo sguardo confuso dall'invidia di dover far vedere ciò che ho fatto, ma capisco i problemi che generano l'invidia e la necessità di autocelebrazione.
In fondo sono un amante delle pause onanistiche.
Pensavo, perchè così mi avevano spiegato, che non dovevano esserci differenze, dividere il poco che ho e cercando ciò che gli altri potevano offrirmi. Mi hanno anche detto, ammiccando, che spesso le cose te le devi guadagnare oppure prendere con le cattive. Anche se non hai voglia.
Guardavo spesso fuori, cercavo grandi spazi e momenti speciali.
A volte ho desiderato essere un uccello anche solo per pochi istanti, per la durata di pochi piani, per lo sbattere distratto di due ciglia.
Guardavo fuori dai finestrini della macchina, quando guidava mio padre. Stavo zitto non perchè fossi arrabbiato, ma semplicemente per capire le differenze. Vedevo ragazze bellissime immortalate sui cartelloni e altre guardarle sognanti dietro strati di pigrizia. Altre ancora non riuscivano ad alzare lo sguardo piegate dalla vita, dallo sfuttamento e dal piacere retribuito di un vecchio viscido, nel cruscotto di una macchina di seconda mano.
A volte riuscivo a guardare anche fuori dalla televisione. Vedevo cartoni animati dentro i quali mi sarei voluto trovare, ragazze semi nude che qualche anno dopo mi avrebbero donato erezioni e cose che non riuscivo a capire. Bambini con la pancia gonfia d'aria che morivano per avere sempre la pancia vuota.
Controsensi che nemmeno la madre di tutti i paradossi avrebbe potuto spiegarmi.
Avevo sempre voglia di guardare fuori, di capire perchè molti avevano il caro prezzo da pagare per tirare avanti e altri soldi da buttare in ogni istante della propria vita.
Se me lo avessero detto quella volta tempo fa, forse mi sarei sorpreso meno, nel tempo.
Anche se mio nonno lo diceva sempre, il tempo che passa porta gioia quando si è in giovane età, ma dopo vedere le proprie cose cadere come foglie, non porta mai felicità. Anche se la chiamano esperienza.
E' stato li che ho capito che ti rendi conto dell'importanza di una cosa solo quando non l'hai più, ma anche che forse hanno maggior valore quando hai poco per te.
L'ho visto guardando fuori, ora credo sia ancora lì.
venerdì, maggio 30, 2008
Qualche libro, una buca. Una buca, un fiore
Cercava negli occhi della gente lo sguardo giusto, quello che gli desse l'ispirazione.
Ma non doveva inventare nulla di nuovo, tantomeno cercare di sbarcare il lunario dando prova del sua ingegno. Voleva soltanto evitarsi la fatica di scavare altre buche, che per lui equivaleva a seppellire parenti o amici. Ma era la cosa che più di ogni altra lo faceva sentire bene.
Al pari col Mondo o con chi, in un modo o nell'altro, gli avesse donato la vita.
Ma leggeva molto e non poteva farne a meno, era la sua vita. L'unico modo per staccarsi dalla quotidinità che lo affossava.
A quei libri doveva donare la vita, quella che un amplesso gli aveva fatto conoscere, quella che l'amore o una scopata in macchina gli aveva regalato.
Ma regalare un libro non è come fare un dono a Natale o prendere una "cazzata" per il compleanno del tuo migliore amico.
Sembra provocatorio dire che è come prendersi cura di un bambino?
Sì, sicuramente è forzato, anche perchè non serve a dar vita al libro.
Proprio per quello li seppellisce se non trova un giusto terminale.
E' l'aiutare l'altro che lo rendeva fiero. La sensazione che con un semplice blocco di carta macchiata potesse completare un amico, dare sicurezza a un'indecisione, portare lucidità dove l'emozione spostava l'orizzonte del giusto.
Nel caso in cui negli occhi di qualcuno trovava paura aveva pronte poesie per alleviare la tensione e per ogni tentazione malata apportava le giuste pagine di cura.
Riuscì in questo per molti suoi libri e tuttora aiuta chi gli dimostra bisogno, ma ormai sono più le buche che ha scavato. Ha provato anche a sentirsi più leggero vivendo giornate intere come i personaggi di quei romanzi, cercando di far andar via il groppo in gola per le troppe buche, ma si è accorto subito che serviva a poco.
Non vale nulla un giorno in più in cento anni di solitudine e Dorian Gray non poteva certo interpretarlo con uno schizzo fatto a mano.
I suoi occhi piangevano a ogni buca, ma trovavano anche la luce ogni volta che riusciva a disseppellirne uno, per lo meno quando ricordava la posizione.
Tanti gli sono grati, moltissimi non sono riusciti a cogliere il valore del gesto.
Ma forse a qualcosa serviranno quei fiori nati sopra quelle buche.
Tu cosa regaleresti e a chi?
Ma non doveva inventare nulla di nuovo, tantomeno cercare di sbarcare il lunario dando prova del sua ingegno. Voleva soltanto evitarsi la fatica di scavare altre buche, che per lui equivaleva a seppellire parenti o amici. Ma era la cosa che più di ogni altra lo faceva sentire bene.
Al pari col Mondo o con chi, in un modo o nell'altro, gli avesse donato la vita.
Ma leggeva molto e non poteva farne a meno, era la sua vita. L'unico modo per staccarsi dalla quotidinità che lo affossava.
A quei libri doveva donare la vita, quella che un amplesso gli aveva fatto conoscere, quella che l'amore o una scopata in macchina gli aveva regalato.
Ma regalare un libro non è come fare un dono a Natale o prendere una "cazzata" per il compleanno del tuo migliore amico.
Sembra provocatorio dire che è come prendersi cura di un bambino?
Sì, sicuramente è forzato, anche perchè non serve a dar vita al libro.
Proprio per quello li seppellisce se non trova un giusto terminale.
E' l'aiutare l'altro che lo rendeva fiero. La sensazione che con un semplice blocco di carta macchiata potesse completare un amico, dare sicurezza a un'indecisione, portare lucidità dove l'emozione spostava l'orizzonte del giusto.
Nel caso in cui negli occhi di qualcuno trovava paura aveva pronte poesie per alleviare la tensione e per ogni tentazione malata apportava le giuste pagine di cura.
Riuscì in questo per molti suoi libri e tuttora aiuta chi gli dimostra bisogno, ma ormai sono più le buche che ha scavato. Ha provato anche a sentirsi più leggero vivendo giornate intere come i personaggi di quei romanzi, cercando di far andar via il groppo in gola per le troppe buche, ma si è accorto subito che serviva a poco.
Non vale nulla un giorno in più in cento anni di solitudine e Dorian Gray non poteva certo interpretarlo con uno schizzo fatto a mano.
I suoi occhi piangevano a ogni buca, ma trovavano anche la luce ogni volta che riusciva a disseppellirne uno, per lo meno quando ricordava la posizione.
Tanti gli sono grati, moltissimi non sono riusciti a cogliere il valore del gesto.
Ma forse a qualcosa serviranno quei fiori nati sopra quelle buche.
Tu cosa regaleresti e a chi?
mercoledì, maggio 28, 2008
...e adesso buonanotte...
Nel chiudere un cassetto e mettere tutto alle spalle non ci vedo nulla di epico.
Togli allo sguardo l'orizzonte, metti tutto dentro e non ci pensi più.
Chissà cosa ne esce quando lo riapri, quando togli polvere dagli oggetti che hai sepolto.
Come un foglio bianco che non trova le parole o un nido senza uova da scaldare.
Che le parole trovan sempre un modo per esprimersi anche senza bocche o penne a dar loro voce.
Senza ritiri dove potersi consolare e solo il tempo a farti da padrone, coi suoi ritmi e le sue lunghe pause.
Anche perchè i discorsi non servono a nulla, in uqel cassetto è tutto conservato con la massima cura, il minimo ordine nel rispetto di ciò che ti ha sempre affascinato.
Non sarà Venere, nè il fato. Tantomeno la dea fortuna. Neppure l'Africa, il Sud America o lo zerbino di casa tua. Allora lascia stare le speranze, sono solo tempo perso dietro al ritmo degli altri e prendi ciò che viene.
In fondo il tempo è fatto per passare e qualcosa cambierà. Spostando una tazzina si cambia l'arredamento di una casa, togliendo un secchio d'acqua dall'Oceano si alterà il livello del mare.
Figuriamoci cosa può accadere se si prendono decisioni troppo importanti.
Si è sempre più belli quando si rimanda al domani.
Buonanotte, il cassetto lo aprirò più avanti.
**un saluto a chi mi ha dato tanto in questi anni, perchè non si dimentica mai chi ti ha dato tanto.
Ciao Mancio, grazie di tutto, sarai per sempre nei nostri cuori...da Campioni d'Italia
Togli allo sguardo l'orizzonte, metti tutto dentro e non ci pensi più.
Chissà cosa ne esce quando lo riapri, quando togli polvere dagli oggetti che hai sepolto.
Come un foglio bianco che non trova le parole o un nido senza uova da scaldare.
Che le parole trovan sempre un modo per esprimersi anche senza bocche o penne a dar loro voce.
Senza ritiri dove potersi consolare e solo il tempo a farti da padrone, coi suoi ritmi e le sue lunghe pause.
Anche perchè i discorsi non servono a nulla, in uqel cassetto è tutto conservato con la massima cura, il minimo ordine nel rispetto di ciò che ti ha sempre affascinato.
Non sarà Venere, nè il fato. Tantomeno la dea fortuna. Neppure l'Africa, il Sud America o lo zerbino di casa tua. Allora lascia stare le speranze, sono solo tempo perso dietro al ritmo degli altri e prendi ciò che viene.
In fondo il tempo è fatto per passare e qualcosa cambierà. Spostando una tazzina si cambia l'arredamento di una casa, togliendo un secchio d'acqua dall'Oceano si alterà il livello del mare.
Figuriamoci cosa può accadere se si prendono decisioni troppo importanti.
Si è sempre più belli quando si rimanda al domani.
Buonanotte, il cassetto lo aprirò più avanti.
**un saluto a chi mi ha dato tanto in questi anni, perchè non si dimentica mai chi ti ha dato tanto.
Ciao Mancio, grazie di tutto, sarai per sempre nei nostri cuori...da Campioni d'Italia
sabato, maggio 17, 2008
L'ansia dell'inazione
Sai cosa c'è, che mi son reso conto non mi fotte niente.
Ascolto tutto e tutti e non mi fotte niente.
Sale l'ansia e sale la tensione e non c'è nulla che mi possa dire che tanto ci sono già passato.
Che sarà sole e sarà erba.
Sarà la solita sveglia, ma è ansia, è furia ed è purtroppo attesa.
Basta una sega, ma serve a poco. E' troppo poco, è troppo vicino.
Manca niente, manca tanto.
Sai cosa c'è, c'è che fottutamente ed egoisticamente non me ne fotte un cazzo.
Mi sento così fottutamente bello nel farmi del male che aspetterei sveglio sino a domani.
Dove mi conoscerò meglio, arrivato nel metro quadro in cui ti dici di esser già stato, calpestando le sensazioni che dicevi di aver già vissuto.
Le guardi passare con una birra in mano sul divano.
Ma non ti importa di null'altro...
Niente...
E manca così poco...
Ascolto tutto e tutti e non mi fotte niente.
Sale l'ansia e sale la tensione e non c'è nulla che mi possa dire che tanto ci sono già passato.
Che sarà sole e sarà erba.
Sarà la solita sveglia, ma è ansia, è furia ed è purtroppo attesa.
Basta una sega, ma serve a poco. E' troppo poco, è troppo vicino.
Manca niente, manca tanto.
Sai cosa c'è, c'è che fottutamente ed egoisticamente non me ne fotte un cazzo.
Mi sento così fottutamente bello nel farmi del male che aspetterei sveglio sino a domani.
Dove mi conoscerò meglio, arrivato nel metro quadro in cui ti dici di esser già stato, calpestando le sensazioni che dicevi di aver già vissuto.
Le guardi passare con una birra in mano sul divano.
Ma non ti importa di null'altro...
Niente...
E manca così poco...
lunedì, maggio 12, 2008
c'è sempre tempo per peggiorare
Come quando ero piccolo, chiuder gli occhi forte forte e aspettare di vedere le macchioline colorate su sfondo nero, poi aprire gli occhi e vedere tutto, ma proprio tutto con palline di colore che sembran fiori in un campo sperduto.
Proprio così, chiudendo gli occhi e andando avanti seguendo un sogno che ancora non hai definito, mandando tutto e tutti a fare in culo, che tanto non contano che sono marginali.
Aprendo il cuore solo a quello che io voglio farci entrare senza ascoltare ciò che gli altri pensano, i loro commenti, le mezze battute. Come i migliori filosofi del nulla si ripromettono di non metterci mai la faccia, i peggiori narratori di emozioni non si vergognano delle proprie parole.
Basta non ascoltino gli altri. Senza sentire un telegiornale, senza informarsi sulle ombre che avvolgono il nulla che ci guiderà. Proprio da questo salire, mani in tasca e testa sgombra.
Ho capito che impegnarsi non vale a molto, che conta più l'apparire, l'esser visto o il farsi vedere.
Se sono mesi che non sto bene, lascerò la decisione ai posteri e se son settimane che la mia faccia non corrisponde al mio diploma da pagliaccio, credo che a nessuno possa fottere un beneamato cazzo.
Tanto tutto mi insegna che l'impegno non conta niente, tutto mi fa capire che la clandestinità paga nella misura in cui ti riesci ad isolare dal contesto, nel modo in cui ti chiudi nel tuo orticello, semplice...una zappa e una vanga per far nascere qualcosa di vero.
Forse non sono fatto per il giudizio altrui, nè per ri-mettermi al giudizio. Oppure, molto più semplicemente, sono troppo preso dal mio essere sempre in confronto su come vorrei essere, su come mi vorrei o forse su cosa non vorrei più sbagliare.
Ma son discorsi troppo difficili per uno come me, non sono in grado di affrontarli con me stesso e sicuramente non ne ho voglia.
Fondamentalmente non me ne fotte un cazzo.
Mani in tasca, capelli arruffati, nemmeno la barba rientra tra le mie priorità settimanali.
Tanto se mi impegno non conta un cazzo e allora voglio apparire come voglio.
Adesso chiudo gli occhi, come quando ero bambino. Forte, sempre più forte. Ho voglia di colore, ho voglia di fiori in tutto questo buio ed è l'unico modo per vederne...
**il primo che dice che sono depresso può prenderlo in culo da cento uomini di colore
Proprio così, chiudendo gli occhi e andando avanti seguendo un sogno che ancora non hai definito, mandando tutto e tutti a fare in culo, che tanto non contano che sono marginali.
Aprendo il cuore solo a quello che io voglio farci entrare senza ascoltare ciò che gli altri pensano, i loro commenti, le mezze battute. Come i migliori filosofi del nulla si ripromettono di non metterci mai la faccia, i peggiori narratori di emozioni non si vergognano delle proprie parole.
Basta non ascoltino gli altri. Senza sentire un telegiornale, senza informarsi sulle ombre che avvolgono il nulla che ci guiderà. Proprio da questo salire, mani in tasca e testa sgombra.
Ho capito che impegnarsi non vale a molto, che conta più l'apparire, l'esser visto o il farsi vedere.
Se sono mesi che non sto bene, lascerò la decisione ai posteri e se son settimane che la mia faccia non corrisponde al mio diploma da pagliaccio, credo che a nessuno possa fottere un beneamato cazzo.
Tanto tutto mi insegna che l'impegno non conta niente, tutto mi fa capire che la clandestinità paga nella misura in cui ti riesci ad isolare dal contesto, nel modo in cui ti chiudi nel tuo orticello, semplice...una zappa e una vanga per far nascere qualcosa di vero.
Forse non sono fatto per il giudizio altrui, nè per ri-mettermi al giudizio. Oppure, molto più semplicemente, sono troppo preso dal mio essere sempre in confronto su come vorrei essere, su come mi vorrei o forse su cosa non vorrei più sbagliare.
Ma son discorsi troppo difficili per uno come me, non sono in grado di affrontarli con me stesso e sicuramente non ne ho voglia.
Fondamentalmente non me ne fotte un cazzo.
Mani in tasca, capelli arruffati, nemmeno la barba rientra tra le mie priorità settimanali.
Tanto se mi impegno non conta un cazzo e allora voglio apparire come voglio.
Adesso chiudo gli occhi, come quando ero bambino. Forte, sempre più forte. Ho voglia di colore, ho voglia di fiori in tutto questo buio ed è l'unico modo per vederne...
**il primo che dice che sono depresso può prenderlo in culo da cento uomini di colore
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